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Peawees

La nostra versione dei Sixties

Il garage di Nuggets incontra l’R&B e il soul in “Leave It Behind”, il nuovo album dei Peawees. La band spezzina, ormai veterana della scena punk italiana, ci consegna un lavoro tra i più convincenti di questo 2011, sposando l’attitudine vintage col loro classico sound al fulmicotone. Li abbiamo incontrati per parlare un po’ di radici: Sessanta, Settanta, la storia del rock. Ma non solo.  

Ciao ragazzi, allora: innanzitutto complimenti per il disco. Una bomba. Cominciamo.

Grazie mille!


É ritornato di moda il soul anni Sessanta, sarà la ciclicità delle mode o la morte di Amy Winehouse che a quelle sonorità doveva molto. Sta di fatto che tanti artisti, di riffa o di raffa, soprattutto nel mondo del pop, si dichiarano debitori di Stax e Motown. Poi senti i risultati e ti dici: ma dove?
“Leave it behind” nasce anzitutto come omaggio o anche come reazione?

Direi dalla nostra passione per i sixties che da sempre ha caratterizzato il nostro modo di scrivere. Di quel periodo amiamo ovviamente il soul ed etichette come Stax e Motown, ma non solo. Non credo si possa definire “Leave it behind” un disco “soul”. Ok, ci sono canzoni come “Food For My Soul” e “Good Boy Mama” che si possono definire tali ma allo stesso tempo ci sono pezzi come “ Digging the Sound” in cui ci sento gli Who, oppure Bob Dylan, quello più elettrico. In ‘Need a Reason” ci sento Del Shannon e altri artisti dei sixties, non appartenenti necessariamente alla scena soul. Di quell’epoca amiamo ovviamente anche l’ondata di garage band come Sonics, Remains e molti altri inclusi nei vari Nuggets..


Dall’album appare evidente che i Sixties voi li conosciate bene, e che abbiate cercato il filo conduttore che dall’R’n’B, passando per il punk, arriva ai giorni nostri. L’avete trovato questo filo?

Credo di si, questo disco é la nostra versione dei Sixties. Non ci interessa fare revival scimmiottando tutti gli aspetti di un epoca. Abbiamo preso ciò che ci piace e lo abbiamo rielaborato alla nostra maniera. Non c’è stata molta ricerca, le cose sono venute fuori in modo piuttosto naturale...

 

Come si può inserire una band italiana, pur con molta esperienza all’estero come voi, in questa storia del rock che pur vicina a noi non ci appartiene del tutto?

Non lo so, ma penso che la maggior parte delle band underground che suonano rock ‘n’ roll lo facciano per passione.. quando inizi non ti chiedi se verrai inserito in qualche contesto. Vuoi solo suonare con il tuo gruppo, scrivere i tuoi pezzi, fare concerti e possibilmente registrare.. noi abbiamo iniziato veramente per gioco e ora ci siamo dentro fino al collo.. Sappiamo bene che il rock non fa parte della cultura italiana e ne prendiamo atto. Son 16 anni che siamo in giro e non ci siamo ancora stufati quindi va bene cosi!

 


Chi secondo voi ha lasciato il segno nei Sessanta italiani? e chi nel nostro punk/garage della prima ora, seppure un po’ tardivo rispetto alla prima ondata di Inghilterra e Stati Uniti?

Davvero non saprei dire chi ha lasciato un segno nei ‘60 italiani, se parliamo di band legate alla scena rock/beat dell’epoca bisogna tenere in considerazione che la maggior parte di questi gruppi faceva cover di pezzi inglesi traducendone il testo; e comunque il tutto era abbastanza ‘ripulito’ per il pubblico italiano, legato ancora alla tradizione popolare... Per quanto riguarda la scena punk/garage, come dici tu, è nata un po più tardi rispetto a quella originale inglese ed americana… non saprei dirti se hanno lasciato un segno, ma sicuramente i Not Moving hanno dato lezione di stile ed attitudine in un’epoca in cui in Italia non era facile, e se tutt’ora se ne parla ci sarà un motivo...


Siete sulla scena da oltre quindici anni ormai, com’è cambiato il vostro pubblico nel tempo?

Possiamo considerarci fortunati. Molta gente ci segue veramente da tanti anni ed è gratificante vedere che molti crescono e si evolvono con te.. ovviamente in 16 anni c’è stato un bel cambio generazionale. Quelli che nel 1995 pogavano e si ammazzavano davanti al palco ora stanno nelle retrovie e lo lasciano fare a quelli più giovani (ride).. però è bello vedere che molti dei ‘vecchi’ fan ci sono ancora. Per noi è importante.

 

Come ha reagito lo zoccolo duro dei fan del punk alla svolta vintage di “Leave It Behind”?

Al momento pare che i giudizi siano tutti positivi. Anzi, molti dicono “finalmente avete fatto il disco che dovevate fare da anni”. Chi ci conosce sa da dove veniamo musicalmente e di conseguenza non si stupisce”... chi invece ci conosce approssimativamente e pensa che i Peawees siano un gruppo ‘punk rock’ canonico... beh, potrebbe rimanerci male.


Nel sottobosco underground italiano si muovono miriadi di band che spesso non raccolgono quanto meritano. Ce ne consigliate tre che meriterebbero il sigillo di qualità Peawees? 

Ci piacciono molto i Tunas, i Gallara e i Midnight Kings.

 

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