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Cristiana Bonzi

"Settenote Music & Events": Cristiana Bonzi e le sue note “da sogno”.

Non solo grandi promoter, non solo grosse società: nel variegato arcipelago dell’organizzazione di eventi musicali si trovano anche piccole ma significative realtà che in brevissimo tempo, partendo da dimensioni limitate e da semplici “forniture di musicisti su commessa”, si sono spinte piano piano fino a organizzare eventi autonomi a tutto tondo, in cui la musica si pone come un vero protagonista e non un comprimario, ancorché di lusso.

 

Cristiana Bonzi, che nel 2011 ha fondato "Settenote Music & Events", ci racconta come una brillante giornalista di moda, innamorata della lettura, ma soprattutto  profonda e competente appassionata di musica, sia riuscita a trovare spazi e suscitare interesse in una città, Milano, in cui l’organizzazione di eventi coinvolge numerose e strutturate realtà; la chiave di tutto è stata, neanche a dirlo, proprio la musica, non più semplice colonna sonora o “accessorio” dell’evento, ma parte integrante e perno intorno a cui tutto gira. Non era semplice farlo capire, ma è stato avvincente rendersi conto che, quasi sempre, il messaggio era passato: non era più lei a cercare i potenziali clienti o collaboratori ma loro stessi a rivolgersi alla sua agenzia.

Sei una giornalista di moda che, ad un certo punto, ha condiviso un progetto: raccontaci come è nato, quale è stato sinora il suo percorso e quali saranno i suoi futuri sviluppi…

Partendo del presente, mi piace dire che Settenote esiste, anzi continua ad esistere dopo due anni, essenzialmente per un motivo, ovvero la mia indomabile passione per la musica e per tutto ciò che le ruota intorno.
Dal settembre 2012, infatti, è un progetto che porto avanti da sola, dopo essere nato grazie alla spinta di un’amica pianista, che veniva periodicamente contattata da aziende che le chiedevano di animare i loro eventi ma non aveva mai affrontato queste richieste in modo strutturato. L’idea era di creare un’agenzia di musica per eventi, detto fatto: Settenote music&events ha visto la luce ed ha cominciato a muovere i primi passi...

Il progetto però subisce, da subito, alcuni mutamenti importanti…

Si, perché la mia compagna di viaggio ha imboccato altre strade, ma io, a quel punto, mi ero “ingolosita”, avevo dedicato tempo ed energie a un’idea che reputavo vincente, e ho deciso che su quel tandem sarei rimasta, comunque, anche da sola; con l’occasione ho riplasmato l’idea in modo che mi assomigliasse di più: musica per eventi, ma non solo e soprattutto non solo musica classica. Oggi il progetto Settenote vuole essere sinonimo di tutti i generi musicali, fatto salvo il minimo comune denominatore della “qualità”.
Di fatto approccio anche generi che non sono nelle mie corde, se la proposta musicale ed i musicisti mi convincono, perché mi pongo dal punto di vista del pubblico, che non sono io. L’importante è che si tratti di musicisti ai massimi livelli per quel genere, con i quali poter stabilire un buon rapporto, professionale ed anche personale.

In questo contesto che ruolo ha la tua passione per la musica che, peraltro, arriva da lontano…

Gioca molto perché tendo a scegliere artisti, e persone, che mi appassionano: incontro i musicisti, ascolto i loro lavori e cerco di capire se mi trasmettono qualcosa; a quel punto si può parlare, ci si confronta anche sul piano personale, si confrontano i gusti e soprattutto si valutano gli obiettivi, anche perché i tempi sono difficili per tutti, e dunque occorre essere molto chiari e franchi.

Se c’è intesa, si condivide un progetto che creo per loro e con loro: credo di avere una buona dose di creatività, che mi deriva dall’attività di giornalista, e mi permette di immaginare mondi che partono dalla musica ma vanno oltre. Nascono format in cui la musica diventa l’elemento fondamentale e caratterizzante: attraverso la musica anche i concetti, le atmosfere vengono veicolati in modo emozionale, e quindi i messaggi risultano più efficaci. E questo è il vero dna di Settenote.

A questo punto, però, inizi a guardarti intorno con maggiore ampiezza…

Sì, i primi riscontri mi hanno dato coraggio e, con quel pizzico di follia sempre presente in me, ho cominciato a realizzare produzioni artistiche firmate Settenote, espressione della creatività mia e di chi decide di lavorare con me.

Quindi hai già dato forma a qualche nuova idea…

Recentemente abbiamo lanciato lo spettacolo Gialli in Fa Diesis, con un’anteprima dedicata agli operatori di settore che ci è servita per modificarlo e renderlo adatto ad essere portato in scena. L’idea è nata dal rapporto di fiducia e di stretta collaborazione che si è creato fra me e Mauro Bazzini, chitarrista del gruppo La Jazzeria, che mi ha contattato, senza conoscermi direttamente, dicendomi: “io suono in questo gruppo, vorrei fare qualcosa, cosa possiamo fare insieme?”…

Gli ho risposto che mi sarebbe piaciuto abbinare musica e testi creando un gioco di specchi attraverso il quale ognuno dei due aspetti potesse rimandare all’altro, potenziandosi reciprocamente, e producendo un esito artistico più incisivo.

Ci abbiamo ragionato e da questa riflessione comune è nato quello che poi abbiamo definito cabaret musicale a tinte gialle, una performance in cui l’attore Tony Rucco –  presto nuovamente sul piccolo schermo - impersona uno scrittore di gialli in cerca di ispirazione, e la Jazzeria esegue dei brani che mirano a fornirgliela, in un dialogo ironico e piacevole.

Come valuti questo “esperimento”…

Sono estremamente soddisfatta di essere arrivata a questo, perché ho visto nascere qualcosa che corrisponde agli obbiettivi che ci si era dati, ed ora è il momento di lavorare al lancio.
Lo spettacolo è stato scritto da Fabrizio Canciani, già autore di un volume di freddure a sfondo noir da cui ha tratto ispirazione per realizzare la sceneggiatura, ed inizialmente il luogo ideale in cui proporre l’idea ci era sembrato il locale in cui, ad esempio, animare un aperitivo.
Poi ci siamo accorti che lo spettacolo poteva avere una dimensione di tipo teatrale, in cui potesse suscitare maggiore attenzione, e quindi ci stiamo focalizzando sui teatri… spero di potervi dare presto una data!

Per quanto impegnativo non è l’unico progetto al quale stai lavorando…

No, tutt’altro, un’altra idea molto carina, nata peraltro con il medesimo approccio e le stesse modalità, vede invece abbinata la musica alla pittura: sulla scena ci sono un chitarrista, nonché carissimo amico, Tommaso Pedriali, che suona basso, chitarra ed aggeggi vari tra cui una specie di tastiera, ed un pittore, Nicola Nannini, che esegue un ritratto in tempo reale, stimolato dalle suggestioni musicali che provengono da Tommaso.

L’idea si chiama Opus, perché ha un richiamo ai tre momenti della creazione artistica in senso classico; in ambito pittorico si parte dai volumi, poi si giunge alla definizione delle luci e delle ombre, fino a chiarire il tutto attraverso il dettaglio.

Contemporaneamente, per quanto riguarda l’aspetto musicale, si attraversano anche qui tre tempi: prima il caos creativo, poi l’approfondimento, per giungere al cuore dell’atto creativo, ed infine il raggiungimento di una sorta di “pace” creativa, in cui si risolve, serenamente, questo impegnativo percorso.

Ci sono poi altri progetti, in fase ancora embrionale, sui quali per il momento... cade il silenzio stampa!

Durante la nascita di questi progetti hai avuto a che fare con l’ambiente musicale ovvero musicisti, produttori, tutta una serie di persone che ruotano intorno alla musica: quali impressioni ne hai ricavato considerando che, da semplice appassionata, lo avevi soltanto sfiorato esternamente…

E’ un ambiente completamente differente da quello giornalistico, specie quello della moda, a cui sono abituata. Lo è principalmente nei tempi, ma anche nei modi: talvolta i musicisti mancano di pragmatismo, un po’ ci discuto, un po’ mi spazientisco, ma in generale il connubio funziona.

Devo dire che la passione che trovo, quasi sempre, in chi suona è qualcosa che mi stuzzica e mi appaga, il motore che mi permette di andare oltre e costruire quella solida struttura di contatto con la realtà, che alle volte manca.
Diciamo quindi che l’ambiente è positivo, sicuramente, ed anche molto stimolante.

Stante un tipo di proposta artistica sicuramente differente dal solito, soprattutto dal punto di vista qualitativo, come invece ti sei trovata e ti sei rapportata con coloro che usufruiscono dei servizi di Settenote, ovvero i “clienti”; quando, dove e come hai trovato una sinergia con la tua idea di questo progetto, quando, dove e come invece hai trovato soggetti interessati esclusivamente al prodotto e non alla sua genesi…

Qui, possiamo dirlo, arrivano anche le cosiddette note dolenti: mi è capitato di avere a che fare con persone molto rigide nelle loro posizioni, pur non avendo un’adeguata cultura musicale. Spesso ho fatto fatica a far capire che, per esempio, determinati brani non sono adatti ad un tenore, non lo sono vocalmente ma nemmeno come gusto, e che i musicisti vanno rispettati, non sono dei jukebox, sono persone che hanno una determinata formazione, dei gusti propri e sul palcoscenico esprimono le loro emozioni, offrono se stessi. Un fattore di cui non si può fare a meno, anche per la riuscita stessa dell’evento.

Il mio compito non è solo quello di fornire, tout court, il musicista, il cantante, il gruppo, il dj, ma è quello di consigliare, di contestualizzare l’esibizione, di proporre la soluzione musicale che meglio interpreta l’atmosfera dell’evento.

Vanno considerati i gusti e la formazione di un musicista, dopodichè, certo, un minimo di elasticità ci vuole, e non è stato infrequente che delle volte, insistendo con alcuni musicisti e proponendo qualcosa di insolito o di non consueto per il loro repertorio, mi abbiano ringraziato perché ho contribuito a far loro scoprire aspetti artistici inediti che successivamente hanno inserito nelle loro performances.

Sono capitate, invece, situazioni di tipo opposto?

Certamente, mi è successo di rispondere a richieste molto precise fornendo programmi musicali in tema con l’evento, frutto di ricerche filologiche puntuali: brani aderenti ai contenuti di un convegno, per epoca e per tematiche, parallelismi di concept tra le suggestioni musicali e quelle visive nel corso di una mostra fotografica e altri casi del genere. Quando capita, è una soddisfazione immensa.

Da un punto di vista personale, di ascoltatrice, di fruitrice, come questa attività ha modificato il tuo rapporto con la musica…

Come ascoltatrice sono cambiata in questo senso: la mia attività mi ha abituato ad ascoltare anche cose che non sceglierei mai di ascoltare, trovando spesso stimoli interessanti. Una bella lezione contro gli inevitabili (quanto infondati) pregiudizi che l’abitudine genera.

Questo da un punto di vista più personale. In funzione del tuo lavoro, invece…

L’altro cambiamento rilevante, dovuto al fatto che mi piace lavorare con la musica e proporla mediata dalle mie idee, è che nel momento stesso in cui l’ascolto, tendo a vederla già “applicata”. Quando ciò che ascolto è molto valido ed evocativo, nella mia testa cominciano a frullare immagini e concetti e possibili realizzazioni. Mi è successo di recente con La Pètite Orchestre, un gruppo che riarrangia brani italiani ed internazionali degli anni ’30, ’40 e ’50. Sono straordinari e… per ora non posso dire altro, se non che stiamo lavorando e loro, come me, sono entusiasti.

Cosa c’è, allora, nel futuro di Settenote: idee anche azzardate, magari difficili da realizzare…

Nel futuro di Settenote c’è fondamentalmente un sogno, ovvero quello di declinare la musica secondo tutte le sue potenzialità espressive, facendo arrivare le sue irrinunciabili suggestioni ad un numero sempre maggiore di anime.

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