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Respiro

Un violino e una voce: vento nuovo per la musica italiana

Il tacco d’Italia, la Puglia, continua a battere il ritmo e a far rimbalzare all’attenzione nazionale i suoi artisti. Dal Salento, da Lecce precisamente, arrivano I Respiro, duo formato dal violinista Francesco Del Prete e dalla cantante/attrice Lara Ingrosso, primi classificati all’ultima edizione (la 15ª per la precisione, svoltasi il 18 e 19 ottobre 2013) del Biella Festival con il brano Di lei, anche vincitori del ‘Premio Siae’ dedicato all’immenso Sergio Endrigo. Più in generale, il 2013 è stato un anno che li ha visti in lungo e in largo per lo stivale a fare incetta di premi e riconoscimenti, e oltre al già citato Biella Festival, hanno vinto il ‘Limatola Festival’ (finale a Caserta il 13 luglio), si sono classificati al secondo posto al Premio Lunezia (Massa Carrara, luglio) e Musica Controcorrente (sempre a luglio, a Collicello di Amelia - TR). Una solida preparazione tecnica e un bagaglio notevole di esperienze live, fanno di Del Prete un violinista “crossover”, capace di passare dalla musica classica al jazz, tuffandosi in vorticose sperimentazioni elettroniche, grazie a una pedaliera multi-effetto e a una loop-machine. Una voce precisa e significante, fa della Ingrosso una cantante fortemente slanciata verso la canzone d’autore e il teatro-canzone. Insieme danno vita a un progetto non certo originale in senso lato (ma cosa lo è oggi?) ma comunque capace di coinvolgere, un sound e una resa live valida ed efficace, capace di comunicare un bel groviglio di sensazioni ed emozioni. Il loro primo e omonimo EP autoprodotto è composto da quattro inediti (Brigitte, Di lei, Luce d’Iris, Treni di follia) più E poi vienimi a dire che questo amore non è grande come tutto il cielo sopra di noi (cover di Umberto Maria Giardini, in arte Moltheni, che nel 2009 la inserì nel suo album Ingrediente Novus), che rappresenta un buon biglietto da visita e fa ben sperare per il loro percorso artistico. Li abbiamo incontrati per farci raccontare un po’ di loro e dei progetti futuri. Se da qualche parte vi capita di scorgere un violino azzurro a cinque corde e una graziosa sagoma femminile, cercate di fermarvi un attimo a “respirare”…

 

Partiamo dal nome. Come l’avete scelto? Qual è il significato?
Lara: “Respiro” è tutto quel che c’è nell’attimo prima che il suono prenda vita. E tutto quel che c’è… ed è veramente tanto: studio, lavoro, esperienze, delusioni, dubbi, speranze, ma anche emozione, sogni, utopie. Non dimentichiamo che il respiro è il primo suono emesso da un essere umano; in un certo senso è già musica, insegna agli altri suoni a prendere quota, è la loro molla, si fa da parte senza mai lasciarli soli, lasciarci soli. Il “respiro” è di tutti ed è sempre diverso.

La formazione è composta solo da voce e violino. Una scelta o una necessità?
L: Poche necessità potrebbero limitare le nostre scelte, quindi è sicuramente una scelta. Il progetto “Respiro” altro non è che l’evoluzione del progetto per violino solo di Francesco, Corpi d’Arco, titolo omonimo di un cd pubblicato nel 2009.
Francesco: Dopo la laurea in violino classico presso il conservatorio di Lecce e gli studi jazz in Francia, mi sono gettato a capofitto in svariate esperienze live in giro per il mondo, collaborando con molti nomi autorevoli. A un certo punto, è stato piuttosto naturale da parte mia avvertire il bisogno di “sentirmi solo”. Per anni ho descritto il mio progetto Corpi d’Arco come l’esigenza e la voglia di superare lo stereotipo ormai radicato nell’immaginario collettivo che identifica il violino come uno strumento a utilizzo prettamente melodico, valorizzandone invece le qualità percussive, ritmiche, armoniche.
Solo poco tempo fa ho afferrato che l’esigenza era molto più intima e viscerale: scoprire e magari tirare fuori il vero me stesso; per farlo è stato necessario isolarsi, correre dei rischi, proponendo mie composizioni originali realizzate in maniera originale, solo con un violino a 5 corde collegato con pedaliere multieffetto e loop-machines. Ora, dopo quattro anni di concerti e numerose conferme, avverto una nuova urgenza, mettere a disposizione di una voce il mio violino e la mia musica: ecco i Respiro. La scelta di Lara è probabilmente dettata dal suo essere poliedrica: una giovanissima ma affermata cantante, attrice, scrittrice che ha tanta voglia di comunicare.

Quali sono i vostri artisti di riferimento? Che genere di musica ascoltate?
L: Ascoltiamo di tutto, non ci poniamo limiti in questo senso, purché si tratti di cose interessanti. I nostri ascolti si estendono da Pat Metheny a Frankie Hi-Nrg, da Fabrizio De André agli Area, da John Zorn a John Cage, e poi ancora Sigur Rós, Sting, Mia Martini, Niccolò Fabi, Cristina Donà, Esperanza Spalding, Annie Lennox, Björk... Io sono molto orientata anche verso la musica underground italiana: Il Teatro degli Orrori, Marta sui Tubi, Marlene Kuntz. Francesco predilige ascolti più “strumentali”: Turtle Island String Quartet, Esbjörn Svensson, Frank Zappa, Jaga Jazzist.

Domanda canonica ma essenziale per entrare meglio nel vostro mondo artistico: come nascono le vostre canzoni? C’è più ricerca o più istinto?
F: Partiamo dal presupposto che la ricerca non avrebbe senso se non ci fosse una buona percentuale d’istinto a motivarla. Persino nella ricerca scientifica c’è prima di ogni altra cosa la necessità di spiegare, di svelare qualcosa di ignoto, una naturale e ancestrale tensione dell’uomo a evolversi, a imparare, a curiosare qua e là.  Ci piace usare la ricerca per dare una forma compiuta e strutturata ai nostri grezzi sfoghi creativi. C’è prima di tutto una fase di improvvisazione mista a sperimentazione per raccogliere materiale; poi lentamente le idee che ci colpiscono seguono il loro corso e si stabilisce una struttura di partenza, nasce una linea melodica per violino… e qui viene la parte difficile per la cantante!
Generalmente il testo viene scritto dopo e quindi deve rientrare nei confini che la melodia definisce (più in là potrebbe avvenire il contrario) e poi si completa il lavoro con la scelta dei suoni e con l’arrangiamento prima su partitura e infine in studio. Le varie fasi di lavoro sono molto delicate perché tutti i suoni sono creati con archetto e violino; l’intento che ci siamo posti è quello di arrivare non solo agli addetti ai lavori ma soprattutto al grande pubblico.

La canzone è una forma musicale di comunicazione. C’è questa esigenza alla base del vostro progetto?
L: In primis, c’è un’esigenza di questo tipo alla base del nostro essere dei musicisti. Musica, teatro, regia, danza, scrittura, pittura, sono figli di un tentativo di comunicare al meglio, e lo fanno anche se cercano di non farlo, anche se apparentemente non c’è interazione con il pubblico. Per noi l’arte è prima di tutto un filtro; il palco ci dà il coraggio di tirare fuori gli scheletri dall’armadio, che poi la musica riscatta. Siamo narratori delle nostre vite e la narrazione è comunicazione.

Come dicevamo all'inizio, il brano Di lei vi ha dato numerose soddisfazioni (qui il video), per quel uso sapiente ed equilibrato del violino che Francesco ne fa nell'arrangiamento e nella melodia, a cui si unisce l'ottima resa vocale di Lara. Il risultato finale è un brano di ottima fattura. Come intendete proseguire il vostro percorso artistico?
L: Ribadiamo il desiderio di coinvolgere una fetta di pubblico sempre più grande. Intanto continuiamo a studiare e proviamo a migliorarci, a scoprire e assecondare nuove possibilità all’interno del nostro stesso progetto. La nostra priorità al momento è pubblicare un primo album.

Qual è qualità umana e artistica dell’altro/a che ti attizza di più?
F: Quel che più mi impressiona di Lara è un atteggiamento che io reputo speciale e piuttosto singolare, e cioè la sua eccezionale propensione a dare un senso a tutto ciò che fa e a tutto ciò che la circonda. Inevitabilmente tale qualità si riflette anche sul suo modo di lavorare; nel duo lo manifesta mettendosi in discussione, con un’irrefrenabile voglia di imparare e perfezionarsi (nella foto a fianco un’immagine di Lara durante le riprese del video di Brigitte (https://www.youtube.com/watch?v=CveqLyONEwU)
L: La qualità umana di Francesco che più mi colpisce è l’assoluta sincerità, probabilmente anche la più difficile da apprezzare. La verità fa paura a tutti paradossalmente, invece lui ne è alla continua ricerca, non le dà tregua e allo stesso tempo la dona agli altri con indescrivibile naturalezza. In musica credo che le sue caratteristiche vincenti siano l’esplosiva creatività e la bravura nel non permettere alla stessa di minacciare il buon gusto, di nutrirsi di inutili eccessi, frutto indubbiamente delle sue notevoli conoscenze/competenze.

L’Isola della Musica Italiana è una realtà che valorizza la “canzone d’autore” nella sua accezione più ampia, cercando soprattutto nelle nuove generazioni, nei nuovi artisti, un confronto, un modo costruttivo per capire insieme verso che direzioni, con quali sfumature, si sta evolvendo. Spesso si abusa del termine “d’autore”, lo sappiamo bene, ma trovandoci di fronte ad una nuova proposta come la vostra la domanda e d’uopo…Voi vi sentite “d’autore”, o meglio, cosa significa per voi essere, proporre, “canzone/musica d’autore”?
L: Significa proporre “qualcosa di nuovo”, a prescindere dal fatto di essere cantautori o strumentisti. Crediamo sia un atteggiamento più che un modo di descrivere un genere. Francesco è sempre convinto che si possa dire di più con cinque note suonate nella maniera giusta piuttosto che con cento parole; io invece credo nell’immenso potere della parola. Cerchiamo di proporre cose nuove per quanto sia possibile, considerando che probabilmente tutto è già stato fatto e detto, ma i modi per fare e per dire sono ancora numerosi.

I vostri concerti come si configurano?
L: Dapprima lasciamo che sia la nostra musica a parlare e poi spieghiamo al pubblico in cosa consiste il progetto, come Francesco utilizza le pedaliere, come nascono le nostre canzoni. Portiamo in scena un repertorio di brani originali, impreziosito ogni tanto da omaggi ad artisti che amiamo molto, ad esempio Radiohead, Moltheni, Samuele Bersani, Sting, ma anche chicche più jazz. A metà spettacolo, Francesco interviene con un breve rimando a Corpi d’Arco, poi si prosegue insieme fino alla fine. In alcuni casi, se le condizioni sono favorevoli, presentiamo un vero e proprio spettacolo completo di videoproiezioni, ospiti, interventi di ogni tipo e dunque il concerto subisce una vera e propria rivoluzione nella struttura che ci piace chiamarlo “concerto-evento”. Il tutto senza dimenticare mai nei camerini una buona dose di ironia e leggerezza...

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