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Arianna Antinori

Quando il Rock da’ voce all’anima

Ha inciso un solo album ma nei luoghi in cui ha cantato ha lasciato un segno indelebile grazie al suo strabordante talento. Arianna Antinori l’abbiamo conosciuta due o tre anni fa. Era brava, e bastava ascoltarla una sola volta per capirlo. Aveva già incantato con la sua voce artisti e “colleghi”, anche extraeuropei, grazie a quella vittoria nel 2010 negli States dove vinse il contest internazionale dedicato a Janis Joplin in cui presentò "a cappella" la cover di Mercedes Benz, armata solo di microfono e piedino destro a tenere il tempo. Pelle d’oca assicurata, anche per chi non ama la musica rock (qui il video con cui vinse) Poi una serie di concerti in Italia (anche con i Big Brother And The Holding Company storico gruppo della Joplin (qui il video di una sua esibizione, dove l'audio non è il massimo ma la dedica finale di Sam Andrew giustifica la visione...), che dopo averla conosciuta la vollero ospite in tutte le loro date europee, le nuove collaborazioni con Marco Fasolo e Jean Charles Carbone, che poi diventeranno i suoi angeli custodi, arrangiatori, co-produttori, fonici, nel disco d’esordio ariannAntinori (autoprodotto, 2012). Nel 2013 arriva anche la vittoria al decennale del concorso ‘L’Artista che non c’era’ (nella sezione Internazionale), indetto dalla testata L’Isola, in una magica finale disputata al CPM di Milano di fronte ad una giuria prestigiosa formata da una trentina di addetti ai lavori.
Per conoscere ancora meglio Arianna Antinori, prima del grande concerto milanese di sabato 27 settembre 2014 al Bloom, qualche domanda per approfondire meglio la sua personalità, i suoi esordi, i gusti musicali, le sue collaborazioni. Abbiamo ritrovato un’artista ancora più matura e consapevole delle sue potenzialità, grazie anche agli attestati di stima che aumentano man mano che la stampa e il nuovo pubblico si accorge di lei.

La cultura rock e gli artisti del nostro Paese che vorrebbero incarnarla, è sempre in affanno alla ricerca di qualcuno che manifesti un suo stile personale capace di uscire fuori dagli schemi interpretando, al meglio, quelle “vibrazioni”. Mi pare che nel tuo caso ci si ritrovi di fronte ad una sorta di contraddizione perché tu non sei un clone di Janis Joplin (che già di per sé è un onore/onere) bensì un’artista che ha un’urgenza comunicativa incontenibile che erutta, sul palco, come la lava di un vulcano. Che cosa ne pensi al riguardo?
Penso che la musica Rock sia proprio questo, esprimere se stessi senza freni e senza regole. Mi capita di vedere artisti che studiano le pose o che si vestono in modo “calcolato” ma a mio avviso poi risultano freddi e costruiti non come vorrebbe o dovrebbe essere la vera anima del rock.
Nella storia della musica chi ha avuto successo sono sempre stati artisti con una forte personalità che non volevano copiare nessuno ma essere loro stessi al 100%, poi la cultura è cambiata, ed ora, appena un artista ha successo escono fuori milioni di cloni copiando la personalità dei loro idoli…(vedi Amy Winehouse, giusto per fare un esempio). A tal proposito mi viene in mente la frase di Jimi Hendrix “… i miei fans copiano tutto quello che faccio... anche gli errori!”, o Janis, quando diceva: “Io riesco a cantare come Joan Baez o Big Mama Thorton… ma io voglio essere unica, voglio che sentano Janis…

Sei giovane ma negli ultimi due anni hai fatto passi da gigante nella modalità di proporti sul palco e di presentare le tue canzoni. Quale, secondo te, il momento di svolta che ha fatto sì che tu superassi “l’ansia da prestazione” per proporti al meglio della tua personalità artistica?
Diciamo che non ho avuto una svolta vera e propria per curare l’ansia da prestazione, è la vita Live, la vita “on the road” che ti fortifica e ti fa capire quanto realmente puoi o non puoi dare. L’esperienza mi ha aiutata nei momenti più difficili del mio lavoro di cantante, manager, rodies, organizzatrice e venditrice…, si macinano km e bisogna sempre stare attenti ed essere pronti a risolvere ogni tipo di problema e quindi farsi sempre trovare concentrati e preparati. Sono dodici anni che suono con la mia band e l’ansia da prestazione non è mai stata proprio ansia, ma si può definire come quando ti innamori per la prima volta, dove le farfalle danzano e scalpitano nello stomaco. Ecco, io sono sempre innamorata come se fosse la prima volta, che siano cover o i miei brani.

Il nome di Janis Joplin ti rimbomba, giustamente, nelle orecchie dato che hai vinto il contest mondiale proposto dalla famiglia Joplin nel 2010 dove hai sbaragliato centinaia di concorrenti. Da dove è sorta questa tua forza interiore che ti ha messo sulle tracce artistiche di questa grande cantante texana?
Non lo so, è arrivata forse nel momento più difficile della mia vita, quando, a sedici anni, ci siamo trasferiti da Velletri a Vicenza contro la mia volontà. Avevo solo la famiglia e la chitarra come amici, ma poi è arrivata Lei, mi sono innamorata subito dalle prime note di Cry Baby. Cantava se stessa e sentiva quello che avrei voluto sentire io da me stessa, riusciva ad usare il canto come mai avevo sentito fare da una Donna, la sua voce era così spessa e tangibile che la potevo toccare. Lei era sola ed io ero sola, era donna ed io stavo diventando una donna…

La tua forza sul palco è imponente e visibile, ma molto importante è la collaborazione con i vari musicisti che ti accompagnano. Quale, a tuo avviso, la maniera migliore per “assecondarti” sul palco e che cosa pensi che loro si aspettino da te?
Ho la fortuna di avere dei musicisti dotati di grande talento, loro sanno quello che voglio da loro e loro sanno che da me avranno sempre amore e un leadership forte e sicura, pronta ad incanalare l’energia che scaturisce nei live tra il pubblico e la band, tra il dare e il ricevere. Una formazione con cui spesso mi esibisco è quella con Davide Pezzin al basso (tra l'altro da qualche mese bassista ufficiale di Ligabue), Davide Repele e Giovanni De Roit (chitarre) e Alessandro Lupatin (batteria), ma a questi quattro musicisti aggiungo anche i nomi di Davide Devito (batterista di Cristiano De André e Alexia), Andrea Bevilacqua, Alessandro Rigobello e Michele Lavarda (bassisti), Davide Marangoni (chitarra), Chiara Bolfe (cori), Danilo Guarti (batteria), Ernesttico (percussionista cubano di Pat Metheny, Jovanotti e Zucchero), Marco Pandolfi (armonicista) e Pietro Taucher (organo Hammond), Luca Moresco (fiati). Il mio ruolo di cantante è il punto di incontro in questa meravigliosa ed immaginaria clessidra musicale, senza mai dimenticare che il divertimento deve essere al primo posto, perché se non c’è armonia tra di noi è la musica la prima a risentirne. La musica, e chi fa musica con me, la intendo come una famiglia; non esistono competizioni tra loro perché sanno che li rispetto e ci tengo ad ognuno di loro, nella mia band ruotano una decina di musicisti ma si sentono sempre a casa! perché in quel momento loro sono i miei Turtle Blues.... (qui sotto nella foto, da sinistra, Giovanni De Roit, Alessandro Lupatin, Arianna Antinori, Davide Pezzin e Davide Repele)

 

Negli ultimi tempi sei sempre in movimento per l’Italia a proporre il tuo album “ariannAntinori” che ti sei autoprodotta ed è uscito alla fine del 2013, inizio 2013. Abbiamo visto molti tuoi concerti e sappiamo che uno dei parametri per capire se un artista piace molto oppure meno è proporzionale anche al numero dei dischi che si vendono alla fine e tu, lasciatelo dire, hai una media “molto alta” di cd venduti per ogni data. Ma, detto questo, che giudizio dai degli spettatori in termini di partecipazione emotiva ai tuoi concerti e dove hai particolarmente sentito accanto a te, fisicamente, il pubblico?
Può sembrare una frase fatta, ma ti assicuro che ovunque andiamo, che ci siano dieci persone o duemila vedo che le persone reagiscono sempre allo stesso modo, ballando, cantando. Tocco con mano che si divertono e, come dicevi tu, confermo che alla fine del concerto vendo sempre i miei cd, a riprova che gli sguardi e gli applausi sono veri, sinceri. Una delle cose che poi mi fa più piacere, è aver notato parecchie volte, tra il pubblico, gestori di locali, respostonsabili di manifestazioni, gente che aveva organizzato un mio concerto e che non era riuscito a godersi lo spettacolo.... ecco, rivederli sotto il palco, tornare apposta per rivedersi il concerto da semplici spettatori, mi ha colpito molto. Tra le cose più belle invece che mi sono successe al Sud, c'è un ricordo bellissimo del Tropea Blues dello scorso anno (qui un video dell'esibizione 2013 che fu un grande successo e dove infatti anche il 3 Ottobre 2014, in occasione del loro decennale, è stata richiamata a suonare), quando, a fine concerto, un gruppo di ragazzi mai visti e conosciuti prima si è messo a cantare in coro: Arianna una di noi..una di noi! Con un solo concerto si era creato un filo rosso, una condivisione di emozioni, che mi ha toccato molto.

Non si può negare che il tuo stile è molto anni ‘60 e ’70 (momenti in cui l’arte del rock ha visto il suo apice) però potresti anche muoverti su altri percorsi data la versatilità vocale che ti contraddistingue. A parte Janis, quali le influenze più importanti per il tuo avvicinamento ai suoni del rock?
Ho sempre adorato i suoni strani e psichedelici, ma anche quelli puliti ed essenziali. Oltre a Janis, devo molto a tanti artisti di vari generi musicali, Big Mama Thornton, Odetta, Leadbelly, Pink Floyd, Rodriguez, Nirvana, Pearl Jam, Jethro tull, Grateful Dead, Jimi Hendrix, Nick Drake, Wilson Pickett, la musica classica, la medievale, la lirica... Forse non ho risposto perfettamente alla tua domanda, ma in fondo è vero che mi sono nutrita in maniera onnivora della musica.

Con Marco Fasolo (qui in una foto), leader e fondatore dei Jennifer Gentle, hai instaurato un interessante sodalizio artistico. Come è nato il feeling tra voi e quali gli eventuali ulteriori progetti per il futuro?
La prima volta che vidi Marco fu nello studio dove poi avrei registrato il mio disco “ariannAntinori”, alla Abnegat Records di Vicenza da Jean Charles Carbone. Lo vidi che stava aggiustando un microfono a valvole e capii subito che era un personaggio arrivato da un mondo magico. Per la prima volta suoneremo sullo stesso palco con le nostre rispettive band, al 27 Settembre 2014 per l’apertura invernale del Bloom di Mezzago, il “Summertime Hippie Party - Arianna Antinori & The Turtle Blues”, a seguire i Jennifer Gentle e a fine serata Dj Set Flower Power,.insomma, una serata speciale per gli amanti della musica psichedelica!!! Non faccio progetti a lungo termine perché ogni giorno è diverso e vivo alla giornata, quindi, “Time will tell!”

Nel tuo “book” hai spazio per interpretare varie possibilità artistiche con differenti band. Quali le differenze tra i vari ambiti nei quali ti misuri artisticamente e quale, a tuo avviso, sarebbe/dovrebbe essere il gruppo perfetto per le tue caratteristiche vocali?
Mi piacerebbe molto avere una sezione fiati completa, così da potermi sbizzarrire nell’arrangiare brani e farne di nuovi. Amo tutte le mie ‘formazioni’ perché sono uniche ed ho già tutti gli strumenti per proporre una super big band (memorabili i concerti in cui Arianna ha potuto sfruttare tutta la band al completo, come ad esempio nei concerti di Roma, Vicenza o nella presentazione del disco di cui potete vedere un video ), sono circondata da grandi persone prima di tutto e poi grandi musicisti, mi fido di loro e loro si fidano di me. L’importante è la passione e la competenza nel comprendere il linguaggio della musica che è sempre al primo posto.

Per la tua esperienza l’essere donna, sul palco, è più difficile rispetto ai tuoi colleghi uomini oppure ritieni che ciò che conta è il talento e quando questo è espresso in maniera ottimale i pregiudizi svaniscono?
I pregiudizi esistono, ma questa “malattia”, in questo caso, è stata data soprattutto da chi usa il proprio corpo e non il talento. Il corpo è solo un mezzo per racchiudere un essenza e non deve essere usato per assicurarsi l’ingaggio; molte volte le cantanti preferiscono attirare l’attenzione con vestiti succinti e sexy, forse è proprio per questo che il rispetto verso il sesso femminile a volte è così scarso. Parliamo di musica, giusto? quindi penso che una persona debba essere conquistata dalla musica e non da quello che si può vedere o meno del corpo della donna, che è bellissimo. Il rispetto va guadagnato in tutti gli ambiti e, lasciamelo dire, vale sia per la donna che per l’ uomo.

I cinque dischi più importanti per la tua formazione ed il concerto a cui hai assistito che maggiormente ti è rimasto impresso nella memoria.
Il concerto che è rimasto nella mia memoria e lo rimarrà per sempre come “l’intoccabile” fu proprio il primo concerto della mia vita, a tredici anni, con mio padre andammo a Roma a vedere i Pink Floyd, mi ricordo che fui folgorata dai suoni, i colori e le scenografie..e quella pelle d’oca che rimase con me per tutto il tempo! Ma dopo quel concerto solo la band originale di Janis, i Big Brother and the Holding Company mi ha di nuovo fatto emozionare come quella volta. Questi invece i cinque dischi per me “fondamentali”. Un giochino che mi costringe a ripensare e ripercorrere anni di ascolti e di emozioni che mi hanno accompagnato (e ancora lo fanno) nella vita. E ancora lo fanno…

Janis Joplin “Janis” Cofanetto triplo

Jimi Hendrix “The ultimate experience”

Leadbelly “Private party Minneapolis 1948”

Odetta “Odetta and the Blues”

Pink Floyd – “Atom Heart Mother”

L’intervista è finita. Tanti gli spunti e le visioni proposte dalle parole e dall’entusiasmo di Arianna. Un’artista talentusa, che fosse nata in U.S.A. o in U.K. avrebbe “spaccato”, come si suol dire. Ma siamo nel Paese più bello e più brutto del mondo e nelle sue contraddizioni siamo costretti a vivere e/o, spesso, a sopravvivere. Ma il rock ad il blues sono un viatico straordinario per chi ha nel sangue il senso profondo della vita.

 


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