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Andrea Mirò

Una fenice in volo

Andrea Mirò ha imparato a volare, come un uccello, come “La Fenice”, titolo del suo ultimo album, il sesto per l'esattezza, dove la cantautrice si mette a nudo, in tutti i sensi, mostrando senza falsi pudori, la sua crescita artistica e la sua maturità. Andrea è una donna, sensibile ed intelligente, attenta al mondo e alle persone che la circondano, un individuo curioso, che come una spugna assorbe tutto quello che l'universo ha di buono e di brutto da offrirci, per poi trasformarlo in arte, in una melodia, in un testo. Insomma in una sua canzone, la sua.

   

“La Fenice” è il titolo del tuo ultimo lavoro. Sei anche tu dovuta rinascere dalle tue ceneri per riuscire a comporre questo album?

In realtà non si è trattato di una vera e propria rinascita, ma più di un nuovo periodo della mia vita. Ho scritto queste canzoni in una condizione nuova, di piena e sentita maturità. Tutto ciò si evince da questo disco, che nel complesso è molto essenziale ed omogeneo sia nelle musica che nella scrittura, nonostante i suoni siano molto ricercati. La figura della Fenice rappresenta me come un uccello che prende il volo.

Come mai la scelta di questa copertina con te ritratta coperta soltanto da una chitarra elettrica?

Infatti, sono io completamente nuda, coperta soltanto da uno strumento. Le canzoni sono molto chiare, trasparenti, sia per le tematiche che per la veste sonora e rispecchiano esattamente l'immagine di me nella copertina che è stata scelta appositamente per questo.

Come mai la scelta delle due cover “The riddle” di Nik Kershaw e “Hymne a l’amour” della Piaf?

Perchè prima di tutto è bello attingere dal passato, che ci ha dato così tanto a livello musicale e poi perchè penso che ad ogni modo l'esecuzione di una cover non tolga nulla al cantautore, anzi, aggiunge qualcosa. Io sono cresciuta negli anni '80 ed ho scelto “The Riddle” proprio per questo motivo, per fare un omaggio a Nik Kershaw e a quei mitici anni, che in realtà penso abbiano dato molto al mondo della musica. La cover della Piaf perchè mi sono sempre detta che mi sarebbe piaciuto tanto farne una prima o poi, ed eccola qui. Mi sono fermata più volte durante l'esecuzione di questo brano, a causa delle lacrime di commozione. Mi sono messa alla prova, l'ho rifatta a modo mio, in onore di un vero monumento storico, della prima vera rock star, che è Edith Piaf.

Dove e come è nata l'ispirazione per questo album?

Bè, “I figli degli altri” ha un anno di vita, poi ci sono state “Irraggiungibile”, “Hey Cowboy” e le altre sono venute a raffica, verso la fine dell'estate scorsa. Le più significative come “Prima che sia domani”, “Un piccolo graffio” e “Il viaggiatore” sono nate in una condizione che io chiamerei di illuminazione, uno stato di grazia, che fa nascere nella maniera più spontanea possibile sia musica che testo.

Cosa pensi della condizione femminile oggi, dato che anche questo è un tema che affronti all'interno del tuo nuovo album?

Bè, penso che sia molto complessa. Ci sono stati dei grandissimi cambiamenti, la donna è certamente più integrata nel mondo del lavoro, ma penso anche che non sia poi così un bene diventare uguale all'uomo o cercare di raggiungere i suoi stessi livelli, in ogni ambito. A me piacciono le donne forti, ma che sono in grado di mantenere la propria femminilità. Per le donne ci sono stati dei momenti davvero alti e dei momenti di cadute mostruose in realtà, basti vedere come sono diventate molte ragazze nel mondo di oggi. Tutte quelle donne che sculettano in tv di certo non le approvo, è un modello che viene dato e che vive nei media. Ad ogni modo per fortuna credo che esista una sorta di selezione naturale, dove non basta soltanto l'immagine per andare avanti ed avere successo. Credo che ci voglia anche la bravura, il talento e chi ce l'ha resta, chi non ce l'ha va a casa e viene tagliato fuori. Almeno spero che sia così. Anche perchè poi ci sono tutte quelle donne che hanno veramente una marcia in più, che sono forti, come la tata di mio figlio per esempio, che si occupa di prendersi cura di lui, nonostante abbia anche lei dei figli al suo paese che oltretutto vede soltanto una volta all'anno. Tutto ciò lo trovo alquanto paradossale..

 

C'è una canzone che ti rappresenta maggiormente in “La Fenice” o alla quale sei particolarmente affezionata, anche se solitamente dici di amare tutte le tue “creature” in egual misura?

Io direi musicalmente “Prima che sia domani”, “I figli degli altri” e “L'avversario”, nelle quali c'è un po' di tutto di me, tutto quello che mi piace.

Sei considerata una vera e propria cantautrice. Ti riconosci in questa etichetta anche se magari non apprezzi per l'appunto le etichettature?

Sì non sono una grande amante delle etichette, ma se cantautrice vuol dire una che si suona, si canta, si scrive e si fa i suoi pezzi allora sì, di certo sono una cantautrice, dato che oltretutto sono anche una polistrumentista.

E a parte la musica, Andrea, come affronta le problematiche, le paure che ogni giorno la vita ci pone di fronte, altro tema presente in “La Fenice”?

Io sono una che vede il bicchiere sempre mezzo pieno, sono una persona positiva, che fa mille cose e cerca di concluderle tutte. Sono una persona entusiasta, anche fin troppo a volte. Spesso provo ad essere un po' più cinica, ma è una caratteristica che proprio non mi appartiene, è inutile.

Com'è stato cantare il brano “Dimentica” con tuo marito Enrico Ruggeri?

Guarda, Enrico io lo chiamo, gli chiedo un parere, sempre dopo aver ormai finito di scrivere e comporre il tutto, solitamente alle 2,00 del mattino. Per “Dimentica” avevamo bisogno di una voce maschile ed è venuto semplicemente a cantare. Mi piace molto il rapporto artistico che abbiamo, perchè lui mi critica, è obiettivo, mi stronca quando è giusto stroncarmi e mi loda quando me lo merito. Per questo disco sono stata molto onorata, perchè quando gli ho chiesto un parere mi ha detto che per lui non c'era nulla da cambiare, era tutto perfetto così com'era.

Chi ti è stato vicino, chi ti ha aiutato e supportato durante la composizione di “La Fenice”?

Solitamente il mio è un lavoro che faccio in solitudine, scrivo in solitario. Sono tutte cose che mi appunto vivendo, guardando un film, viaggiando. Per esempio “Il viaggiatore” è una canzone che ho composto il giorno dopo aver visto “In to the wild”, un film bellissimo, di quelli che ti lasciano qualcosa, anche se con il mio brano non c'entra molto.

Ascoltando il disco mi è venuto in mente di farti una domanda.. Ti consideri più una “rocker” oppure una cantante pop?

Non so, se per pop s'intende vicina al popolo allora sì, sono anche pop. Se per rock s'intende non solo la chitarra, ma anche l'istinto allora sono anche rock. Per me è rock anche Paolo Conte che gracchia nel microfono. Io sono un po' di tutto, sono anche classica, folk, ho un romanticismo ottocentesco, non saprei etichettarmi. io faccio la musica che mi piace e faccio quello che mi pare e questo spiazza un po' tutti, anche gli addetti ai lavori, le case discografiche. Io ho un target vario e questo un po' infastidisce, ma così mi sento veramente libera, anche perché la musica secondo me non può essere incamerata. Ho anche la fortuna di avere un'etichetta indipendente, diciamo a conduzione familiare e questo di certo facilita le cose. L'importante è sempre e comunque divertirsi.

Hai già pronte delle date per il tuo prossimo tour?

Puoi vedere tutto sul mio sito http://www.andreamiro.it. Intanto ho iniziato un po' di promozione in giro per l'Italia, sono già stata a Perugia e sto un po' promuovendo la cosa nei borghi italiani, nei piccoli paesi. Sicuramente i miei live saranno un po' strani e varieranno sempre. Potrò essere da sola e suonare tutti gli strumenti da me, oppure essere con la mia band o soltanto in tre, dipende, sarà un tour molto dinamico. Ad ogni modo il tour vero e proprio inizia da settembre, dopo aver calcato il 21 giugno il Palco di San Siro per l'evento “Amiche per l'Abruzzo”.

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