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Pietro Verna

Ubriachiamoci di bellezza

Qual è la vera vittoria? Quella che fa battere le mani o battere i cuori?” Questa frase di Pasolini ben rappresenta la filosofia dell’uomo e dell’artista Pietro Verna, cantautore della provincia di Bari che, dopo esperienze collettive in gruppi, decide di intraprendere un cammino personale di ricerca nella musica, senza però distaccarsi dal passato, ma anzi, portandolo sempre con sé. Semplicemente, ad un certo punto, Pietro prende coscienza dell’urgenza testuale di esprimere il proprio mondo.
Da questo percorso prende vita Ritratti, nel 2012, ma che in realtà nasce “da sempre, da una tenacia e caparbietà che non mi hanno mai abbandonato”, dice lui stesso. Un progetto che nasce nell’essenzialità di una voce e una chitarra, e che poi viene impreziosito e rivestito dal lavoro dell’amico Giovanni Chiapparino, cui vengono affidati i brani “nudi”.
Ogni canzone, un ritratto. Ogni canzone, una storia con un vestito diverso. Ogni canzone, un viaggio. Ogni canzone, un colore e un sapore. E allora ecco che si passa da un avvolgente e trascinante tango in Simbiosi, espressione di carnalità e sensualità animata da fisarmonica e percussioni, al ritmo giocoso di Passerà, a dispetto dello stato d’animo inquieto che traspare dalle parole. Una sorta di antidoto in musica alla negatività, alla ricerca di “difese immunitarie” e “distese distensive”. Mentre la sola chitarra di Luca Fortugno si accompagna alla voce di Pietro Verna nel brano InteriorMente, in “un riflesso sospeso tra spina e diamante”, a raccontare la parte più intima e nascosta di sé.
Dopo Ritratti non c’è stato, per ora, un secondo disco, ma l’artista pugliese non ha mai smesso di scrivere e cantare, di avere cose da dire, e ha continuato a farlo attraverso progetti personali multidisciplinari, meritevoli di far battere le mani, ma soprattutto tanti cuori. Compresi quelli de L’Isola che non c’era, che lo ha intervistato.

Vuoi raccontarci qualcosa in generale del tuo disco Ritratti? Come nasce e da dove prende spunto il titolo?
A proposito del mio disco Ritratti, è necessario dire - innanzitutto - che l'autoproduzione risale all’aprile del 2012. Le composizioni del disco partoriscono da una lunga indagine esistenziale.
I testi risultano multiformi, variopinti, e affrontano tematiche svariate: dalla descrizione della realtà genovese, all’analisi di profonde passioni umane, e di ritratti dell’anima. Il titolo Ritratti, infatti, attiene ad una dimensione spirituale ma concreta, la stessa di cui Alessandro Baricco racconta nel suo "Mr. Gwyn", romanzo nel quale il protagonista, decidendo di abbandonare la prosa, si approccia all’attività ritrattistica. È stato questo scritto ad ispirarmi nella scelta della titolazione dell'album. Ogni canzone è un ritratto, effigie di uno stato d’animo che ha (s)mosso ogni sfumatura d'ispirazione, ogni parte interna di me, ogni corda sensibile.

So che non ami approfondire il racconto dei tuoi brani, ma preferisci imbracciare la tua chitarra e cantarli, lasciando semplicemente che arrivino a chi li ascolta. Proviamo però comunque ad entrare nel vivo di alcuni di essi e sviscerarli. Per esempio Genova, “vestita di umanità”, nata passeggiando tra i vicoli della città è un omaggio al posto che è stato la culla di alcuni artisti fondamentali per la tua crescita artistica.
Per quanto concerne il "racconto" dei brani, preferisco che l'interpretazione sia soggettiva.
Ho sempre scritto canzoni per evitare troppi discorsi e/o svariate spiegazioni; amo dischiudere il mio microcosmo attraverso l'inchiostro e le corde. Più che una forma di vanitoso egocentrismo, per me rappresenta un'urgenza, un'esigenza catartica, un desiderio intrinseco al bisogno, un modo per stare al mondo e sentirmi - per quanto possibile - onestamente me stesso. Parlando di Genova, potrebbe apparire come un paradosso il fatto che un meridionale scriva e racconti di una città situata a circa 1.000 Km di distanza dal paese di residenza, ma è una canzone che - fondamentalmente - rappresenta una sorta di forma di riconoscenza nei confronti dei cantautori, dei poeti e degli artisti che questa città ha dignitosamente allevato nel suo grembo. In modo particolare, è un omaggio a Fabrizio De Andrè - mio punto di riferimento stabile, e viscerale, al quale ho anche dedicato una tesi di laurea.

Mi soffermerei ancora su due canzoni, nonostante l’intero lavoro inviti ad un continuo ascolto per la raffinatezza e piacevolezza degli arrangiamenti, la molteplicità di stili e la narratività dei testi, intrisi di poesia. Una è L'indifferenza, che tu definisci uno dei mali peggiori perché si traduce in una mancanza d’ascolto (“Chiedimi se sono felice, forse non ti risponderò, ma è già una carezza sul viso sapere che ci sei”). L’altra è invece Valzer mondano, che hai scritto sul tetto di una nave “che sembra sospesa tra cielo e mare, immersa nel buio di un cielo stellato” e nella quale sei spettatore e al tempo stesso protagonista del momento che stai vivendo.
L'indifferenza credo sia davvero il male peggiore, quel graffio insolente che logora l'umanità; penso sia doveroso e necessario contrastarla con la semplicità dei gesti, con l'attenzione e la cura dei dettagli, con l'ascolto denso ed intenso, con un po' di sana umiltà e curiosità.  
Valzer mondano  in effetti l'ho scritta sul tetto di una nave da crociera, in occasione del venticinquesimo anniversario di matrimonio dei miei genitori. Avevo volutamente deciso di isolarmi sul tetto di questa nave, assumendo un duplice ruolo (quasi pirandelliano): quello da spettatore nei confronti del mondo caotico e mondano che si consumava nei piani inferiori, e quello da protagonista, in relazione al perimetro silente e suggestivo in cui ero immerso. Da questa contrapposizione di ruoli, di volti, di approcci, è nata la piccola creatura.

Credo di non sbagliare se affermo che il tuo disco rispecchia completamente te stesso, negli intenti e nei contenuti. Le persone che ti conoscono da sempre dicono di te che sembri una persona all’apparenza schiva, ma che in realtà preferisci circondarti di pochi affetti importanti. La qualità che prevale sulla quantità. Una semplicità che è sinonimo di autenticità, anche se questa comporta a volte fragilità e paura, per evitare di aggrapparsi tutti i costi ad un mondo di Mezze verità, pensando che forse “sarebbe poi bastato tenersi per mano respirandosi leggeri, raccontandosi pensieri con gli occhi”. Non partecipi a tutti i concorsi musicali per cercare visibilità, calchi prevalentemente i palchi della tua terra. Il tuo disco è completamente autoprodotto, dalla progettazione alla promozione, nasce senza logiche quantitative e distributive ma con l’obiettivo di riconoscimento di un’identità artistica.  Sei d’accordo e soprattutto credi di averla trovata questa identità?
“Bisogna assomigliare alle parole che si dicono”, cita Stefano Benni, e sono pienamente d’accordo con lui. Ognuno, dall’esterno, appare tutto e nulla, ma ciò che conta è perseguire una strada – che poi approdi ad una casa – in cui ci si possa riconoscere, senza affanno. Il mio intento quotidiano è proprio questo: incedere, a piccoli passi, in un perimetro – chiamato “vita” – che non avverta l’urgenza di gesticolare parole, numeri, rumori assordanti, statistiche. Mi piace pensare che il gesto nudo, a volte, possa rivelarsi salvifico. Come le poche, ma compatte, presenze. Come la semplicità. Non cerco visibilità, ma qualcuno che si fermi ad ascoltare, senza essere investito dal tempo breve della fuga o delle scadenze. Amo i curiosi, e mi affascinano gli ubriachi di bellezza. Ritengo sia doveroso riconsiderare la grazia dei dettagli, dei passaggi, delle sfumature, degli incontri, dei confronti costruttivi, delle imperfezioni; le logiche quantitative, molto spesso, ci distraggono da tutto questo, e travolgono senza rispetto. Per quanto concerne la mia identità, vivo perennemenete con me stesso, ma vorrei ci fossero sempre nuovi segreti, piccoli anfratti, zone inesplorate che possano rendere sensato, ed intrigante, il cammino della scoperta. Ergo, una parte di me l’ho raccontata, ma ci sono ancora molte vite – in una sola esistenza – che è necessario immortalare con corde ed inchiostro.

“…e le parole come musica di seta mi prendevano per mano, e mi portavano lontano dove il cuore non si sente più lontano: dentro le immagini, nei libri e nella pelle di chi aveva già vissuto cose tanto uguali a me; nella follia d'essere uomo e nelle stelle per andare oltre il dolore più inguaribile che c'è; e le parole si riempivano d'amore, le sue parole diventavano d'amore, le sue parole diventavano l'amore… Cito Vecchioni perché so che lo stimi e che hai aperto dei suoi concerti a Bari qualche mese fa. Anche per te la “parola” riveste un ruolo molto speciale e si evince dai tuoi testi quanto ti piaccia giocarci e completarle con la musica. Ne sono testimonianza tra l’altro i progetti che hai costruito sull’interazione tra musica e poesia, avvalendoti di collaborazioni con altri  poliedrici artisti. A tal proposito, ne cito uno su tutti per l’amore che nutro nei confronti della sua scrittura, per la forza magnetica con cui arriva a chi lo legge, e cioè Bartolomeo Smaldone, poeta e scrittore oltre che operatore culturale di Altamura, con il quale ho scoperto quasi per caso che hai condiviso, oltre alle radici, quella che io chiamo “affinità elettiva”.
Ebbene sì, ho avuto il grosso privilegio e l’immenso onore di introdurre il concerto di Roberto Vecchioni, presso il Teatro Forma di Bari, lo scorso aprile: un’esperienza ineffabile, brividi dappertutto, sconfinato odore di poesia. Dice bene il Professore, la parola ti accompagna nell’altrove, ti ferisce, ti disseta, ti corteggia, ti logora, ti deprime, ti libera. La scelta di un linguaggio – esprimibile, poi, mediante rappresentazioni artistiche di varia natura – è appagante.
La collaborazione con Bartolomeo Smaldone è nata in modo spontaneo, e inaspettato. Ammiro molto la sua penna, e il suo darsi all'arte e alla poesia. Ha un modo di scrivere che sento vicino al mio mondo: concreto, tangibile, cinematografico. Così un giorno, senza affannate pretese, gli ho chiesto - se mai gli avesse fatto piacere - di inviarmi qualche sua poesia. Una tra queste, Mandami un bacio, ha sedotto elegantemente la mia attenzione, tant'è che - senza alcuno sforzo - ho deciso di vestirla con una mia musica. Siamo molto soddisfatti del risultato, e questa canzone farà parte del mio prossimo progetto musicale.

Non può mancare una domanda sul futuro più prossimo: stai scrivendo nuovi pezzi in questo periodo? Quali progetti hai in corso? Segnalaci qualche occasione per chi volesse ascoltarti dal vivo nelle prossime settimane.
Mi verrebbe da pensare ai versi di Vecchioni: “…non lo so se è meglio vivere che scrivere, so che scrivo forse perché non so vivere”, certo del fatto che scrivere - per me -  rappresenta un atto quotidiano, un gesto spontaneo e “distratto”. Ci sono nuove canzoni, nudi provini, vergini creature che attendono di affacciarsi a finestre dischiuse. Ben presto, infatti, mi dedicherò concretamente al nuovo disco; intanto, porto in giro fusioni di forme d’arte differenti, spettacoli che intrecciano musica, poesia, letteratura. Annuso – o almeno ci provo – ogni sprazzo di bellezza, ogni invito alla meraviglia. Sto anche preparando, col mio compagno di viaggio Francesco Galizia (polistrumentista, nella foto qui sopra insieme a Pietro), un omaggio, personalizzato, a Fabrizio De Andrè, che proporremo l’11 settembre a Barletta (BAT), presso la Terrazza del lido “Il Brigantino”. Il 12 settembre, invece, saremo a Lucera (FG), per un omaggio al cantautorato italiano; il 13 settembre, dopo un concerto pomeridiano che terremo in un lido di Monopoli (BA), avrò l’onore di introdurre, ad Adelfia (BA), il concerto di Michele Zarrillo. Il 18, del medesimo mese, io e Gabriele Zanini (scrittore) proporremo, a Noci (BA), un Reading Musicale dal titolo “Ho vissuto”: canzoni, ricordi, letture, frammenti di vita. Il 26/09 suonerò nei boschi di Cassano delle Murge (BA), durante un’escursione organizzata. E poi, seguiranno altri incontri.

(Foto di  Rosemary Niccassio e A.A.v.v.)

Prossimi appuntamenti:
- 11/09 - Terrazza de "Il Brigantino" (con F. Galizia) - Barletta (BAT);
- 12/09 - Piazza Duomo (con Francesco Galizia) - Lucera (FG);
- 13/09 - Lido Marzà (con Francesco Galizia) - Monopoli (BA);
- 13/09 - Piazza Cimarrusti (Open Act Michele Zarrillo) - Adelfia (BA);
- 18/09 - (con Gabriele Zanini) - Noci (BA);
- 26/09 - "Canzoni sulla Murgia" - Cassano delle Murge (BA);
- 18/10 - La Galleria Trani - (con Francesco Galizia) - Trani (BAT);
- 14/11 - Il Liocorno (con Francesco Galizia) - Bitetto (BA);

Ritratti (autoprodotto, 2012)

 

 

 

 

Tracce:
01. Mezze verità
02. Il vecchio e la dama
03. L’indifferenza
04. Cosa dice la notte
05. Tramonto
06. Autunno
07. Genova
08. InteriorMente
09. Simbiosi
10. Passerà
11. Valzer mondano

Musicisti:
Pietro Verna: voce, chitarra acustica  -  Giovanni Chiapparino: batteria, percussioni, vibrafono, shaker, pianoforte, piano rhodes, hammond, fisarmonica, melodica, programming  -  Alessio Campanozzi: basso elettrico, contrabbasso, basso fretless  -  Luigi Arciuli: chitarra elettrica  -  Domenico Lopez: chitarra classica, tres  -  Luca Fortugno: chitarra acustica  -  Andrea Campanella: clarinetto  -  Michele Jamil Marzella: trombone  -  Giuseppe Divagno: basso tuba, trombone basso  -  Gianni Gelao: bouzouki, mandola, flauti dolce e traverso  -  Roberto Piccirilli: violino  -  Scintilla Porfido: violoncello  -  Federica d’Agostino: voce

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