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Vasco Rossi

Vasco sull’Isola

Vasco Rossi sull’Isola che non c’era. Non un’intervista normale tra lui ed un nostro giornalista, ma una raccolta di domande pensate da tutta la Redazione per il Rocker di Zocca, in questi giorni in uscita con il primo dvd di un concerto di un artista italiano girato in alta definizione (Il mondo che vorrei Live). Al centro dell’attenzione alcuni nodi della sua carriera, dal rapporto con la stampa alle canzoni date alla pubblicità passando per il suo (presunto) maschilismo. Sui quali Vasco ha detto la sua con franchezza e sincerità.


Che musica stai ascoltando ultimamente?
Nell’ultimo periodo ho cominciato ad apprezzare i Coldplay. Ma i miei preferiti sono sempre U2, Green Day, Offspring, Avril Lavigne, 30 Second to Mars, Stereophonics, My Chemical Romance, Audioslave. E la lista sarebbe ancora molto lunga.

Attualmente non sei in promozione e nemmeno in tour. Come vivi questi momenti di pausa?
Io non sono mai in pausa. Faccio progetti,  la vena creativa è  feconda.

Uno dei luoghi che frequenti spesso quando non sei in tour è Los Angeles. Come mai questa scelta?
È una città come un’altra sconosciuta e immensa, dove perdermi per ritrovarmi. C’è un bel clima e una bella luce.

In questa intervista volevamo affrontare con te alcuni nodi cruciali della tua carriera. Il primo è il rapporto con la stampa. Negli anni ottanta hai ricevuto molte critiche per il tuo stile di vita e il tuo modo di porti, soprattutto da parte dei giornali. Credi che questa cosa abbia in qualche modo aiutato la tua ascesa verso il successo nel diventare un personaggio sempre “contro”?
Non mi sono mai preoccupato dei giudizi o dei pregiudizi della stampa. Ho sempre pensato solo a scrivere canzoni oneste e sincere che provocassero le coscienze e arrivassero al cuore della gente.  Il resto è venuto da sé.

La stessa stampa che un tempo ti criticava moralisticamente oggi non manca mai di affibbiarti il cliché di “ribelle”. Ti senti tale?
Mi sento semplicemente una persona libera.

Questo cambio di prospettiva dagli anni ottanta ad oggi credi che abbia ostacolato o aiutato la tua ascesa al successo?
Credo che l’abbia ostacolato. Soprattutto tenendo lontani  molti,  per tanto tempo, dall’ascolto la mia musica. Ma alla fine la qualità delle canzoni ha vinto.

Chi sono per te oggi quelli che vivono davvero una Vita spericolata?
Io e tutti quelli che preferiscono una vita movimentata e ricca di esperienze piuttosto che una vita tranquilla, sicura e magari monotona.

Un’altra critica che nel tempo ti è stata mossa riguarda il presunto contenuto maschilista di alcune tue canzoni. Tu come la vedi? Capita che a volte in concerto, ad esempio su un brano come Rewind, tu faccia esplicitamente il segno “del triangolo”. Come credi sia vissuta dalla parte femminile del tuo pubblico questa cosa?
Come un gesto di grande affetto e sincera ammirazione per la cosiddetta “altra metà del cielo” e “loro” lo capiscono. 

Il tuo enorme successo degli ultimi venti-venticinque anni si è fermato sempre ai confini italiani o poco più in là. A cosa è dovuto ciò? A una sorta di pigrizia tua, all’importanza dei testi (in italiano), o a cos’altro?
Se all’estero non capiscono i miei testi è difficile che possano apprezzarli. Del resto io canto solo in italiano. E  non soffro certo  per mancanza di popolarità o successo. Non ho mai scritto canzoni per diventare popolare ma per commuovere soprattutto, per provocare divertire ed emozionare. Non credevo che sarei arrivato a un pubblico così vasto. Aver dato credibilità al linguaggio del rock “in italiano” tanto da superare gli stranieri e i grandi del rock mondiale, portando la gente negli stadi è stata la mia più grande soddisfazione.

A parte ciò va detto che tu hai fatto della coerenza artistica un tuo punto di forza. Non hai mai sentito la necessità di mutare il tuo stile o di cercare sfumature diverse nella tua musica?
Ho cercato di affinare e migliorare sempre di più il mio stile, rischiando comunque lo stesso ogni volta con nuove soluzioni e stando attento a non ripetermi mai.

Sei stato il primo in Italia a suonare in uno stadio e il primo a pubblicare un proprio video su internet, nell’ormai lontano 1996, ora il primo dvd di un concerto ad alta definizione. E per il futuro?
Per adesso sono concentrato sul primo concerto dal vivo registrato in alta definizione.

A proposito di novità e nuove tecnologie, l’ultimo nodo che vorremmo affrontare con te riguarda le canzoni che hai prestato alle pubblicità. Fino al 2006 le hai concesse, poi hai detto basta. Che cosa è cambiato? Il successo dei brani che hai concesso agli spot a tuo parere è stato dovuto anche a quello?
All’inizio la cosa mi divertiva. Lo spot della Chicco con Vita spericolata, «Come stai ti distingui dall’uomo comune» legato allo status di possedere un certo telefonino: erano ironiche e divertenti. Poi la Fiat, monumento nazionale, che chiedeva di utilizzare una canzone di Vasco Rossi, il più scomodo e discusso artista italiano, per lanciare l’ultimo modello, mi sembrava una bella rivincita. Ma il gioco è bello finchè dura poco. Quando ho cominciato a sentire le parole delle mie canzoni che venivano usate per sottolineare una determinata qualità o caratteristica del prodotto ho deciso che non era giusto. Le mie canzoni devono essere ascoltate e interpretate con il  cuore. Sarò presuntuoso ma le considero troppo importanti per essere ridotte a diventare slogan pubblicitari.  Nessun compenso o popolarità aggiunta può comprare il rispetto per quello che scrivo. Spesso la concessione dei diritti non dipende solo da me ma per quanto potrò cercherò di proteggerle.

Prima di alcune domande flash finali una curiosità che pochi sanno: il tuo nome ti è stato dato da tuo padre in onore di un compagno di prigionia che lui conobbe in Germania durante la seconda guerra mondiale. Che rapporto hai con questa cosa?
In realtà questo suo compagno lo aiutò e lo salvò dopo il bombardamento del campo di concentramento dove mio padre si era fatto tre anni di lavori forzati. Ne sono orgoglioso e fiero.

Infine ti chiediamo se puoi dirci, rispondendo senza pensarci troppo, quali sono le tre canzoni a cui sei più legato e quale la canzone di altri che avresti voluto scrivere.
Sono legato a tutte non potrei sceglierne solo tre. Invece sono tante anche quelle che avrei voluto scrivere. La prima che mi viene in mente è Quelli che di Jannacci.


 

(09/03/2009)

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