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Marco Ongaro

«Un canto, una melodia, e un motivo per cantare»

  Lui è uno dei cantautori migliori che ci sono in Italia, esponente di quella generazione di artisti venuta dopo quella dell’epoca classica della canzone d’autore, e che quindi a quest’ultima ha potuto sviluppare le potenzialità. Stiamo parlando di Marco Ongaro, al quale abbiamo fatto qualche domanda sul nuovo disco Canzoni per adulti, uscito di recente. Diciamo subito che è un disco prezioso, forse il migliore in assoluto del cantautore veronese –  roba da Targa Tenco, tanto per capirci – e che quindi merita un’attenzione certosina da parte degli addetti ai lavori e da parte di chi apprezza la poetica d’autore.  

Partiamo dall’inizio: il disco si apre con due pezzi che da tempo fai dal vivo, Il Salvatore delle donne tristi e Il sostegno delle massaie, che fanno parte, assieme a Landru (Archivio postumia, 2005), della cosiddetta ‘Trilogia della donna’. Ce ne puoi parlare?

La Donna meriterebbe un’antologia, non una semplice trilogia. Infatti alla Donna dedico ogni disco e ogni parola che scrivo, anche quando parlo di Proibizionismo come in Anni Ruggenti o del destino umano come in Dio è altrove. Se si scrive è per la Donna, qualunque cosa si scriva, chi si è occupato anche marginalmente del ciclo arturiano questo non lo dimentica mai. La trilogia cui alludi riguarda piuttosto il concetto di definitivo e provvisorio in amore, tema che ho cercato di sviscerare anche in altre forme espressive, in teatro e in performance spettacolo sul Don Giovanni. La donna tradizionalmente ha bisogno di una promessa di durata definitiva per concedere il proprio amore, l’uomo è tenuto a fornirla anche se talora è consapevole di non poterla mantenere. La passione sfuma e l’amore diventa qualcos’altro, si fa coppia. La coppia resta unita o si sfalda. Provvisorio e definitivo sono gli attributi intorno cui ruota tutto il rapporto amoroso e sensuale. Landru è una canzone di Archivio Postumia, scritta nel 1987, che parla di un’idea ironica del definitivo. L’uomo che conquista serialmente donne che poi ammazza e brucia nella stufa per impossessarsi delle loro sostanze diventa emblema di una scelta definitiva in amore: i suoi baci saranno gli ultimi che sfioreranno le labbra delle malcapitate. Gli ultimi per loro ma non per lui. Si cristallizza così la differenza sostanziale tra l’amore maschile e quello femminile: la Donna cerca l’eternità, l’uomo la fraziona, la frammenta in mille provvisorietà. Ed ecco Il Salvatore delle donne tristi che «si aggira come un ladro» stavolta per salvare, non per uccidere. Non può sottrarsi al destino crudele dell’umana finitezza e del costume sociale che gli impediscono di salvarne più d’una contemporaneamente. Non appena ne salva una nuova, la precedente è destinata a soffrire. «Salvare e poi uccidere»: lo spettro di Landru lo segue come un’ombra in un film espressionista tedesco. Allora si cerca una terza via, quella del Sostegno delle massaie, in cui la funzione comunitaria supera l’ansia erotica impoverendone il significato. La multipla salvazione esige un cambio di dimensione. Si cucina, si cambiano i pannolini, si saltella di qua e di là per la città portando brioches e pizzette per non far sentire alle mille Donne bisognose la mancanza dell’uomo in una società numericamente sbilanciata al femminile. Così il provvisorio si traveste da definitivo reintroducendo, sempre per limitatezza fisico-sentimentale, la scarsa passionalità caratteristica della coppia di lungo corso. A dire il vero, esiste un’altra canzone che andrebbe a rendere tetralogico il discorso: Il fantasma baciatore, scritta dopo l’incisione di Canzoni per adulti, spinge ancora più in là l’argomento, ma c’è tempo. Per ora la si può ascoltare solo dal vivo.

 

Sono partito da questa domanda perché credo che in ogni buon cantautore debbano esserci delle tematiche riconoscibili, una poetica, una riscrittura del mondo attraverso il codice della canzone, ma usato in maniera del tutto personale. Sei d’accordo?

Sì, sono d’accordo. L’estensione della mia prima risposta lo testimonia.

 

Il Salvatore, Il sostegno delle massaie, D. J. sono d’altronde pezzi che rivisitano con altre angolazioni la figura di Don Giovanni: come mai proprio lui? Che ruolo può avere nella nostra società oggi questa figura?

«Una terapia sociale, una specie di dovere», canto in D. J. ed è proprio così. Si può dire di tutto, ma la Donna è meravigliosamente attratta dai donnaioli. Attratta e respinta. Non ce ne fossero in giro, si annoierebbe a morte. L’uomo che non s’incarica di far parte della schiera, lascia semplicemente il ruolo a qualcun altro che ispirerà un segreto sorriso malandrino nella ‘sua’ donna. Che il movimento sia repulsivo o di attrazione, è comunque un movimento necessario per vincere la piattezza sentimentale e arricchire il regno delle fantasie.

 

Credo ci sia almeno una doppia accezione di ‘canzoni per adulti’: da una parte sono ‘della maturità’, come in La scorta o La piccola amica, in cui solo un amore adulto o un sentimento emancipato può affrontare certi temi, sconfiggendo in alcuni casi anche la morte. Dall’altra l’accezione del ‘vietato ai minori’, come nella stessa figura di Don Giovanni o in brani come Feydeau, in cui inciuci e tradimenti riportano alla giostra degli amori carnali. Che mi dici?

La recente pubblicazione di un Don Giovanni per ragazzi firmato Alessandro Baricco rappresenta un tentativo d’includere i piccoli in una sfera concettuale che possono comprendere a spanne e dimostra un intento d’indagine antropologica oltre che di effettiva divulgazione. Anche il mio disco è molto amato dai bambini che hanno la possibilità di ascoltarlo, ma i motivi per cui lo amano saranno sempre diversi da quelli di un adulto. Un riff kletzmer, un’andatura saltellante. Non c’è preclusione, ma c’è maturità, come giustamente sottolinei. L’avviso non è per i bambini che si tengano alla larga, ma per gli adulti che si avvicinino. È un avvertimento per dire loro che sto parlando di qualcosa che ci riguarda, perché siamo cresciuti e si può anche ragionare su tutto questo meraviglioso sfacelo che ha a che vedere con l’amore, la vita e la morte. Feydeau non fa che accentuarne il lato farsesco, rammenta che si sta giocando, in qualunque caso, non importa quanto si soffra, si tratta di un gioco che sconfina nella pista dei clown con relativa orchestrina.

 

Musicalmente mi sembra un disco molto assortito: sia con diversi usi della melodia, partendo proprio dal grado zero della modulazione de Il Salvatore, passando per quelle più ribattute nella cellula ritmica, per esempio il giambo che a un certo punto isoli addirittura nel canto di Le risorse della tecnica, arrivando alle più classiche come D. J.; poi nei ritmi, sonorità e generi: vai agilmente dalla musica da camera al kletzmer. Cosa c’è dietro questo assortimento? È solo l’esigenza di trovare la giusta atmosfera per ogni brano?

È il distillato di anni di composizione. In questo disco confluiscono brani rimasti fuori da altri dischi, eseguiti per anni solo dal vivo, canzoni che aspettavano una collocazione, come La scorta che risale al 1992 o Feydeau e Cinque lettere, scritte nell’88 e rimaste fuori da Archivio Postumia. È con Archivio che ho cominciato a prenderci gusto a esibire cose vecchie come fossero nuove. È una tale soddisfazione vedere che si scrive una volta per tutte! Le canzoni a forza di essere suonate dal vivo trovano la loro dimensione ideale e, se il cd viene inciso in diretta come Archivio Postumia e come questo, trovano la loro versione senza che ci si debba pensare granché. Non si tratta di arrangiamento, ma di natura del brano, di affinamento dell’organico strumentale. 

 

Nel disco sono inserite due cover di Leonard Cohen: La ballata della cavalla assente e Ricordi. È una dichiarazione di appartenenza? Come mai proprio questi due brani?

Sono in tema come non mai. La ballata della cavalla assente parla della coppia e dell’impossibilità a mantenere viva la passione al suo interno, se non in un continuo allontanarsi e riavvicinarsi, in una costante contrattazione dei termini dell’accordo, un po’ come per l’Alleanza tra l’uomo e Dio nella concezione biblica ebraica. Il definitivo può essere forse raggiunto grazie a molte provvisorietà messe in sequenza dagli stessi elementi in scenari diversi. Cohen l’ha sempre saputa lunga al riguardo. Ricordi è il raccordo tra le due età: quella in cui si rammenta e quella rammentata. Entrambe sono tenute insieme dall’aspirazione e dal rifiuto della nudità. Da giovani si è restii a mostrarsi nudi, da vecchi pure, per motivi diversi. L’ansia di nudità del protagonista e la scienza con cui la ragazza la nega simboleggiano perfettamente la ‘questione maschio-femmina’ dalle origini alla fine. Lui vuole vederla nuda forse per curiosità, forse perché non sa com’è fatta una donna e la visione della nudità rappresenta il massimo possesso. Lei si nega a meno che lui non s’innamori. ‘Les jeux sont faites’: provvisorio e definitivo hanno iniziato la loro danza.

 

Immagina tra cento anni le tue canzoni rifatte su un palco. Ci saranno ovviamente altri gusti, altri suoni popular, una diversa e preziosa tara d’arrangiamento: cosa rimarrà dei tuoi brani? Qual è il loro peso netto, il corpo?

Sono principalmente peso netto, poiché gli apporti musicali si son fatti sempre più esigui e sostanziali. I gusti del pubblico sono vichiani, vanno a corsi e ricorsi. L’importante, come ho imparato da Archivio, è ricorrere il più possibile a strumenti veri rifuggendo l’elettronica. Saltato in aria tutto il sistema elettronico, la viola nuda suonerà ancora, come la voce. Dovrà esserci un canto, una melodia, e un motivo per cantare.

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