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Federico Premi

Fabrizio De Andrè – un’ombra inquieta

Un libro pregnante, un libro profondo, un libro a tratti “ostile” nella testardagine di volerci accompagnare, a forza, su terreni che sembrano non avere nulla a che fare con “le canzoni”. Questo, e molto altro, è racchiuso nel saggio “Fabrizio De Andrè – un’ombra inquieta”, di Federico Premi. Il sottoltitolo, “ritratto di un pensatore anarchico” racchiude il senso e le ragioni di questo lavoro che scava nelle canzoni dell’artista genovese cercando di arrivare ai significati più profondi delle parole e dei versi scelti per approfondire il ragionamento intorno al De Andrè anarchico. Ma, attenzione, non è del De Andrè anarchico dal punto di vista politico che il libro vuol parlare bensì dell’uomo e dell’artista più profondamente libero e libertario, filosofo e religioso, laddove per religione si intendende il senso di libertà sotteso alla percezione d’essere parte di una realtà insondabile ed inesprimibile che si può chiamare Dio, cosmo, creato, destino, etica, natura e quant’altro dia senso compiuto al pensare ed al fare umano.

 

Il libro ha scrittura serrata ed intensa, con continui richiami ad annotazioni apposte da De Andrè su fogli sparsi ed a margine dei libri letti (documenti e libri ora custoditi dall’Università di Siena), che danno la misura della costante ricerca del senso della vita che ha animato il percorso terreno di Faber. Dai ragionamenti esposti ci si imbatte in una pensatore che aveva il coraggio di non accontentarsi mani del definito ma cercava, con costanza e con serietà, d’essere “anima salva” coerente e vera, sincera e volitiva, pur nei limiti delle umane difficoltà. Non un santino agiografico buono per tutte le stagioni e commemorazioni, quindi, ma un uomo capace di cercare, con caparbietà ed utilizzando il dono della musica e della parola, di volare oltre la linea dell’orizzonte riportando, una volta a casa, tutte le impressioni e le suggestioni incontrate nel suo “viaggio”.

 

Tante le figure che accompagnano i passaggi di questo libro: Canetti, Saramago, Mutis, Nietzsche, Osho Rajnesh, Foucault, Michaelstaedter, Thoureau, Jung, Holderlin e tante le parole ad essi “strappate” per farne una sorta di trama per i propri ragionamenti, le proprie riflessioni, le proprie suggestioni magari propedeutiche alla creazione di qualche testo, personaggio, storia, atmosfera interiore. Dalle pagine del libro si delinea, sempre di più, la figura di un’uomo colto e motivato, di una persona alla ricerca d’ogni fonte per soddisfare lapropria sete di conoscenza, un artista capace di fare della propria arte un mezzo per comunicare le proprie angosce ed indignazioni ma, anche, le proprie gioie ed ogni scoperta fatta.

 

Il senso della comunicazione dell’esperienza è palese in ogni pagina, in ogni passaggio esistenziale ed artistico, in tutta la poetica deandreiana frutto non del caso o dell’ispirazione, pur alta, del momento, ma di un percorso preciso e puntuale, profondo e spirituale. Una spiritualità forte e sanguigna ma, al contempo, staccata dalle cose del mondo tanto che, in certi passaggi descritti dal libro, pare quasi osserva una figura con tante sfaccettature che parrebbero fare discernere un approccio filosofico alquanto vicino alle tematiche care al buddismo (che, ricordiamo, è una filosofia di vita e non una religione). Tanti i richiami al fondamentale libro di Guido Harari “Una goccia di splendore” a riprova della fondamentale importanza di questo libro nella comprensione dell’uomo e dell’artista Fabrizio De Andrè.

Tanti gli stimoli e gli spunti per andare a cercare, su altri testi (vedesi la bibliografia e la lista dei nomi citati in appendice), gli sviluppi delle intuizioni e, sopratutto, dei dubbi che questo geniale artista ha recato con se nel corso della propria via. Umana ed artistica.

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In dettaglio

  • Artista: Federico Premi
  • Editore: Il Margine
  • Pagine: 196
  • Anno: 2009