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Nada

Senza pelle, anima a nudo

La cantante toscana torna in teatro con Musicaromanzo, monologo autobiografico e flusso di coscienza. Entro il 2010 il suo nuovo album.


Non fa più freddo per Nada: sono passati 40 anni dal suo esordio sanremese, quando, quindicenne, aveva infiammato il pubblico del Teatro Ariston e l’Italia tutta con quella sua voce adulta in un corpo da bambina.

Ma questa volta non è di Nada Malanima cantante che vogliamo parlare ma di Nada attrice. Non certo un battesimo, visto che più di 30 anni fa vestiva i panni di Anna Frank in una pièce che ha fatto storia nel teatro italiano. A quell’impegno ne seguirono altri, con Dario Fo, Marco Messeri e nel cinema con Francesca Archibugi. Oggi la ritroviamo con Musicaromanzo, monologo da lei scritto e interpretato: ambientato in un garage non luogo dell’anima, l'attrice toscana si racconta in una sorta di esercizio maieutico nel quale trovano spazio anche alcuni brani del suo repertorio recente - tra tutti Luna in piena e Senza un perchè -  e due inediti - Raccogliti e Piantagioni di ossa - che anticipano il suo prossimo album, in uscita entro la fine di quest'anno.

Nada si lascia andare ad emozioni, visioni, stupori. Si muove sul palcoscenico e racconta, canta, delira, si stacca dal suolo in un volo immaginifico che porta il pubblico in un’altra dimensione. Quella del cuore, dell’immaginazione, in un flusso di coscienza continuo che non può lasciare indifferenti ma nel quale ci si ritrova e ci si può riconoscere. Il pubblico resta spiazzato davanti ad un racconto tra sogno e realtà, tra vissuto e desiderio. Visioni e sonorità in una pièce sospesa tra  Alejandro Jodorowsky e Virginia Woolf, Sylvia Plath e gli angeli volanti di Marc Chagall.

L'abbiamo incontrata durante l'appuntamento milanese al teatro Libero per farci raccontare questo suo nuovo impegno. "Questo spettacolo si ispira a Il mio cuore umano nel senso che l'idea è nata da lì - ci ha detto -  Si rifà un po’ a tutti i lavori che ho fatto in questi ultimi anni: dal mio libro Le mie madri, dalle parole delle mie canzoni e da altri progetti e idee che nel tempo ho buttato giù. A un certo punto, mentre scrivevo il libro, ho rivisto un po’ tutto questo materiale e mi è venuta l’idea di raccogliere tutto questo, di lavorarci intorno e di farne venir fuori uno spettacolo teatrale che racconta una storia che non è una vera storia. Sono tante parole che danno vita a delle immagini, delle visioni. È un viaggio che non fa un percorso preciso, una sorta di viaggio interiore che io immagino nell’anima, questo posto che non esiste ma che noi in qualche maniera conosciamo, ci rapportiamo anche se non sappiamo che cos’è. La sentiamo o per lo meno cerchiamo di sentirlo perché ne abbiamo bisogno. È un viaggio astratto che parla della persona, dell’essere umano, con tutto quello che uno vede, che uno sente, che uno vive con il linguaggio poetico di una bambina –che cresce, che diventa grande e mano a mano racconta in un modo non temporale tutte le sensazioni,  ciò che succede intorno a lei e che finisce per entrare in lei.

Una sorta di diario intimo?

E’ più una sorta di delirio umano di una persona che si chiede, che cerca di capire, di vedere, di sentire. Soffre, ama, è triste, è felice, è arrabbiata, sta bene, sta male, l’essere umano raccontato con questo mio linguaggio un po’ poetico anche attraverso le canzoni. Spero che le persone che verrano a vedermi condividano queste sensazioni e che ritrovino anche qualcosa di loro.

Come hai scelto le canzoni?

Ho scelto quelle che nel racconto, nel viaggio non-percorso, potevano esistere. Ci sono peraltro due inediti perché nel frattempo io sto anche preparando il disco nuovo. L’uscita è prevista per l’anno prossimo, settembre o ottobre. Non c’è ancora niente di definito. Lo sto realizzando compatibilmente con l’impegno attuale del teatro.

Scrittrice, poetessa, cantautrice, attrice. Il teatro in sé che ruolo ricopre nel tuo essere artista, nel tuo modo di esprimerti?

Io ho fatto teatro molti anni fa con lavori molto importanti molto belli. Lavori ai quali sono approdata per caso e dove mi sono trovata a starci bene dentro da subito. Devo ringraziare Giulio Bosetti il quale aveva intuito questo e che mi aveva chiamato per fare Diario di Anna Frank. Per esempio nei miei concerti ho sempre in qualche modo mischiato la parola, il racconto, la poesia, ho sempre dato molto spazio ai testi che io scrivo insieme alla musica. C’è qualcosa di più che solo la musica, solo la canzone che passa così, quindi ho sempre fatto letture nei miei concerti perché penso che sia qualcosa che aiuta, che rafforza. E’ un’aggiunta. E poi era una cosa che mi sembrava che prima o poi sarei dovuta tornare a fare. Se dovessi avvicinare qualcuno a questo testo fatto di visioni, immagini, io penso a Jodorowsky e alla follia che c’è nei suoi lavori, la sua ricerca.

Cosa si prova a recitare se stessi?

Racconto cose che esistono con il mio linguaggio. Parto da lì per raccontare cose che accadono. La nostra vita, le nostre paure, le nostre gioie, le nostre bellezze, le nostre schifezze. La mia storia è un pretesto per raccontare altro.

C’è una sfera artistica che non hai ancora provato testato?

Non ho mai fatto un film, magari un giorno mi piacerebbe fare un film vero e proprio. Sono cose che tu non pensi di fare, poi magari fai degli incontri in cui scattano dei progetti, delle idee, delle curiosità. Insomma il bello di questo mestiere è che poi non sai mai alla fine quello che ti può succedere. Al di là di quello che vuoi fare.

Che importanza ha avuto Sanremo per te? E che importanza ha ora, se ancora ne ha in generale per la musica?

All’inizio ero una ragazzina, non è che ho dei ricordi meravigliosi, anche perchè avrei preferito  andare fuori a divertirmi senza avere impegni, anche perché all’inizio non è che volessi fare questo mestiere. Ho il ricordo di una grande baraonda che mi ha dato poi il modo di continuare nel tempo.. Ci sono poi tornata in vari periodi, quando comunque avevo qualcosa che valesse la pena di essere portato in uno spazio come Sanremo, ed essere portato ad un pubblico un po’ più vasto di quello che incontro quando faccio i miei concerti.

Ma secondo te ha ancora un ruolo, è ancora importante dal punto di vista musicale?

No, non lo so, in questo momento è tutto così poco definibile. C’è di tutto e di più che non sono in grado di capire se ha un ruolo o meno. Poi io lo vedo in funzione di me. Due anni fa quando sono andata mi interessava perché volevo portare Luna in Piena ad un pubblico un po’ più grande. Mi sembrava che ne valesse la pena perché era una canzone che volevo far ascoltare a tanta gente e quello era un mezzo che me lo permetteva. Dipende dai momenti, dai progetti che uno ha. Un giudizio generale sinceramente non riesco a darlo. Non riesco a considerare la musica in questo modo.

MUSICAROMANZO

Testo e musiche di Nada Malanima

con Nada Malanima

Regia di Alessandro Fabrizi

Luci di Andrea Violato

11 gennaio Spilimbergo (PN) Cinema Teatro Miotto

13 gennaio Loano (SV) Cinema Teatro Loanese

14 e 15 gennaio Settimo Torinese (TO) Teatro Garybaldi

16 gennaio Caraglio (CN) Teatro Civico

17 gennaio Bresso (MI) Centro Civico Sandro Pertini

19 gennaio Martinafranca (TA) Teatro Verdi

20 gennaio Conversano (BA) Teatro Norba

21 gennaio Latiano (BR) Teatro Olmi

19 aprile La Maddalena (SS) Aula Magna Primo Longobardo

20 aprile Arzachena (OT) Teatro Le Palme

21 aprile Lanusei (OG) Teatro Tonio Dei

22 aprile Macomer (NU) Teatro Costantino

23 aprile Ozieri (SS) Teatro Comunale O. Fallaci

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