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Massimo Priviero

Un paese chiamato desiderio. E non sempre può essere il tuo

Incontriamo Massimo nel mezzo delle prove per il concerto del 15 ottobre all’Alcatraz di Milano. Prove incentrate soprattutto sui brani dell’ultimo lavoro, All’Italia, uscito subito dopo l’estate e che sta ricevendo plausi anche da un pubblico più ampio di quello tradizionalmente legato alle produzioni di Priviero.
Un album che mette in fila dodici brani (+ una bonus track) capaci di unire la migliore canzone d’autore con una voce e un imprinting musicale rock, quel rock che sa di ballate nordamericane dove a far scorrere l’emozione nella schiena sono le chitarre acustiche più che gli assoli dell’elettrica, il soffio dell’armonica, un arrangiamento mai invadente e un testo che arriva dritto al cuore. Giudizio parziale, visto che comunque bastano un paio di brani tirati come si deve a riequilibrare le dinamiche del disco (London e Rinascimento su tutte), ma di fatto con ‘All’Italia’ Priviero consegna al pubblico un album da ascoltare, più che da subire o da mettere in sottofondo.
Abbiamo già avuto modo di raccontare questo nuovo album sviscerando brano per brano (leggi la recensione), ma nelle domande che seguono cercheremo di farci raccontare la versione di chi quelle canzoni le ha scritte e non solo ascoltate…. Quel che ne esce è un cantautore consapevole del periodo storico che stiamo vivendo e che come tutti gli artisti dovrebbero fare, prende “chitarra e penna” e scrive, racconta, si fa raccontare, si fa testimone di storie antiche e nuove, storie di ordinaria emigrazione. Una voglia di rinascere e di ricostruire - non solo case ma anche se stessi – per non dimenticare che un altro mondo è possibile, un’altra occasione per ripartire davvero possiamo averla. Basta cercarla e volerla con forza. Come hanno fatto i protagonisti delle storie di questo album intenso e profondamente vero. Un invito All’Italia a prendere coscienza di cosa siamo stati e di cosa siamo diventati. Ma senza invettive, solo cruda realtà che però lascia in fondo sempre una speranza.

Un lavoro che ha dato il via ad una serie di concerti e di presentazioni, anzi a questo proposito segnaliamo la bella iniziativa “Salviamo il soldato disco”, voluta da Massimo per sensibilizzare il pubblico a tener vivi i negozi di dischi. Una serie di appuntamenti che lo hanno visto presentare live qualche brano del suo album in giro per il Nord Italia (leggi l’elenco dei primi incontri). Live e show case che troveranno il loro apice domenica 15 ottobre, quando Priviero sarà protagonista all’Alcatraz. Oltre due ore di spettacolo per raccontare le nuove canzoni senza dimenticare i suoi successi, un repertorio ben consolidato frutto di una carriera che ormai può contare su sedici album.
Una data importante quella di Milano all’Alcatraz, certo, ma non va dimenticato che dopo qualche giorno, venerdì 20, salirà su un altro prestigioso palco, quello dell’Ariston di Sanremo, invitato dal Premio Tenco. Un momento magico per questo cantautore veneto (ma milanese ormai da metà della sua vita), con una scrittura sempre in bilico tra rock e poesia, su cui spicca una voce calda e riconoscibilissima. Già, calda, come calda sarà l’atmosfera dell’Alcatraz e che come tutti i grandi eventi avrà un prologo, anzi due. A salire sul palco prima di Massimo saranno infatti due cantautori, accompagnati dalle rispettive band, parliamo di Carlo Ozzella e di Davide Buzzi.               Appuntamento a domenica 15 ottobre 2017 all’Alcatraz – Milano.
Tutte le info su:
http://alcatrazmilano.it/eventi/massimo-priviero/
oppure http://www.priviero.com/

La prima domanda sorge spontanea leggendo i titoli dei brani del tuo nuovo album ‘All’Italia’. Otto canzoni portano il nome di un luogo geografico, cosa lega tra di loro questi posti?
Sono luoghi di destinazione e anche di partenza, non sempre scelti, anzi, più spesso sono scelte costrette dagli eventi. Luoghi che hanno il comune denominatore nell’approdo di italiani che se ne vanno per motivazioni diverse, legate ad una particolare condizione storica e sociale figlia del tempo in cui questo avviene. Il filo rosso lega però le persone come i luoghi e lo puoi trovare soprattutto nella forza e nel coraggio di una scelta. La migrazione è scelta di coraggio prima di tutto. I luoghi di approdo sono tutti quelli possibili per costruire un nuovo pezzo di esistenza.

Ascoltando il disco emerge con forza la storia di nostri connazionali che abbandonavano tutto per poter avere una chance. Un discorso doloroso che potremmo rifare per qualsiasi altro migrante e qualsiasi altro luogo del mondo. Quanto è stato difficile raccontare queste storie?
Sarò sincero, non è stato difficile come può sembrare a prima vista. Per certi versi, nel momento in cui provi seriamente ad immedesimarti e capisci che puoi essere figlio, fratello o padre dei protagonisti delle canzoni, ecco che tutto diventa più vicino al tuo sentire, alla tua sensibilità di artista che vuole mettersi in gioco e diventare un tramite per raccontare quelle storie che potevano essere tue. E questo è quello che mi è successo.

Cioè intendi dire che, in qualche modo, ti sei sentito toccato in prima persona da storie che ti hanno raccontato o che hai vissuto magari indirettamente nei racconti orali dei nostri vecchi…
L’amore che mi lega a queste nuove canzoni di All’Italia mi ha spinto in una specie di empatia totale, talvolta con grande commozione. Prima dicevo che era stato ‘facile’ raccontare queste storie, mentre ora ti dico che il difficile è stato invece il non lasciarsi trasportare dalla commozione, razionalizzare questo dolore e nello stesso tempo il grande amore per la vita che ci trovi dentro.

Come hai scelto gli argomenti, i personaggi, hai seguito una logica o è la somma di ricordi, di letture, di conoscenze che avevi dentro e che hai messo su disco?
In realtà è un po’ tutto questo, mentre per scelta finale della scaletta ho finito col seguire una progressione diciamo storica. Come se ti chiedessi: che accadeva nel 1920 e poi nel ’40 e poi via via fino ai giorni nostri. In più non volevo assolutamente entrare in discorsi relativi a chi negli ultimi anni è venuto in Italia. Non volevo dar giudizi e neppure disegnare facili sovrapposizioni con termini come “noi e gli altri” che spesso si rivela sbagliata. Io scrivo, suono e canto delle storie umane che sento anche mie. Il resto vien da sé. L’intento è quello di dare un’emozione che possa far scattare una riflessione, lasciando poi chi ascolta libero di trarre le proprie conclusioni, se mai si può arrivare a capire fino in fondo le variabili che si muovono dentro ogni nome, ogni città, ogni sentimento di abbandono o accoglienza.

Tra i temi ricorrenti del disco troviamo quindi le migrazioni, ma quali sono invece i sogni e le speranze che possiamo e dobbiamo trasmettere a tutti quei giovani che decidono di rimanere?
Esistono dei valori che vanno difesi. Nella vita di ognuno di noi esiste una forza che possiamo scegliere dove indirizzarla, se in una direzione o in un’altra. Certo l’Italia non è un paese che definirei ‘normale’. Una maggioranza spesso cialtrona e conformista toglie il fiato a minoranze meravigliose che spesso lottano per sopravvivere. Vale in tutti i campi. I giovani migliori sono spesso costretti ad andarsene per assenza di opportunità, tuttavia il sogno e il lavoro per realizzare un’esistenza è per fortuna soprattutto un fatto individuale. I muri da abbattere sono solidi, ma val sempre la pena provare a tirarli giù per giocarsi le proprie carte. Questo come discorso generale, poi uno se ne può andare, specie se si sente costretto a farlo. Ma spero che lo faccia sempre con spirito nobile e con una forza interiore giusta. Siamo padroni del nostro destino e viviamo una volta sola.

Quanto è importante per te la Storia e quanto è impellente, nel momento in cui viviamo, il ricordarla attraverso le canzoni?
La Storia è maestra di vita, come fu scritto un giorno alla perfezione. Inutile ricordarlo (oppure no, meglio ricordarselo più spesso…), ma conoscere da dove veniamo ci può far capire meglio chi siamo e in caso dove siamo destinati ad andare. Ora, in questo disco si parla di italiani. Di ieri e di oggi. Mi vien da dire che il nostro miglior pregio spesso è il nostro peggior difetto e si chiama individualismo. Ecco, il giorno che acquisiremo meglio di oggi il concetto di quel che chiamiamo bene comune, certamente saremo un paese migliore di oggi, se mai questo un giorno succederà. E anche la nostra storia è lì a dirci questo.

Ascoltando il disco si nota un cambio di direzione negli arrangiamenti. Lo si percepisce più “scarno” o, come direbbero alcuni puristi del genere, più roots. Come mai questa svolta?
Non parlerei di svolta. Le canzoni sono nate chitarra voce e armonica, intorno a cui è stato costruito un arrangiamento di volta in volta diverso ma sempre molto essenziale. Le storie e le canzoni stesse hanno dettato il suono a cui siamo arrivati in fase produttiva. Credo fosse il modo migliore per far uscire voce, testo e se vuoi anche la commozione che c’è dentro, insieme alla forza intrinseca del racconto. Dove non ne sentivo la necessità non ho usato per forza chitarre elettriche, giusto per capirci, e seppur qualche brano ben tirato lo trovate anceh nel disco, ho lasciato che la trama mi dettasse le soluzioni armoniche e con queste il modo di costruirci l’arrangiamento (qui nella foto Massimo insieme ad Alex Cambise, polistrumentista da anni suo fianco e fidato compagno in studio e nei live, immortalati da Giuseppe Verrini alla festa del Buscadero del 2017).

 

Complimenti per il packaging e alle foto del libretto (tutte di Ferdinando Bassi), devo dire che i tuoi dischi sono sempre ben confezionati e non capita spesso di trovare simili prodotti ad un costo che rimane comunque contenuto.
Giro i tuoi ringraziamenti a chi se n’è occupato. In un’epoca di musica liquida, oggi se vuoi dare un oggetto fisico devi farlo al meglio, consapevole che questo limerà i margini delle vendite. La cura di un album anche nella parte package, almeno da parte mia, è figlia del rispetto e della considerazione che devi avere per chi decide di bussare alla tua porta. Tu entri in casa sua e devi farlo nel modo migliore che conosci. Con le canzoni, che rimangono ovviamente il cuore della tua proposta, ma nel limite del possibile anche con i dettagli.

A quale canzone del nuovo album Massimo Priviero è più legato? e quale è stata la sua genesi?
Sembrerò banale, ma è una risposta impossibile. Ogni canzone è figlia di un tuo stato d’animo e di una tua particolare ispirazione. A seconda di quando me lo chiedi potrei indicarti un titolo o un altro. Ma forse, per far strappo alla regola e perché in questo momento la sento particolarmente vicina, potrei dirti Basso Piave che è la bonus track del disco. Nel brano parlo della terra dove sono nato e cresciuto prima di venire, ormai trent’anni fa, a Milano. E questa canzone è stato un modo di guardarmi in fondo al cuore in modo particolare, come puoi immaginare. Credo che sarà difficile da suonare senza un po’ di commozione. Ma questo è.

Veniamo al Live di presentazione dell’album che si terrà il 15 Ottobre a Milano presso L’Alcatraz, come hai pensato di presentare le nuove canzoni dell’album, hai in serbo qualche sorpresa particolare?
Eh, eh, le sorprese non si svelano prima. Ce ne saranno tante. Per ora mi limito a dirti che sarà un live che vivrà due momenti distinti. Una prima parte dal sapore più acustico e incentrata sulla voglia di far arrivare al pubblico anche la poetica dei testi, con brani che saranno tratti dall’ultimo lavoro ‘All’Italia’ e una seconda parte decisamente più elettrica, tipo assalto a Forte Apache. Spero di aver reso l’idea…

Hai reso l’idea caro Massimo. Ma nel caso, aggiungiamo noi, se non dovesse bastare ecco la formazione che salirà sul palco dell’Alcatraz insieme a Massimo Priviero (chitarra, voce e armonica):

Alex Cambise (chitarre, mandolino, ukulele)
Ricky Maccabruni (pianoforte, fisarmonica)
Fabrizio Carletto (basso)
Oscar Palma (batteria)
Simone Jovenitti (tastiere, hammond)
Fabrizio Scotti (chitarra elettrica)
Chiara Cesano (violino)
Antonmarco Catania (pipes)
Lis Petty e Deborah Bosio (cori)

In apertura del concerto due set, uno con Carlo Ozzella ed uno con Davide Buzzi, entrambi sul palco con i lori rispettivi musicisti.

Foto di Ferdinando Bassi, GIuseppe Verrini
e prese dal sito di Massimo Priviero

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