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Dolcenera

L’amor che muove il sole

A febbraio è riapparsa sul palco di Sanremo per presentare al grande pubblico il suo nuovo brano Il mio amore unico. Un ritorno, quello di Dolcenera, che ha stupito molti non solo per le sonorità più rock delle sue nuove canzoni, ma per il suo look, più femminile, e lei più sorridente. È calma e felice anche quando la incontriamo per parlare, tra una tazza di tè e l’altra, del suo ultimo disco, Dolcenera nel paese delle meraviglie.


Iniziamo dal tema principale di questo lavoro: l’amore. Da dove nasce l’esigenza di dedicare un intero disco a questo argomento e perché?
In un mondo in piena crisi c’è bisogno di stabilità. Lo dico anche in Un’emozione al giorno «l’occidente ricco e scintillante cerca un’idea che lo salverà, l’amor che muove il sole e le altre stelle e tutti a caccia dell’umanità». Questi versi sono la chiave di tutto il disco: l’amore è complicità, sentirsi meno soli e l’insieme delle due cose dà energia e spinge ognuno di noi a fare dei progetti, a creare nuove cose, ad andare avanti, a far muovere il mondo. Per questo motivo bisogna trarre energia dall’amore, inteso in tutte le sue forme, non tanto e non solo dall’amore tra due persone, ma da tutto quello che deriva dall’amore per ogni cosa.

Il titolo del tuo disco, ma anche il booklet e la grafica rimandano ad un mondo fiabesco, quasi fatato. Eppure i testi di alcune canzoni hanno poco di un mondo fantastico visto che parlano del dolore che si prova a vivere certe cose. Ad esempio in Un dolce incantesimo dici «che cosa vuoi di più, la vita fa così e rimaniamo soli, perché ho incontrato te, perché finisce qui…». In un altro brano (Oltre le stelle) racconti che ti sei persa nel “cesso dell’universo”. Qual è, dunque, questo paese delle meraviglie di Dolcenera?
In tutti i brani, inclusi Un dolce incantesimo e Oltre le stelle, c’è un risvolto positivo. Il dolore ti fa crescere, ma bisogna reagire, guardare avanti, essere felici di avere vissuto comunque un qualcosa che ti resta dentro, di cui avere un bel ricordo. L’amore è il mondo fatato, questo paese delle meraviglie che è la soluzione a questa crisi. In Date a Cesare, ad esempio, dico che nonostante certe azioni politiche, sta alla grandezza del popolo trovare l’energia giusta per cambiare le cose. E tutto questo te lo dà l’amore.

“Dolcenera nel paese delle meraviglie” è stato registrato mentre la band suonava dal vivo in studio. Questo ha cambiato il tuo modo di fare musica e se sì in che modo?
Io ho sempre amato il cantautorato, ma molto spesso muoversi in una sola direzione va a discapito della musica. Sono una donna del tempo in cui vivo e quindi non posso non amare fare musica in maniera diversa. Spesso parto dalla musica e poi limo il testo sulla base della melodia. In questo disco, invece, ho sentito il bisogno di fare sentire la band. Ognuno arrangiava la sua parte e poi suonavamo. Una delle problematiche della mia musica fino ad oggi è stata far convivere il binomio piano-voce con la band, soprattutto perché le mie canzoni nascono tutte al pianoforte. Sentivo la necessità di fare un disco con la band e per la band perché sono sette anni che suoniamo insieme, perché siamo ormai come una famiglia, abbiamo condiviso l’esperienza di suonare dal vivo all’estero e volevo riportare l’energia del live sul disco.

Fino a domani è stata scritta con Piero Pelù. Raccontaci com’è nata questa collaborazione.
Piero Pelù
l’ho conosciuto durante un’iniziativa del comune di Firenze per promuovere progetti inerenti alla musica. Da lì siamo stati ad un concerto insieme ed un giorno l’ho invitato a cena a casa mia, durante la quale gli ho fatto sentire un mio brano e abbiamo scritto questa canzone.

In La più bella canzone d’amore che c’è dici «ogni persona muove tre stelle». Di quali stelle parli?
Le stelle sono una metafora. Quella canzone significa che ogni persona che incontri lungo il tuo cammino è importante. Non ci pensiamo, ma ognuno di noi è legato ad un altro, spesso le nostre azioni si ripercuotono sugli altri, e questo legame non è casuale. La frase di Dante che riprendo in Un’emozione al giorno («l’amor che muove il sole e le altre stelle») parla appunto di questo legame cosmico che abbiamo.

Lo scorso anno sei stata in tour con Zucchero e Vasco. Cosa ti ha lasciato l’esperienza di lavorare con questi due grossi big della canzone italiana?
Vasco
mi ha lasciato un consiglio sul mio look, dicendomi di essere femminile, e un bel complimento: essere una grande musicista, addirittura mi ha detto che sono la migliore. Di lui mi ha colpito molto l’apparente timidezza di un uomo che parla non dicendo mai nulla di scontato. Zucchero, invece, mi ha raccontato dei mesi che impiega a scrivere le canzoni e questo mi ha fatto sentire meno sola perché anch’io faccio come lui. Mi ha colpito anche la leggerezza per come prende le cose, soprattutto prima dei concerti.

Con quale artista ti piacerebbe collaborare e perché?
Mi piacerebbe suonare con Cesare Cremonini perché è un pianista e mi piace.

In una delle tue ultime interviste ho letto che secondo te all’estero la gente è più propensa ad andare al concerto di un artista poco conosciuto rispetto al nostro Paese in cui, tu sostieni, che se un cantante non è famoso in tv la gente non si muove da casa. Tu sei stata tre volte a Sanremo: pensi che al giorno d’oggi, in una società dove certi social network stanno spopolando e dove basta fare un clic per fare conoscere la propria musica a buona parte del mondo, ci sia ancora bisogno di andare in un programma come il Festival per farsi conoscere al cosiddetto grande pubblico e per vendere dischi?
Se vuoi far sapere a tutti che è uscito il tuo disco c’è bisogno di contemporaneità: presentarlo in programmi come Sanremo e nello stesso tempo in radio. Durante il mio tour in Germania ho notato come la gente accorra ai concerti anche se non conosce l’artista. È una questione culturale: lo fanno con la stessa abitudine con cui noi andiamo al cinema. Da noi, invece, occorre prima andare in tv e in radio per portare la gente ai concerti.

Hai già pensato ad una tournée? Cercherai di riprodurre sul palco il tuo paese delle meraviglie anche da un punto di vista scenografico?
Non so se riprodurremo sul palco qualcosa della grafica di questo cd. Sicuramente cercheremo di suonare un rock energico e pulito come quello che si sente nel disco. Io ho sempre fatto live abbastanza scarni perché dal vivo conta molto la sostanza.



(15/04/2009)

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