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Mirco Menna

118 frammenti apocrifi

Vitangelo Moscarda è un banchiere dalla vita tranquilla e sicura. Una mattina, mentre si sta guardando allo specchio, la moglie gli fa notare che il suo naso pende da una parte. Vitangelo stupito torna a guardarsi nello specchio e non si riconosce nella descrizione della moglie. Un po’ per volta scopre di non riconoscersi in nessuna delle definizioni che gli vengono appioppate. È come se quello specchio, in cui si rifletteva, si spaccasse e rimandasse la sua immagine frantumata in decine di possibili varianti. Da uno, Vitangelo, si trasforma in centomila.

Ci è tornato in mente il celeberrimo romanzo di Luigi Pirandello, Uno nessuno e centomila, leggendo il delizioso e spassoso libro d’esordio di Mirco Menna, 118 frammenti apocrifi (edito da Zona). Il cantautore bolognese, dopo la pubblicazione dello splendido lavoro dedicato a Domenico Modugno, Io Domenico e tu (nella cinquina per la Targa Tenco nella categoria Interpreti), raccoglie – in una sorta di piccola antologia tascabile – frammenti di brani scritti da improbabili autori dal nome altrettanto improbabile. Alle volte si tratta di folgoranti aforismi (“Era, in principio il verbo”), oppure di poesie (“Mi fa male pensarti/ non pensarti mi smarrisce/ mi fa male sentirti/ quando ho sete della tua voce/ ma fa male guardarti/ ma mi accontento di una fotografia/ mi fa male la tua vita/ e anche la mia”), o – ancora – di brevi saggi (musicali o dedicati alla meditazione) e veri e propri capitoli narrativi. Sono brani in cui Menna dimostra una grande capacità mimetica e in cui si spazia da più o meno evidenti influenze (da Caproni e Sanguineti a Kafka).

Ma ciò che rende spassoso il libro, non sono solo i brani antologizzati - e le splendide quindici illustrazioni di Giulia Pasa Frascari che accompagnano gli scritti - ma anche i nomi che Mirco Menna sceglie per i suoi improbabili autori. Ecco, allora, la poetessa (ovviamente ermetica!) Ungaretta Bignami, l’esperto di cabala Ninì La Smorfia, il pessimista Libero Del Gaudio, il narratore leopardiano Giacomo Del Villaggio. Giusto per citarne qualcheduno. Ma non finisce qui, perché ogni nome è abbinato ad un’opera da loro scritta. Cosa poteva scrivere il critico musicale Inaudito Muti se non il saggio Il costruttore di canzoni? Maria Apparente si dedica invece a L’essenza; Guido Errante a Passaggi e livelli. Proprio quest’ultimo titolo mostra come Menna si diverta un sacco a giocare con le parole. Così da Pirandello passiamo a Georges Perec (nella foto), passando per Stefano Bartezzaghi. L’aforisma (o la poesia) si coniuga ogni volta con il nome del suo fantomatico scrittore e con il suo titolo, in calembour spassosissimi. Tra tutti citiamo: “Non conviene far divorare la propria vita da nessun altro", aforisma scritto da tal Tessalo Niceno, tratto da l’opera L'autopasto.

Certo, ci si dirà, proprio gli esempi riportati dimostrano chiaramente come questi fantomatici personaggi nulla hanno a che fare con il suo autore. Inoltre se sono apocrifi – come il titolo dell’opera ricorda – vuol dire che sono, appunto finti, inautentici. Tutto vero, eppure a ben guardare la definizione corretta di apocrifo è “tenuto nascosto”, “segreto”. Vuoi vedere che questi personaggi sono le mille parti (i frammenti) nascosti dentro l’uno Mirco Menna? 
Sia come sia e al di là dei nostri cerebralismi da critici, resta il fatto che 118 frammenti apocrifi è un libricino davvero prezioso che vi consigliamo caldamente d’avere sotto mano. Volete mettere, poter leggere un brano di Irene Neri tratto dal suo romanzo Una vita da palindromo?!

 

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In dettaglio

  • Artista: Mirco Menna
  • Editore: Zona
  • Pagine: 160
  • Anno: 2014
  • Prezzo: 16.00 €

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