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Alexandre Ciarla

Battisti-Panella da Don Giovanni a Hegel

È un libro che mi ha fatto un poco arrabbiare questo Battisti-Panella, da Don Giovanni a Hegel di Alexandre Ciarla (con prefazione di Renzo Stefanel). Perché scritto male? Contraddittorio? Infarcito di assurdità? Niente affatto, semmai tutto l’opposto. Questo è un libro scritto bene, arguto, benissimo documentato e ricchissimo di spunti interessanti. E allora? Si chiederanno i miei venticinque lettori. Be’ il fatto è che da fan accanito del duo Battisti-Panella da tempo avevo in mente di scrivere un testo simile. Ciarla mi batte sul tempo e lo fa davvero bene. Chapeau.

Messe da parte le piccole frustrazioni del recensore, procediamo con ordine. Come tutti sanno dopo il 1980 Battisti rompe lo storico sodalizio con Mogol dopo un album non proprio imprescindibile come Una giornata uggiosa. Seguirà un disco per certi versi di transizione, E già (con i testi della moglie sotto lo pseudonimo di Velezia, ma in molti credono che ci sia in realtà sotto lo zampino dello stesso Battisti) e quindi la clamorosa collaborazione con il poeta romano Pasquale Panella. Sarà, il loro, un lavoro assolutamente rivoluzionario. Mentre Battisti si accinge a distruggere la sua immagine commerciale e mercificata (a poco a poco le canzoni dei dischi bianchi saranno privi di ritornello e privi persino di strumenti reali), Panella distrugge il lavoro fatto da Mogol, quanto il secondo proponeva un cliché amoroso in cui facilmente tutti potessero identificarsi, il primo è il creatore di una canzone ermetica, oscura, ricca di giochi di parole spesso al limite della comprensione. Insomma, una rivoluzione che non tutti riuscirono a capire a quel tempo.

Alexandre Ciarla ripercorre passo passo quel decennio artistico e come detto lo fa con arguzia e intelligenza, proponendo ipotesi magari discutibili ma che hanno la capacità di affascinare il lettore e costringerlo a riascoltare le canzoni del duo con un orecchio più attento.

L’assunto di base è quello che Pasquale Panella con il primo disco (Don Giovanni) volesse distruggere il discorso intrapreso dal suo predecessore. Battisti si era reso conto di essere diventato una sorta di macchietta di se stesso, si stava riproducendo all’infinito (come la minestra di pomodoro di warholiana memoria, non a caso riprodotta in quarta di copertina), la sua canzone era di facile accesso, tutti vi si potevano identificare e riconoscere. Di più, Battisti vestiva i panni ormai dello stesso Mogol cantando emozioni stereotipate in cui lui non credeva più. Panella sagacemente gli fa togliere quell’abito, smettendo le vesti dell’attaccapanni pronto a indossare tutti i sentimenti che gli ascoltatori vogliono. L’incipit della title-track in questo senso è esemplare (“l’inizio è già indiziario”, per dirla alla Panella) e graffiante nei confronti di Rapetti: “Non penso [io Battisti, perché canto ciò che tu mi cuci addosso] quindi tu [Mogol] sei”. Secondo Ciarla Don Giovanni (ma in realtà tutti i “bianchi”) si configura come un concept album in cui Panella mette alla berlina l’industria discografica che non sa fare altro che essere merce senza più spinta innovativa. Insomma, Don Giovanni sarebbe un album composto da meta-canzoni in cui si denuncia quanto le emozioni cantate siano puramente illusorie e artificiali.

Anche il secondo disco (L’apparenza) prosegue su questa strada, ma con uno sguardo che adesso si apre alla vita reale. Ciarla evidenzia come gran parte dei brani presentino un lessico teatrale e in qualche modo si rifacciano alla poetica pirandelliana: la vita è una grande pupazzata. Un’Apparenza, appunto. Svelata la quarta parete (“e l’anta si spalanca”), il duo adesso può davvero concentrarsi sull’esaminare la vita reale. Da questo momento - nei successivi tre dischi - non vi saranno più riflessioni sulla canzone ma ci si concentrerà sulla vita di tutti i giorni.

Di fatto, quindi, i successivi album - La sposa occidentale, Cosa succederà alla ragazza ed Hegel - saranno non solo concept album ma una vera e propria trilogia dedicata al tema dell’amore. Anche in questo caso con uno sguardo però disilluso e persino cinicamente sarcastico. La sposa occidentale ormai non ama più suo marito (affetto ampiamente ricambiato) ma i due rimangono insieme per convenzione, fingendo sentimenti che non provano più. Eppure quella stessa sposa una volta era stata una ragazza innamorata che noi seguiamo per una giornata intera (Cosa succederà alla ragazza), finché poi si rende conto che nei confronti del promesso sposo è diventata insensibile come un rinoceronte (e qui Ciarla trova uno splendido collegamento con Il rinoceronte di Ionesco). Alla fine forse l’unico momento in cui si è illusa di essere innamorata è durante gli anni liceali (Hegel).

Ciarla si sofferma nella sua analisi anche nel modo di comporre di Panella: come si accennava, il suo è un tipo di canzone che obbliga l’ascoltatore a non restare passivo ma a collaborare per una sua possibile comprensione. In questo modo “le canzoni dei bianchi sembrano non consumarsi mai, nemmeno con la più assidua ripetizione dell’ascolto”.

Certo non tutto è condivisibile in questa analisi - e Ciarla ne è ben consapevole vista la complessità e la voluta oscurità di Panella - e forse alcune interpretazioni sono un poco forzate. Però hanno il merito di accompagnarci in stanze che sono rimaste per troppo tempo oscure. Così come assente è completamente l’analisi metrica e soprattutto retorica, ma forse questo avrebbe appesantito il dettato. Semmai la vera critica che mi permetto di fare all’autore è un’altra. Per tutto il libro egli asserisce che Battisti scelse Panella come nuovo autore quando si rese conto che Mogol aveva preso in qualche modo il sopravvento sulla coppia. Paradossalmente questo però porterà Battisti sulla stessa strada dal momento che “le parole di Panella sembrano aver preso di nuovo il sopravvento sul cantato di Battisti”. Orbene, il problema è che forse inconsapevolmente lo stesso fa Ciarla, perché il vero protagonista indiscusso del libro è proprio Pasquale Panella e non Lucio Battisti (non una parola sul suo nuovo modo di comporre, sulla scomparsa degli strumenti e l’utilizzo dell’elettronica, per esempio). Forse per questo il titolo più corretto avrebbe dovuto essere Panella-Battisti (e non viceversa).

Resta il fatto che per gli amanti del Battisti post Mogol questo libro è imprescindibile (con buona pace del vostro povero recensore!) ecco il motivo per cui anche se pubblicato nel 2015 valeva la pena segnalarlo e recensirlo.

    

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In dettaglio

  • Artista: Alexandre Ciarla
  • Editore: Autoprodotto
  • Pagine: 234
  • Anno: 2015
  • Prezzo: 14.56 €

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