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Marco Di Pasquale

La parabola di Elio e le Storie tese

Si può scrivere un libro sulla propria band preferita (o almeno una delle preferite) senza cadere nell’agiografia? Sì, lo si può fare. E lo dimostra questo ottimo volumetto di Marco Di Pasquale, La parabola di Elio e le storie tese (edito da Haze). Un libro ricchissimo di citazioni, di aneddoti e - soprattutto di chiavi interpretative accattivanti e riccamente documentato. E l’impresa non era facile, perché sul “simpatico complessino” non solo sono stati scritti già importanti libri, ma soprattutto perché in rete si possono trovare diversi siti curati dai fan in cui trovare tutto ciò di cui si ha bisogno per rendere intellegibili le canzoni dei Nostri.

Prima di giungere alla teoria che Di pasquale vuole esporre, partiamo dal titolo e dal riferimento alla “parabola”. Tale termine deve essere letta in una duplice chiave: da una parte si rifà al termine evangelico di racconto - per dire che Di pasquale ci spiega alcune delle canzoni e degli album degli Elii - e dall’altro al percorso parabolico della loro carriera. Di più, l’autore si prefigge di “spiegare cosa c’è di veramente grande nelle canzoni di Eelst, cosa si nasconde dietro un frizzo o un lazzo, quali significati reconditi si rintracciano nella loro arte sublime”. 

La teoria che sottintende il libro è quello che Elio e soci avrebbero espresso il meglio della loro carriera nel trittico CRACCRACRICCRECR-Cicciput-Studentessi per poi iniziare una china discendente che li avrebbero portati agli ultimi due lavori in studio: L’album biango e Figgatta de Blanc. Ovviamente lasciamo al lettore scoprire il perché di questa lettura. Personalmente resto scettico su Craccracriccrecr che reputo disco inferiore per esempio a Eat the Phikis e che risente della perdita dolorosa di Feiez. Ma trattasi di scelta personale e più da fan, la mia; senz’altro ben argomenta invece l’autore.

Pur affermando di non voler seguire una scansione cronologica, di fatto Di Pasquale sembra poi però non riuscire a fuggire a tale intento, ripercorrendo le principali tappe della carriera del gruppo. Si passa, così, in rassegna l’analisi dei primi lavori, in particolare il secondo album ITALYAN, RUM CASUSU ÇIKTI che Di Pasquale considera un vero e proprio concept album sulla comicità. Davvero mirabili le letture de Il vitello dai piedi di balsa (considerata come una variante d’autore in musica pop) e de La vendetta del fantasma formaggino. Piuttosto curiosamente viene invece quasi tralasciato - salvo alcuni accenni - l’album che pure ha dato la maggiore notorietà agli Elii, Eat the phikis.

Come detto Di Pasquale considera la vetta del gruppo quelli che lui considera i dischi del volto: CRACCRACRICCRECR (il naso) - Cicciput (gli occhi) - Studentessi (la bocca). In questi lavori si assiste ad un salto di qualità tanto nell’elaborazione musicale quanto in quella testuale, dischi in cui dal semplice riso si passa prima al sarcasmo, poi al superamento del comico che mette in crisi l’intellettuale costretto a fare i conti con le contraddizioni e le ambiguità del mondo in cui vive, quindi al superamento stesso del concetto di intellettuale che si trasforma in semplice persona che fa i conti con le storture del mondo. I due dischi successivi perdono questa forza, questa evoluzione e si tramutano in lavori in cui si ripercorrono - seppure alle volte in maniera mirabile - certi clichés ormai ampiamente usati e abusati Ma, come si diceva, lascio ai lettori scoprire come Di Pasquale argomenta tale lettura affascinante.

Un libro ricco di riferimenti culturali alti e bassi, in cui si citano, tra gli altri,  Adorno, Montale, Frank Zappa (of course!), il Signor Bonaventura e Rocco Siffredi e che non può mancare nella biblioteca del fan eliano. Ma anche in quella di chi si è fermato ai cachi sanremesi!

P.S.: deve essere una sorta di deformazione professionale, la mia. Quando leggo un libro che mi piace molto cerco qualche piccolo errorino o qualche imprecisione. Spero non me ne vorrà Di Pasquale se lo faccio anche in questa occasione; si tratta pur sempre di sincero gesto di stima nei suoi confronti e nei confronti del suo lavoro. Ad un certo punto l’autore si domanda il perché di una canzone sulla Cinquecento (in Italyan, Rum Casusu Çikti); il fatto è che nel 1990 Eugenio Finardi, Enrico Ruggeri e Gino Paoli regalarono un jingle inedito alla Fiat per la pubblicità della nuova Cinquecento; presumo che Elio tragga da lì l’ispirazione. Parlando degli ultimi due dischi, Di Pasquale dice che mai “prima d’ora un album ufficiale di Eelst aveva ricalcato il titolo di un altro album”. Evidentemente l’autore si riferisce ai dischi in studio, perché in effetti nel 2001 Elio e soci diedero alle stampe un live dal curioso titolo Live in Japan pur non avendo mai suonato in suolo nipponico (sarcasticamente e paradossalmente il sottotitolo recitava: Live at Parco Capello, inesistente pacchetto nel centro di Milano, citato in Ragazza che limoni sola). Si tratta, naturalmente di un calco preso dal ben più famoso album live dei Deep Purple dallo stesso titolo (di più, persino la copertina era presa pari pari dal disco della band anglosassone). Insomma, se nei secoli passati si considerava il neo come simbolo della bellezza femminile, mi pare di rintracciare anche in questi due piccolissimi nei la bellezza di questo libro!

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In dettaglio

  • Artista: Marco Di Pasquale
  • Editore: Haze
  • Pagine: 133
  • Anno: 2018
  • Prezzo: 16.00 €

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