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Antonio Oleari

Demetrio Stratos – Gioia e rivoluzione di una voce

Canto per te che mi vieni a sentire, suono per te che non mi vuoi capire. Rido per te che non sai sognare. Suono per te, che non mi vuoi capire...”. Forse è partendo da queste parole di Gioia e Rivoluzione che è possibile immaginarsi, ad oltre trent’anni dalla sua scomparsa, la figura ideale ed ormai anche un pò mitizzata di Efstratios Demetriou, in italiano Demetrio Stratos. Un artista a tutto tondo, che il bel libro di Antonio Oleari riesce a non fare emergere come un santino, come una sorta di totem buono per tutte le stagioni, umori e situazioni, bensì di un uomo di grande sensibilià, umile e semplice, innamorato della musica e, particolarmente, delle sue pieghe più profonde e misteriose.


La storia che si mostra nel testo dell’autore è soprattutto narrata dai protagonisti, da coloro che hanno avuto il piacere di conoscere Demetrio, di saggiarne la sua concretezza ed il candore artistico, la sua disponibilità per gli altri, la sensibilità e la modestia pur essendo personaggio di grande caratura morale ed artistica. Dalle parole di chi ha percorso un tratto di strada con lui (Gianni Dall’Aglio dei Ribelli, i ricordi di Franz Di Cioccio e Giorgio Piazza, i suoi compagni dell’esperienza AREA, le parole di sua moglie Daniela Ronconi, gli scritti di Massimo Villa, Fabio Treves, Fabio Santini) emerge una personalità che travalica il lato artistico, già alto e pregnante, ed attraversa l’uomo nella sua integrità, fisicità, moralità.


L’artista Demetrio (cognome), paradossalmente, lascia spazio all’uomo Stratos (nome) ed alla sua quintessenza di sperimentatore e ricercatore mai fine a se stesso ma con l’idea, odisseica, di superare le convenzioni, lo stato delle cose, i punti di vista certificati e stratificati per andare sempre oltre l’orizzonte definito.

Questa è stata l’esperienza di vita e di arte di questo straordinario artista che già ai tempi dei Ribelli, nonstante cantasse come un perfetto “rhythm and blues singer” e suonasse l’organo Hammond in maniera pulita, efficace ed accattivante (applaudito anche da Stevie Wonder in più serate del post Sanremo del 1969) Demetrio guardava sempre più avanti e l’esperienza con la CRAMPS, del geniale Gianni Sassi, e dell’indimenticato soggetto musicale denominato AREA è stata l’evidenza di come alle spalle della sua ricerca artistica vi fosse il naturale ed insopprimibile bisogno di conoscere “cose nuove”, di fare esperienza diverse. E l’esperienza di AREA diversa lo fu realmente.

Intanto questo gruppo creò un suono mai sentito in precedenza (e che ancora oggi si stenta a reincontrare), uno stile di vita comunitario, pur tra le differenze di provenienza artistica dei suoi componenti e delle rispettive prospettive. Poi vi fu una continua lotta “per il pane quotidiano” perchè i pur innumerevoli concerti proposti in ogni angolo d’italia non rendevano ed, anzi, spesso ci si rimetteva. Per ultimo anche la ricerca più seria, professionale ed a-commerciale (con la generosa attenzione di un mostro sacro della musica sperimentale come John Cage) come quella da lui intrapresa veniva bollata da stereotipati ed improbabili rivoluzionari di giornata (di cui abbondava il nostro Paese negli anni ’70) che riteneva gli AREA non adeguatamente proletari (in sintesi: “se ci fate entrare gratis siete dei compagni, se fate pagare il biglietto siete biechi servi del capitale e noi sfondiamo”).


Il libro rende giustizia alle tante nefandezze del periodo (subite non solo dagli AREA mettendo a nudo l’ipocrisia per cui si doveva essere sempre più a sinistra di qualcun altro) e inquadra in maniera intelligente anche i percorsi della sperimentazione dove la voce, per Demetrio, diventava sempre più, insieme al corpo, uno strumento da ricercare e comprendere, utilizzando non solo la forma sonora ma anche la psicologia, l’antropologia, lo studio delle culture che del canto hanno fatto una forma di evidenza parareligiosa e mistica.

Questi studi, i suoi lavori sperimentali sono ancora oggi oggetto di attenzione profonda da aprte degli esperti del settore, siano essi fonologi, musicisti, antropologi perchè sono l’essenza di un uomo che ha cercato di penetrare in un mistero e, forse, il suo fisico non è stato in grado di opporre difesa alcuna alle resistenze poste dal mistero stesso. La sua malattia improvvisa ed imperiosa, è stato un duro colpo alle fantasie giovaniliste del tempo, la sua morte uno shock profondo per chi amava l’uomo e rispettava l’artista, il concerto del 14 giugno 1979 all’Arena di Milano, per una raccolta di fondi per pagare cure che non ci saranno, sarà uno spartiacque tra un prima e dopo, tra modalità per assistere ad un concerto di musica rock, cantautorale, progressiva che fosse, tra una vecchia idea di rivoluzione personale “tradita” e la realtà da interpretare e con la quale confrontarsi ogni giorno. Una storia interessante, intrigante e, soprattuto, vera e scritta in maniera corretta, informata e circostanziata. Un plauso anche alla bella introduzione di Gabriele Salvatores che impone una saggia riflessione sulle casualità dell’esistenza.

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In dettaglio

  • Artista: Antonio Oleari
  • Editore: Aereostella
  • Pagine: 225
  • Anno: 2009

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