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Obliqua

Rendere vantaggiosa la qualità: intervista a Obliqua

Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere una nuova realtà editoriale nel campo della discografia, e non solo: “Obliqua”, questo il suo nome, nasce con le idee ben chiare rispetto ai suoi obbiettivi ed alle sue prospettive. In un momento certamente non facile per nessuna realtà che operi nel campo discografico o dell’editoria legata alla musica, ogni nuova scommessa rappresenta una sorta di atto di coraggio da apprezzare, conoscere, stimolare, segnalare. Abbiamo voluto saperne qualcosa di più e ne abbiamo parlato con Lorenza Somogyi Bianchi, Responsabile Ufficio Stampa & P.R. di “Obliqua”. 

Obliqua si pone, in questo momento, obbiettivi molto importanti a livello di qualità artistica. Quali le ragioni che portano a pensare che la vostra sarà una scommessa vincente?

Sin dai nostri primi incontri per la realizzazione di Obliqua abbiamo appunto creduto che la ricerca della "qualità" doveva essere il nostro tratto distintivo. Personalmente ho sempre ritenuto che produrre musica di qualità sia il primo passo per poter essere "vincenti", anche se non ne è la garanzia. Ad ogni modo siccome ci occupiamo di musica, ovvero arte, crediamo sia giusto che le nostre scelte cadano su progetti che abbiano un senso artistico e uno stile originale perchè mai come ora si ha un gran bisogno di creatività. Il nostro compito semmai è rendere vantaggiosa la qualità. Per questo diamo molta importanza alla comunicazione e al rapporto con gli artisti.

 

Dalle vostre "intenzioni programmatiche" si evince che il vostro è un progetto aperto alla contaminazione di generi e di mondi. Che cosa sentite di dover e potere trasferire, dal punto di vista della qualità artistica, al pubblico?

Per prima cosa il piacere di conoscere e ascoltare "altra" musica e non quella che abitualmente ci propone il mercato, per quanto è sempre più difficile parlare di "mercato discografico" visto che non esiste più da tempo. Però si continua a vivere di vecchie e cattive abitudini come il credere che l'unica musica esistente sia quella che conosciamo. In realtà ne esiste molta di più e a volte molto interessante, basta guardarsi intorno. In questo senso credo che un editore abbia il dovere di cercare e proporre nuovi artisti. Nel mio lavoro mi capita di ascoltare demo che arrivano da varie parti del mondo ed è grazie a questo che ho scoperto scene musicali molto vitali quali ad esempio il jazz_ dei paesi scandinavi, della Germania o dell'est europa, la world _dell'Argentina, Brasile, India e Nigeria ma soprattutto della Turchia che reputo il panorama artistico più stimolante e innovativo del momento. Infine proviamo spesso a promuovere collaborazioni tra artisti, ad esempio abbiamo prodotto un brano di Michele Ascolese cantato Stefanie Ringes la vocalist di una band catalana molto attiva, gli Shiva Sound. Insomma "Obliqua" non è solo il nostro nome ma una manifestazione d'intenti.

 

Spesso si dice che la discografia italiana manca di coraggio e salvo qualche limitato esempio non ci siano punti di riferimento per costruire anche dinamica artistica che utilizzi la discografia come discorso culturale profondo. Voi di come vi ponete rispetto a questo tema?

Purtroppo tutto quello che si dice circa la pochezza della discografia italiana è tutto vero, ma la colpa non credo sia nè degli artisti nè dei discografici. In Italia viviamo uno dei momenti più oscuri per la cultura che viene svilita ogni giorno di più. In particolare per la musica la situazione è ancora peggiore. Ci possiamo salvare solo sprovincializzandoci e creando prodotti musicali che possano penetrare nei mercati esteri perchè al momento il nostro è decisamente compromesso e non mi sembra di vedere un futuro roseo o diverso.

 

Che cosa vorreste che il pubblico comprendesse dal vostro sforzo artistico ed imprenditoriale e che cosa vi piacerebbe porre al primo posto in una ipotetica lista di priorità?

Artisticamente vogliamo fare qualcosa che risvegli la curiosità verso le nuove musiche, qualcosa che faccia venire la voglia di interessarsi alla musica in maniera profonda e non da ascoltatori distratti. Siamo convinti che ovunque esiste un pubblico di questo tipo, bisogna solo stimolarlo. Dobbiamo riconquistare quella capacità di saper trasmettere emozioni con la musica e non limitarci al prodotto ben confezionato.

 

Avendo voi gli occhi ben aperti al mercato ed alle realtà estere quali differenze notate tra il mondo discografico italiano e quello straniero?

Come ho già detto, anche se il mercato discografico mondiale non se la passa bene, in Italia siamo ancora più svantaggiati. E comunque la differenza che vedo con grande chiarezza è la curiosità ed il fascino che altrove ancora suscita la musica. Qui da noi sembra diventata una pratica da carbonari. Forse abbiamo solo bisogno di un reset che risvegli il piacere di ascoltare la musica e non subirla.

 

Dopo "Obliqua Volume 0.0" quali altri album intendete proporre e quali ulteriori iniziative artistiche?

Prossimamente pubblicheremo "Onde di Terra" il primo album di Peppe Sannino ed il suo gruppo di percussionisti, un mix di ragamuffin, samba-reggae e nuova musica partenopea. Dopo sarà al volta dei Turkish Cafè un trio italo-argentino che spazia nell'ambito della migliore canzone d'autore d'ispirazione latina. Poi continueremo la serie delle nostre compilation con "Obliqua vol. 01" che questa volta sarà dedicata alla nuova musica strumentale proveniente da tutto il mondo. Infine stiamo per lanciare Music 4 Design, un database online per la musica per immagini che offra la possibilità alle produzioni tv-cinema-web di utilizzare brani del nostro catalogo editoriale. 

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