Passano ..." />

ultime notizie

“Whisky Facile”: il disco di Carotone ...

Il 23 novembre ricorrevano i 100 anni dalla nascita di Ferdinando ‘Fred’ Buscaglione, un grande della storia della canzone d’autore italiana, uno tra i primi a schernire e giocare ...

Fabio Treves

Blues alle masse!

  Lui è da tempo un’icona, anche se a dirglielo lo si farebbe arrabbiare. Oltre trent’anni di onesto, granitico e costante lavoro nel mondo musicale hanno fatto di Fabio Treves un artista dal quale è impossibile prescindere quando si vuole parlare di blues, o di musica, in maniera seria e competente. Oltre alle sue qualità artistiche Treves è una persona squisita, capace di esprimersi in maniera esplosiva sul palco (oltre al MOA, lo abbiamo visto recentemente anche alla Villa Reale di Monza e all’Idroscalo di Milano) e subito dopo firmare autografi, concedersi ai fan per una foto ricordo, scambiare quattro chiacchiere con gli amici in maniera informale e sincera mentre il sudore gli avvolge la maglietta. A riprova che un bravo musicista non ha bisogno di “maschere” per esprimersi nella sua interezza di artista e di uomo. Approfittando della sua presenza sul palco nel grande concerto che Davide Van De Sfroos ha tenuto il pomeriggio di domenica attorniandosi di musicisti provenienti dalle più disparate esperienze (basti citare Max Pezzali e Frankie Hi-Nrg...), gli abbiamo posto alcune domande alle quali ha dato le sue puntuali e precise risposte…       

 

 

Passano gli anni, passano le mode ma la Treves Blues Band è sempre in piedi e piena di grinta come si è potuto osservare al concerto di Blues in Idro del 28 luglio. Dov'è e qual è il “trucco...”?

Passione, lavoro duro, ore e ore al Pc per contattare tutti i siti e gli amici del Blues, disponibilità per incontri nei licei e Università, opera di diffusione attraverso la mia trasmissione a Lifegate, a Rock Tv, e sul mensile JAM…

 

La Treves blues Band è un gruppo forte e coeso e l'ultima formazione è probabilmente la migliore. Ci racconti qualcosa dei tuoi musicisti, quali i punti di forza, le caratteristiche peculiari?

Sì, ed è la più longeva, forse perché i musicisti attuali sono i più vicini al mio modo di intendere il BLUES, le caratteristiche sono le solite: voglia di macinare chilometri, desiderio di divertirsi e divertire la gente, suonare pensando ai grandi del passato e mai sentirsi appagati.

 

Armonica, chitarra, basso, batteria: null'altro che l'essenziale. Ma quanto contano il feeling e la passione nel costruire un bel concerto?

Nella musica, ma credo nella vita in generale, senza la passione non si va da nessuna parte! Ma a volte solo il feeling non basta, perché nel Blues spesso il percorso è davvero in salita.

 

Quanto è importante il pubblico in un concerto della Treves Blues Band?

Direi il 50%..Se arrivi in un posto dove il pubblico è moscio spetta alla band coinvolgerlo e portarlo al divertimento puro, a volte ci si riesce in pieno, altre volte si fa molta fatica..ma credo che ci si accorga subito appena saliti sul palco, cosa il pubblico si aspetti, e spesso il pubblico ti rimanda sul palco quello che tu dai..E nella vita per caso non è lo stesso? Prima o poi se sei generoso e positivo ti ritorna tutto indietro con gli interessi.

 

Da padre putativo del blues italico, quale consiglio daresti ai giovani musicisti che si avvicinano al blues, ascoltato e/o suonato?

Suonare, suonare tanto, per se stessi ma anche per quelli che magari sono meno fortunati di noi; farsi le ossa e una gavetta importante esibendosi in tutti i posti dove ci sia bisogno di buona musica senza tutti fronzoli che in altri generi servono solo per mascherare la pochezza degli interpreti ed il vuoto di valori. Pensare ai grandi padri fondatori come Muddy Waters o B.B.King che guidavano il trattore sotto il sole per ore e ore per poi suonare i ‘loro’ blues nelle bettole malfamate e per pochi dollari a sera. Non porsi obiettivi esagerati perché si può essere un bravo musicista anche senza Cd in circolazione, puoi essere in armonia con te stesso solo se ti senti “libero” di suonare quello che vuoi. Non bisogna lasciarsi ammaliare dai finti abbagli di certe trasmissioni televisive di successo (ahinoi..) dove SEI in quanto VINCI contro un altro.

 

In questo momento c'è qualche artista di blues che ti colpisce particolarmente oppure ritieni che il meglio è stato raccontato dai suoi padri storici?

Nel blues non si scopre e non si inventa niente. Detto ciò esistono moltissime realtà blues emergenti, in Italia e all’estero..Voglio sottolineare che ormai i musicisti italiani si sono fatti apprezzare anche all’estero, proprio perché il Blues si è affermato alla grande. Non è solo un genere musicale, ma un vero e proprio stile di vita.

 

Hai suonato in miriadi di luoghi e con tanti compagni di viaggio. Ci ricordi un concerto per te indimenticabile ed un artista che, sul palco con te, ti ha colpito in maniera particolare?

No, non posso citarne uno solo, farei torto a decine se non centinaia di grandi amici e belle situazioni vissute.. Ma come potrei dimenticare il mio “blues brother” Cooper Terry , “el negher dei Navilii” come si era auto soprannominato, o l’incontro con il mitico Mike Bloomfield, o di quella volta che il genio di Baltimora (Frank Zappa, ovviamente…) mi chiamò sul palco per duettare con lui? E poi il Festival Blues di Memphis con il Mississippi come sfondo naturale.. No, sono troppi i ricordi bellissimi che si accavallano nella mia mente per fermarmi solo su uno di questi.

 

Tu hai fatto un lavoro mirabile per la diffusione del blues: diretto, sul palco e nei dischi, ed indiretto, con la radio, articoli, pubblicazioni. Nonostante tutti i tuoi sforzi, e quelli di altri appassionati magari non così blasonati, il blues non ha superato il confine per raggiungere maggiori consensi. Un fatto costituzionale dettato dalla differenza di humus sociale, culturale, musicale rispetto agli U.S.A. oppure ritieni che, comunque, le nuove generazioni sono meno attente ad una musica che tocca l'anima ed il corpo mentre accordano fiducia a suoni effimeri? 

Mi permetto dal dissentire. Negli USA il Blues appartiene alla cultura profonda di un intero popolo, ma adesso sta passando un periodo non tanto prospero; nel resto del mondo la gente ha capito forse tardi l’importanza di questa musica”fonte”, ma nel corso degli anni sta recuperando il tempo perduto. Solo in Italia sono nati e si sono imposti all’attenzione del vasto pubblico dei Blues Festivals che sono molto più ricchi dal punto di vista artistico di quelli americani. Partendo dalla mia personale esperienza posso testimoniare di come il Blues sia uscito da quella “nicchia” polverosa nella quale era stato relegato da critici puristi e media asserviti al potere delle multinazionali! C’è chi sorrideva quando sono partito nella mia avventura Blues, alcuni di loro avevano puntato sul futuro del demenziale, del rock progressive italiano, sul cantautorato politico, sul free jazz di rottura. Mi sa che qualcosa vorrà pur dire se il BLUES è in ottima salute e i generi sopracitati non si sentono più. Tantissimi giovani si sono avvicinati al Blues, ogni giorno ricevo qualche demo davvero interessante, sono entusiasti, inesperti, ma desiderosi di percorrere a testa alta i sentieri del Blues, senza esitazioni e compromessi, e questo è quello che più conta.

 

C'è in circolazione un artista con il quale vorresti dividere il palco per un concerto da mandare a memoria? 

…con il Boss, senza togliere nulla ai miei grandi miti Blues come Billy Gibbons, Buddy Whittington e Huey Lewis!

 

 

 

Share |

0 commenti


Iscriviti al sito o accedi per inserire un commento


Altri articoli su Fabio Treves

Altri articoli di Rosario Pantaleo