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Lucio Decaria-Domenico Giordano

Lucio Decaria – Domenico Giordano. Storie di Cantastorie–I folksingers a Reggio Calabria e provincia

Non molto tempo dopo aver raccontato, nel volume Tutte le frequenze occupate, la vicenda romantica ed avventurosa delle radio “libere” calabresi fra gli anni ’70 e gli anni ’80, il duo di autori composto da Lucio Decaria e Domenico Giordano torna a riproporre uno spaccato musicale, ma anche sociale e letterario, della terra di Calabria; questa volta si entra davvero nel cuore della vicenda artistica di questa regione, andando a raccontare l’evoluzione della musica folk locale, attraverso gli artisti ed i personaggi che ne hanno incarnato, durante gli anni, le differenti espressioni.

Storie di Cantastorie – I folksingers a Reggio Calabria e provincia negli anni ‘60’ ’70 e ’80, però, probabilmente anche al di là delle intenzioni degli autori stessi, apre uno squarcio molto più ampio sul fenomeno della musica tradizionale, popolare e folclorica, tracciando una sorta di percorso che, con i dovuti aggiustamenti, si può ritrovare anche in altre aree geografiche.

La narrazione si sviluppa attraverso una serie di interviste e di testimonianze, nelle quali i protagonisti di questa vicenda umana e culturale raccontano, ognuno dal proprio personale punto di vista, il percorso che li ha visti diventare, a vari livelli, protagonisti di questo fenomeno; a livello di grande pubblico, in linea di massima, i due nomi che si possono considerare “conosciuti”, anche al di fuori della regione, sono quelli di Otello Profazio e Mino Reitano, ma la realtà meno conosciuta racconta di artisti che, partiti dalle sagre di paese, sono arrivati a suonare all’estero, non solo in Europa, ma negli Stati Uniti, in Canada ed in Australia, mantenendo negli anni un ragguardevole successo fra le comunità di emigrati italiani residenti in quelle aree.

Una distribuzione a macchia d’olio, non valutabile certo dai dati di vendita, anche perché la circolazione di musicassette, 45 giri, 33 giri e cd, diciamo così, “non ufficiali”, spesso è stata enormemente superiore a quella dei supporti “regolari; certo è che un fenomeno apparentemente di nicchia, per molti fattori, non ultimo quello linguistico, appare invece assai più diffuso di quanto si possa immaginare.

Un altro elemento che traspare dalla narrazione di Decaria e Giordano è la assoluta non omogeneità del “genere”: il folk non si identifica in un solo tipo di musica, in un solo approccio alla musica, non è affatto monotematico, anzi; le radici del concetto di musica popolare, sono numerose, ben distinte e decisamente identificabili.

C’è una musica folk di tipo politico, quella che parla di diritti (spesso negati), di lavoro, di povertà, di sfruttamento, di contrapposizioni sociali, poi ce n’è un’altra di tipo più sociale, in cui gli argomenti trattati sono sempre il lavoro, ma visto dal punto di vista della fatica, della sofferenza, quello strappare dalla terra, o dal mare, quanto bastava per consentire ad una famiglia di vivere; ed ancora, i temi dell’emigrazione, e quindi del viaggio, della lontananza, della separazione, dell’ignoto verso il quale ci si dirigeva, uniti a quelli della speranza in una realtà che potesse essere migliore, e nella quale poter guardare al futuro senza l’angoscia del presente.

Poi c’è la musica cosiddetta “tradizionale”, quella che affonda le radici nel passato, andando a ripescare tutta quella letteratura orale, tramandata nei secoli anche sotto forma di canzone, o di canto, e che rappresenta la sintesi storica di una regione, o forse più correttamente di un’area geografica, ma soprattutto ne rappresenta il percorso umano e civile attraverso i secoli, recuperando il quale si rinsaldano i legami con le proprie radici più profonde.

Ad operare come una sorta di trait d’union fra tutta questa serie di istanze, il sentimento della malinconia, dello struggimento, che pervadono spesso la musica popolare in senso più generale, quella sensazione di mestizia per ciò che c’era, o ci sarebbe potuto essere, rispetto a quanto invece c’è adesso.

Tutta questa congerie di sensazioni si coglie in maniera viva ed evidente, nei racconti dei protagonisti, sia quelli più noti, che hanno avuto la possibilità di avere anche degli importanti passaggi televisivi, e quindi di conoscere platee molto più vaste, sia invece quelli cosiddetti “minori”, che percorrendo con continuità il territorio e portando in giro la loro musica, hanno fatto parte integrante di questa vicenda artistica ed umana, personaggi spesso legati fra loro, nati musicalmente insieme, e che poi hanno scelto strade differenti, ritrovandosi magari anni dopo per chiudere quella sorta di cerchio immaginario che sintetizza la storia delle loro carriere.

Una vicenda, quella narrata in queste pagine, ben lungi dall’essere conclusa se è vero che, ancora oggi, molti di quegli artisti calcano i palcoscenici delle loro provincie, oppure tornano periodicamente all’estero, presso quelle comunità italiane che li hanno, di fatto, adottati, ma non solo: ci sono molti giovani musicisti che si aggregano, creano gruppi, recuperano sonorità e narrazioni antiche e le ripropongono attraverso la propria sensibilità moderna.

La musica folk, nello specifico quella calabrese, che si emenda di fatto dagli ultimi trent’anni del secolo scorso, e guarda in avanti, attraverso nuovi suoni e nuove visioni, senza eliminare il proprio passato, ma cercando moderni e differenti possibili sviluppi.

La storia contenuta in Storie di Cantastorie è una sorta di diario, un diario delle radici da cui attingere un senso di appartenenza e di condivisione: il futuro, parafrasando Ruggeri, è un’ipotesi, tutta da scrivere e da raccontare, ma un futuro che, conoscendo molto bene da dove arriva, e come è giunto sino ai giorni nostri, proprio oggi inizia a nascere. 

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In dettaglio

  • Artista: Lucio Decaria-Domenico Giordano
  • Editore: Città Del Sole Editore
  • Pagine: 323
  • Anno: 2018
  • Prezzo: 18.00 €

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