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Francesca Romana

Talento allo specchio

Francesca Romana Perrotta, leccese d’origine ma romagnola d’adozione, seppure molto giovane ha già alle spalle un curriculum di tutto rispetto, nel 2007 ha vinto il Premio Musicultura di Recanati, nel 2009 il Premio De Andrè come miglior interpretazione con il brano Storia clandestina. Nel corso del 2010 ha poi vinto sia il Premio “Miglior personalità artistica” al Premio Poggiobustone dedicato a Lucio Battisti sia, per la seconda volta, il festival Musicultura con il brano Il tuo nome e il veleno. Ha recentemente pubblicato il suo secondo disco Lo specchio, sentiamo cosa ha da raccontarci.

Il secondo disco per un’artista a volte è più difficile da realizzare che non quello d’esordio, perché da parte del pubblico e della critica c’è sempre un senso forte di attesa e allo stesso tempo il desiderio di vedere confermate le qualità mostrate in precedenza. Da parte dell’artista c’è poi l’eterno dilemma se proseguire lungo i solchi tracciati all’esordio o cercare di distaccarsene per non fossilizzarsi, come si pone secondo te il nuovo disco “Lo specchio” nei confronti del tuo primo disco “Vermiglio”?

 

Il mio secondo disco è semplicemente la spontanea continuazione del primo. E’ stato naturale proseguire nel percorso intrapreso con “Vermiglio”, dato che il filo rosso che lega molti dei brani è sempre lo stesso. Della critica, perlomeno mentre scrivo, non mi preoccupo, altrimenti diventa troppo limitante …

 

“Lo specchio” non è solo il titolo del tuo nuovo album ma anche il filo portante dell’intero lavoro. Da sempre simbolo principe della vanità femminile ma anche di uno sguardo interiore verso il proprio io, nelle varie canzoni del disco prevale ora l’uno ora l’altro atteggiamento, ma come si pone Francesca Romana come donna e come artista davanti allo specchio?

 

Come donna direi con molto senso critico … come artista ne sono affascinata, perché Lo Specchio è un oggetto magico, simbolo di ricerca del proprio alter ego, del nostro doppio, del nostro lato oscuro, che è sempre un mondo molto misterioso quindi attraente …

 

Un elemento che unisce sicuramente i due lavori è la presenza di una canzone dedicata volutamente a un colore, se in “Vermiglio” c’era “Canzone verde”, qui troviamo “Canzone blu”, quanto c’è di autobiografico in questa canzone?

 

I colori secondo me rimandano sempre a determinate emozioni, poi a me piace molto la pittura, perciò è importante la tonalità di un fatto, atmosfera, sentimento. Tonalità musicali e dei colori combaciano, il blu di “Canzone blu” rimanda alla malinconia romantica. E’ una storia vera, che ho vissuto, è una canzone sul disincanto. “Canzone verde” è una canzone sulla speranza.

 

In “Giovanna la pazza” hai voluto affrontare la vicenda personale di un personaggio storico controverso, oserei direi in bilico tra inconscia santità e ineluttabile pazzia, quasi una vittima predestinata del troppo amore. Perché questa scelta e perché hai scelto di utilizzare uno stile musicale insolitamente allegro a dispetto del dramma interiore vissuto dalla protagonista?

 

Perché mentre facevo ricerche su “Madame Bovary”, m’imbattevo continuamente in “Giovanna la pazza”, ne ho letto e studiato la vera storia e mi sono commossa. Così, in pochi minuti, è nata la canzone. Musicalmente sembra solare e leggera, mentre le parole del testo raccontano una storia struggente. Il testo non è in prima persona, è un’ipotetica vox populi che le dice” No, Madame, non è che puoi riprenderti le lacrime … son libere libellule, che volano dagli occhi neri ai tuoi pensieri” … magari è per questo che mi son permessa di andare oltre e seguire i miei gusti musicali.

 

I tuoi personaggi sono sempre un po’ angeli e un po’ demoni, convive in loro una dualità. In “Io e Biancaneve” questa dualità emerge con vigore e il personaggio di Biancaneve a un certo punto si sdoppia, prendendo le sembianze di Eva. Due donne, due mele, due vittime, personalmente ti senti più Biancaneve o più Eva?

 

Sono entrambe, come credo tutte le donne. Coesiste sempre sia la parte pura e bianca che quella più passionale e istintiva. Ecco perché non piace l’idea di Biancaneve così eterea e neanche l’idea che Eva debba necessariamente rappresentare il peccato sempre e comunque!

 

Questo tema della dualità, tra immagine reale e propria proiezione lo ritroviamo anche in “L’estranea”, la canzone forse che più di tutte rappresenta quest’ambiguità, questo gioco dei contrari, dove il quadro generale non è mai netto, ma anzi si confonde e allora realtà e fantasia si sovrappongono, così come bene e male non sono più così facilmente distinguibili. Non credi che l’ambiguità e ancor più spesso la mistificazione siano, oggi più che mai, il dramma della nostra società?

 

“L’estranea” parla del nostro alter ego, l’abbiamo tutti quel lato oscuro, ma non è necessariamente una cosa negativa, nel nostro mondo sotterraneo alberga spesso la magia!

Per quanto riguarda la nostra società credo che il vero dramma sia la scarsa importanza che diamo alla cultura.

 

Un momento forte del disco, anche musicalmente, poiché il brano suona decisamente rock, è “Mad Maria”. La vicenda è quella, conosciutissima, della peccatrice Maria Maddalena perdonata e amata da Gesù e il testo si muove in perfetto equilibrio tra sacro e profano. Sono tanti i temi trattati che s’intrecciano fra loro, c’è il ruolo delle donne, la loro libertà o meglio mancanza di libertà, il loro ruolo subalterno dentro una società di uomini, cosa mi dici in proposito?

 

Dico che hai colto il senso: Maddalena era semplicemente una donna, forse anche compagna di Gesù (secondo alcuni Vangeli apocrifi), una donna innamorata che ha deciso di intraprendere una nuova strada, di cambiare. Siamo ben lungi dalla peccatrice simbolo di donna perduta. Spesso le facili etichette sulle donne hanno rovinato le loro esistenze. L’essere umano ha troppe sfumature per rientrare in uno schema, un’etichetta.

 

Con la canzone “Il tuo nome e il veleno” che apre il disco sei riuscita ad aggiudicarti nel 2010, per la seconda volta (l’avevi già vinto nel 2007) il Premio musicultura ma questo riconoscimento è solo l’ultimo di una lunga serie. Credi però che premi della critica anche così prestigiosi, possano ancora servire a sensibilizzare l’opinione pubblica verso la canzone di qualità o oggi sono televisione e realty a determinare il successo o meno di un’artista?

 

I riconoscimenti, la critica ecc. servono a rendere merito ai talenti ma oggi è la televisione ed anche la radio che ti da popolarità. La massa non sa chi sia Francesca Romana, però io so che quelli come me hanno un loro pubblico di affezionati che col tempo tende ad ampliarsi. Il cantautore non rischia di scomparire nel giro di una stagione o se per qualche mese la radio non passa il suo brano! Puoi arrivare a 60, 70 anni e magari suonare nei teatri, col pubblico che ancora viene ad ascoltare quello che hai da dire. Non so se tutti quelli che oggi vanno nei talent show, in tarda età potranno sperare ancora in un pubblico e nei concerti dal vivo.

 

Restando in tema di concorsi canzoni e poesia, Pierangelo Bertoli nella sua canzone “Poeti” si esprimeva così “I poeti son poeti perché scrivono poesie / fanno a gara nei concorsi dove vincono bugie / nei concorsi col salame, con la medaglietta d'oro / hanno il vizio di spiegarti che i poeti sono loro”, tu invece in “Il poeta” canti “Poeta sei un poeta nel silenzio / Di un mondo troppo stanco e cambi il senso / Poesie che come gli uomini tradiscono la verità”. Mi sembra di cogliere un punto di contatto, cioè la poesia come distorsione della realtà, come un’illusione, anche se poi sia lui sia te finite per usare proprio la poesia nelle vostre canzoni, che ne pensi?

 

Penso che i poeti facciano magie, ma le magie sono anche inganni, come dico nella mia canzone. Mi piacciono quando scrivono nel loro silenzio, appunto … non piace quando leggono ciò che hanno scritto, preferisco che sia il lettore, in un altro momento e in solitudine a rileggere le loro parole. Parole che possono tradire, confondere … incantare; sono come canti di Sirene, bisogna stare attenti.

 

Mi sono già dilungato troppo, voglio solo rivolgere un invito a chi ci legge che è quello di ascoltare con attenzione le canzoni di Francesca Romana perché è una delle giovani cantautrici di maggiore personalità che abbiamo in Italia e invece, per ringraziarti della tua disponibilità, ti lascio lo spazio per pubblicizzare le tue prossime mosse musicali.

 

In realtà sono in tour da tanti mesi, precisamente da novembre! A fine luglio smetto per un po’ e mi riposo. Le mie ultime date si possono vedere su www.francescaromanamusic.it. L’album “Lo Specchio”, invece, è acquistabile sia nei negozi di dischi o librerie Feltrinelli altrimenti tramite tutti i digital stores a partire da iTunes.

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