Ultima

Perché
avete scelto il nome ultima?
Noi
veniamo da realtà musicali differenti e ambizioni differenti, anche riguardo al
suonare che per molti di noi era fine a se stesso e fatto magari anche in
maniera distratta e forse poco impostata. Ci siamo ritrovati invece in questa
formazione tutti con lo stesso obiettivo e cioè di fare qualcosa in maniera
seria e vorremmo che questa fosse la formazione definitiva per continuare a
fare musica e quindi da qui Ultima.
Come
definite la vostra musica e il vostro modo di suonarla ed interpretarla?
Proprio
per fuggire dai target abbiamo definito il nostro sound “rock autunnale”,
perché in fondo le sonorità e le atmosfere che si ricreano ascoltando le nostre
canzoni sono autunnali nel senso che così come l’autunno all’inizio è colorato,
romantico e ancora mite nelle temperature e poi diventa rigido, cupo e nebbioso,
così nel disco il mondo Ultima è romantico ma anche aggressivo e graffiante a
tratti.
Anche
i brani seguono questo ritmo stagionale, visto che l’ultimo pezzo parla molto
dell’inverno?
La
scaletta è stata sicuramente pensata in un crescendo di atmosfere che
certamente verso la fine, almeno musicalmente, risultano più ruvide.
Cosa
rispondereste a chi si immagina il vostro disco in versione acustica?
Che
ci stiamo lavorando: sarebbe bello riuscire a riarrangiare in versione
unplugged tutti i pezzi del disco, o almeno i più duri, per sentire come
“suonano”. Per fare questo bisogna “imparare a suonare” nel senso di studiare
bene il proprio strumento e questo non è semplice e richiede tempo e
applicazione.
I
vostri pezzi sembrano cantare esclusivamente “l’amore”, come mai la scelta del
sentimento e non dell’impegno?
Non
è stata una scelta, anche se il tema dell’amore, soprattutto quello malinconico,
è il tema portante. Davide (Passantino, ndr)
ha composto i brani lasciando fuori volutamente dal progetto Ultima, in accordo
con tutti i componenti, i temi sociali e politici, non perchè questi non ci
interessino ma, e soprattutto, perché diverso è il modo di sentire ed
interessarsi ed affrontare queste problematiche da parte di ognuno di noi e
persino talvolta contrastante. Certo è che in quanto gruppo musicale che si
rivolge ai giovani di oggi (e ci riferiamo a quelli delle scuole superiori)
sappiamo di essere ascoltati e quindi il
nostro impegno per temi più sociali, anche se non propriamente di politica/partitica,
sarebbe auspicabile anche se non solo con le canzoni ma col nostro modo di
comportaci e vivere la società, come invito ad interessarsi alla vita del paese
e del mondo sentendo tutte le tematiche come un proprio problema. In soldoni
far riinteressare i giovani alla politica nel senso dei destini della loro
vita.
Quindi
il vostro pubblico di riferimento sono “i giovani delle superiori” come li hai
definiti?
Non
del tutto, anzi proprio i temi trattati e il genere musicale che non è mai né
troppo duro né troppo melodico, ci porta (speriamo) ad essere ascoltati dal
ragazzo di 15 anni fino all’adulto di ottanta, nel senso che le canzoni non
sono né troppo dure per orecchie stanche e né troppo morbide per orecchie
fresche. Cioè un buon compromesso tra le melodie che sono accattivanti e le
sonorità che non sono mai troppo pesanti per escludere qualche fascia di età o
qualche categoria.
Il
compito del ritornello nei vostri pezzi
è particolarmente caratterizzante?
Davide
compone partendo proprio da quello. Quindi lui ha una melodia forte a cui
aggiunge le parole e quelli diventano i ritornelli delle canzoni in uno stile
di canzone abbastanza classico.
Quanta
autobiografia c’è nei pezzi. Mi chiedo chi siano Francesca o Mara delle canzoni…
Quasi tutti i pezzi hanno qualcosa dell’autore. Francesca era la
ragazza di Davide ai tempi della composizione, così come Sospesa ricorda un
evento collegato alla sua vita. E poi ci piace pensare che chiunque ascoltando
i pezzi possa immedesimarsi nelle emozioni e nelle sensazioni che proprio
perché comuni possono essere di ognuno di noi. Ad esempio chi non ha avuto un
amore estivo che una volta finito brucia più di altri (Lo rifarei).
Veniamo
alla copertina del disco: le foto sono tutte effettuate nella zona del pavese
vista la forte presenza del riso, ma quale significato dare a quel rosso del
divano nuovo in mezzo al verde? È una metafora forse ecologica? Una ferita alla
natura, visto il titolo "Sanguemiele"?
In
realtà potrebbe benissimo essere questo che tu dici anche se noi abbiamo
semplicemente pensato al contrasto, quindi tutto l’album è basato su un
dualismo, sangue e miele, rock e ballads. Melodico e graffiante e di
conseguenza il contrasto di questo bianco e nero del cielo naturale con le
tinte forti del divano artificiale. Quindi il concetto di fondo che parte dalla
musica e dai temi trova la sua naturale espressione nei colori scelti per
rappresentarlo.
Il
ritmo iniziale di Sanguemiele ricorda qualcuno, chi di più la nostra Elisa o i
Coldplay?
Molti
ci dicono che somigli molto ai secondi che hai citato ma se posso dire, anche
se non ci piacciono i confronti o le similitudini, che essendo io (Paolo, ndr) un cantante che ascolta ed apprezza Elisa, questo rimando non
mi dispiace per nulla anzi.
Domanda
provocatoria. Quale spazio il mercato discografico delle major vi lascerà
tenuto conto che sono in crisi anche loro? Non era meglio continuare a suonare
solo dal vivo?
Devo
dire che non hai tutti i torti ed è per questo che quello che noi vorremmo è
che questo progetto ci porti ad avere un vero tour e non solo per la nostra
provincia ma per tutta la Lombardia, il nord Italia e magari tutto il Paese.
L’accoglienza ricevuta nelle date fatte è stata sbalorditiva e quindi ci
aspettiamo molto dagli spettacoli live. A Marostica, all’ultimo Festival Show a
cui abbiamo partecipato, abbiamo vinto come volevamo noi, non il premio del
primo classificato ma quello del pubblico: siamo stati l’unico gruppo che è
stato richiesto sulle radio venete e che continua a passare con almeno quattro
dei nostri pezzi; come dice il nostro produttore Davide Maggioni, bisogna
puntare sulle canzoni, se sono belle uno le può suonare piano e voce o
“rovinarle” con le chitarre distorte, ma rimangono per le loro melodie. Secondo
noi Lo rifarei è una di queste e l’accoglienza veneta ne è stata
la conferma. Quindi
sono da apprezzare imprenditori come la Rusty Records che non è una major, che investono in un progetto per
il solo fatto che lo vedono sano,
buono e sicuramente con prospettive. A loro siamo grati
così come a “Parole&Dintorni”e soprattutto al nostro produttore che più di tutti
ha creduto nel progetto Ultima.
Quanto
è contato per voi il “Cornetto Music Festival” e la successiva opportunità che
vi ha offerto?
È
stata una bella iniezione di fiducia. Ci siamo resi conto che potevamo aspirare
a qualcosa di grande (da quello che sappiamo i Negramaro hanno molto apprezzano e non hanno lesinato complimenti).
Ma il salto lo dobbiamo a Davide Maggioni che ci ha tracciato i binari e ci ha
fatto salire su un treno che di strada ha voglia di percorrerne tanta.
Non
ci resta che augurarvi buon viaggio quindi.
Grazie,
e speriamo che nelle diverse stazioni che toccheremo molti vengano a salutarci.
(11/11/2008)