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Matteo Torcinovich

Grafika 80! Italian New wave, Punk, Dark, Industrial

Iniziamo così. Riprendendo il titolo di un album e il nome di una band. Correva l’anno 1974: tilt (immagini per un orecchio), Arti & Mestieri. Ad introdurci fra le 800 immagini a colori, le grafiche e gli scritti che stanno nel libro. Un decennio musicale, quello degli Anni 80, a lungo e a torto spesso sottovalutato. Ed invece, alquanto florido e creaTTivo (con due ti). Realtà desiderose di mettersi alla prova e sotto l’insegna del D.I.Y. (Do It Yourself). Ancora, qualche passo indietro: nel ’76 si da vita al Consorzio Comunicazione Sonora al quale aderiscono alcune etichette indipendenti (Cooperativa L’Orchestra, Cramps Records, Divergo, Ultima Spiaggia, Zoo Records) che si uniscono per dare maggiore visibilità ai loro prodotti attraverso una distribuzione “altra”. Purtroppo, l’esperimento riesce a metà. Nel ’77 nasce Materiali Sonori, una label molto versatile e organizzatrice di eventi interdisciplinari. Nel ’79 a rompere gli indugi (nonostante gli autoriduttori circolino ancora) arriva in Italia Patti Smith, che tiene due affollatissimi concerti a Firenze e a Bologna. Sempre nello stesso anno, due eventi all’insegna del “cambia musica”. Ad aprile, si tiene al Palasport di Bologna, organizzato dall’Harpo’s Bazar, il “Festival Bologna Rock. Dalle cantine all’asfalto” che vede la partecipazione di Bieki, Confusional Quartet, Gaznevada, Luti Chroma, Naphta, Skiantos e del bluesman americano Andy J. Forest. Mentre a novembre, al Palalido di Milano, organizzata dal Centro Sociale Santa Marta, si tiene la kermesse “Rock e Metropoli. Rabbia e comportamenti giovanili degli anni ‘80” dove si avvicendano sul palco Kaos Rock, Gaznevada, Take Four Doses, Wind Open, Sorella Maldestra, Revolver, X-Rated, Skiantos.

E così, sempre con maggiore insistenza, si parla di “nuovo rock italiano”. Che ha diverse tipologie ed intraprende più percorsi, tanto che liquidarlo con le solite etichette, serve a poco. “Cronache” ad introdurci nel nuovo decennio. L’8 marzo ‘80 le
Kandeggina Gang tengono un concerto a Milano in cui lanciano verso il pubblico Tampax al sangue. A giugno, Jo Squillo & Co. decidono di presentarsi alle elezioni amministrative con una Lista Rock. Ma è flop. Poco importa, qualcosa di inedito è stato lanciato. Nel frattempo, riprendono ad arrivare le star internazionali. 100mila spettatori accorrono allo Stadio di San Siro per assistere al live di Bob Marley & The Wailers. A far loro da supporter ci sono la funky-band Average White Band, il bluesman Roberto Ciotti ed un giovane Pino Daniele. I Clash si esibiscono in Piazza Maggiore a Bologna (opening act: i Cafè Caracas con un “insospettabile” Raf tra i membri del gruppo). E quel che più conta è che si assiste all’evolversi di musiche sempre più espanse. Musicisti che inventano colonne sonore immaginarie, per rappresentazioni teatrali, si cimentano con la musica per ambienti, diventano musicisti-designer, stringono alleanze con scrittori e poeti e si rifanno a pratiche dadaiste, situazioniste, surrealiste. In una affascinante miscellanea di involucri e contenuti alla quale Matteo Torcinovich dà di nuovo lustro. Con i suoi esterni/interni che hanno a che fare con scaltri illustratori, fumettisti, fotografi. Quelli di Frigidaire, Mario Convertino (vi ricordate la trasmissione tv Mister Fantasy condotta da Carlo Massarini?), Massimo Giacon, Igor Tuveri (Igort) attuale direttore di Linus, Johnny Grieco, Roberto Masotti, Giacomo Spazio (Fuck Art Let’s Dance, sua l’immagine dell’allora cartolina promozionale che chiude il libro). Estrosità e fantasie non mancano ed è un gran bel vedere e sentire per i più curiosi. Tra le pagine, una sequenza di “reparti novità” dal sapore retro-futurista e che vede i contributi scritti di Mirco Salvadori, Vittore Baroni, Giorgia Fileni. Carta stampata: riviste come Musica 80 (tra gli ideatori, Franco Bolelli, che recentemente ci ha lasciati), e Vinile (Milano ’87, con un formato a 45 giri). Fanzine: Onda 400 (Pordenone ’80), Free (Firenze ’81), Tribal Cabaret (Roma ’82, ideata da Daniela Giombini, futura manager dei primi due tour dei Nirvana in Italia), Rockgarage (Venezia ’82), Drynamil (Milano ’83, mod-zine).

Un tripudio di forbici, colle, graffette, fotocopie, andar per tipografie negli anni della transizione dall’analogico al digitale. Mail-art, lo spedire per posta, il cliccare della computer-art. Copertine di dischi: gli “affreschi” filosovietici dei
CCCP, il ritorno ai Sixsties (Bianca Surf di Johnson Righeira), il Crollo nervoso dei Magazzini Criminali, i vari singoli dell’Italian Records, il Grande Complotto a Pordenone, i trax-act di Piermario Ciani. E pure una rinnovata Cramps Records, la Toast Records con gli psichedelici No Strange, Ivan Cattaneo (sua fu l’idea del look punk di Anna Oxa al Festival di Sanremo), l’italo-disco di Alexander Robotnick, i visual-artist Giovanotti Mondani Meccanici, il sound (post) fordista di Officine Schwartz e Tasaday. Non potevano mancare audiocassette e demotape. L’occasione per venire a sapere della Rosa Luxemburg Corporation e del collettivo veneziano Produzioni Tecnofobiche. Manifesti di concerti, inviti al nighclubbing (Tuxedo di Torino, Plastic di Milano, Slego di Rimini, Uonna di Roma, Aleph di Gabicce, Tenax di Firenze). Un meticoloso “reliquiario” (nomenklatura) con oltre 250 band e associati vari (’80-’89). Qualche nome: Krisma, Maurizio Marsico (Monofonic Orchestra), Litfiba, Not Moving, Detonazione, Denovo, Diaframma, Peter Sellers & The Hollywood Party, Lino e I Mistoterital, XX Century Zorro. Volume “tesoretto”: un melting pot per sgranare gli occhi, che induce a retropensieri come a nuove visioni. Perfettamente centrato e a suo modo strategico. E che non si sottrae dal fare i conti con quegli anni dai numerosi microcosmi.   

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In dettaglio

  • Artista: Matteo Torcinovich
  • Editore: Spittle/Goodfellas
  • Pagine: 271
  • Anno: 2020
  • Prezzo: 30.00 €