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10-11-12 settembre: Musica da Bere 2020

  L’undicesimo appuntamento con “Musica da Bere” - che anch’essa ha dovuto fare i conti con il Covid19 - sarà una tre giorni, con un’anteprima e due serate finali con ...

Andrea Podestà

Cosa bolle in pentola per il nuovo anno?

Tempo di Natale, tempo di strenne. E cosa c’è di meglio che trovare – o far trovare – sotto l’albero un bel libro (insieme ad un cd, ça va sans dire). Ecco, allora qualche consiglio per la letterina a Babbo Natale. Penna in mano e si parte.

Molto attiva come sempre l’Editrice Zona che ci propone diversi titoli interessanti. Pippo Augliera si occupa della vita straordinaria e tragica della grande Mia Martini in ‘Mia Martini. La voce dentro’. Un viaggio tra successi e incredibili pregiudizi per ricordare una delle più belle voci della nostra canzone. La giovanissima Camilla Fusai invece alimenta la già sostanziosa bibliografia vascorossiana con ‘Vasco Rossi, il tempo crea eroi’, un libro scritto da un’appassionata ma che ha il merito di analizzare in maniera rigorosa i testi del Blasco nazionale. E a proposito di personaggi spesso fuori dagli schemi, Nando Mainardi ci racconta Enzo Jannacci in ‘Enzo Jannacci, il genio del contropiede’. Una sorta di biografia artistica che farà felici i fans del medico-pianista, ma che può fungere da perfetta “introduzione” per chi invece ancora non conoscesse a fondo la sua (lunga e ricchissima) vita artistica.

Altro personaggio fuori dagli schemi è stato Piero Ciampi. Maestro lo è diventato per molti solo da morto. E lo è diventato anche per Gisela Scerman, che dopo ‘Piero Ciampi una vita a precipizio’ dà alle stampe (per Arcana) ‘Piero Ciampi. Maledetto poeta. Il cantautore livornese raccontato dai suoi amici’. La Scerman ha raccolto le testimonianze degli amici, dei collaboratori e dei colleghi di ieri e di oggi ricostruendo una vicenda umana e artistica davvero unica.

Chissà se conoscevano Piero Ciampi i nostri hippies negli anni Sessanta. Di loro si occupa Walter Pagliero per i tipi di Vololibero in ‘Barbonia City, una storia di hippies italiani’. Un testo ricchissimo di documenti (e impreziosito da un intervento di Fernanda Pivano) e in cui – chiaramente – non si parla solo di musica, ma di ideologie e di politica (il superamento del concetto di matrimonio, la libertà sessuale, la povertà contrapposta al consumismo imperante…). Un vero e proprio viaggio, insomma nel primo movimento sovversivo degli anni Sessanta.

In uscita a novembre ben due volumi curati Guido Harari. Per Tea ecco ‘Vinicio Capossela. Le fotografie di Guido Harari. Per Chiarelettere, invece, il fotografo propone una selezione di pensieri del grande Giorgio Gaber in ‘Quando parla Gaber. Pensieri e provocazioni per l'Italia.

Guido Michelone dà alle stampe per Effequ un volume davvero particolare: ‘Storia della canzone italiana in cento voci’, un libro per chi già se ne intende e per chi vuole saperne di più. La particolarità del volume sta nel fatto che la storia della nostra canzone moderna – come da titolo, d’altronde – è ripercorsa in cento voci-capitoli, alle volte molto brevi ma perfettamente funzionali (gli anni Cinquanta sono, per esempio, analizzati nei seguenti capitoli: Rock and roll; Parigi e Rio; Epigoni o imitatori; Urlatori; passatisti + etnomusicologi; americanismo; autoironici). Chiude il volume un’ampia rassegna di affermazioni d’autore sulla nostra canzone (fior da fiore citiamo Eugenio Finardi: “La classe politica di oggi non ha eroi e quindi non merita canzoni”. Amen!).

A proposito di schede, si getta nel mondo della canzone anche Zanichelli con il suo primo ‘Dizionario del Pop-Rock’ curato da Enzo Gentile e Alberto Tonti (e con prefazione di Carlo Verdone). Davanti a un libro simile le domande che si pone il lettore curioso sono solitamente: ci sarà l’artista X? Quante stellette avrà preso l’album Y? Be’ va da sé che ognuno potrà restare deluso o pienamente soddisfatto a secondo dei propri gusti musicali (non saranno un po’ troppi i dischi a 5 stelle, per esempio, di Fabrizio De André?) delle risposte che troverà. Va dato atto, però, agli autori di aver cercato di inserire non solo i numi tutelari della musica mainstream (internazionale e italiana) ma anche artisti meno conosciuti al grande pubblico e il cui contributo è stato (è) determinante nella storia della canzone. Ma il pericolo poteva anche essere inverso: esaltare gli artisti ormai consacrati a livello di critica e dimenticarsi di quelli che hanno comunque avuto negli anni passati successi duraturi e che Gentile e Tonti non trattano snobisticamente. Può, così, apparire davvero curioso (e a qualcuno farà arricciare il naso) vedere accostati nella stessa pagina i nomi di Pete Townshend e di Umberto Tozzi. Ma questo deve fare un vero Dizionario. Ecco, semmai il pericolo può essere - per necessità di troppo inserire - quello di ridurre eccessivamente la scheda critica (alle volte davvero breve), ma è un rischio in qualche modo inevitabile. Allegato al libro anche un cd rom per computer (sia per piattaforma Windows che Mac) che permette una consultazione rapida sul nostro terminale.

Davvero enciclopedica è anche l’impresa di Stefano Nobile che per i tipi di Carocci Editore ha preso in considerazione qualcosa come seimila canzoni e 500 album italiani nel suo ‘Mezzo secolo di canzoni italiane, una prospettiva sociologica (1960-2010)’. Come esplicita in qualche modo il titolo, Nobile è un sociologo “prestato” alla canzone. Il suo tentativo è quello di trovare una sorta di sintesi tra le varie discipline che si sono occupate negli ultimi anni della canzone italiana (Storiografia, Linguistica, Sociologia…) per giungere alla conclusione che davvero la canzone è un prodotto culturale che ci dà preziose informazioni sull’evoluzione sociale (e non solo) di un paese. Chi scrive ha più di un dubbio rispetto alla scelta adottata dall’autore di dividere la nostra discografia in “genere melodico”, “canzone d’autore” e “rock”. Non tanto perché – come d’altronde ammette lo stesso Nobile – alcuni autori possono rientrare in più filoni, ma perché il termine “canzone d’autore” va a confondersi con quello più generale di “cantautore”. All’inizio del capitolo ad essa dedicata, infatti, il sociologo fa combaciare la definizione di canzone d’autore con quella di cantautore (colui che da un certo momento storico in poi scrive ciò che canta). Ma così lo studioso deve confessare di aver dovuto estrapolare dalla categoria i nomi, per esempio, di Umberto Tozzi o di Biagio Antonacci che pure sono a tutti gli effetti cantautori (nell’eccezione data prima). Forse l’apertura alla definizione - per carità anch’essa discutibile - di “Cantautori Pop” avrebbe evitato problemi di collocazione. Ma a parte ciò la ricerca condotta si presenta davvero rigorosissimo. In due anni di lavoro, lo staff di Nobile ha analizzato circa seimila brani servendosi di una scheda che tenesse conto degli aspetti linguistici, dei contenuti e dei valori proposti dalle canzoni stesse. Non sempre magari è agevole e fluido addentrarsi in questa poderosa ricerca, ma l’intento finale sembra riuscito: dare conto di ciò che hanno davvero ascoltato la maggioranza degli italiani negli ultimi 50 anni!

Preso nota? Bene ci si vede in libreria!


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In dettaglio

  • Artista: Andrea Podestà
  • Anno: 2012