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Guido Tassinari

Ma in fondo, delle note, chissenefrega. Vita, romanzo e miracoli della Banda degli Ottoni a Scoppio

Raccontata da Guido Tassinari in questo libro edito da Meltemi, scivola la storia di un gruppo molto particolare, dove a prevalere tra le 226 pagine è lo scalpitio di una banda “che te le suona”. Un ensemble aperto, in movimento, itinerante, che ha preferito il suono on the road al palco (anche se qualche volta ci è salita), a proprio agio fra megafoni e slogan nei cortei, nei presidi, nelle proteste di piazza. Fiati e dare fiato a chi non ha voce, agli ultimi, ai dimenticati, agli invisibili; un ‘avvicinamento’ militante non ortodosso ma con aromi di gioia e rivoluzione (magari stemperando tensioni quando salgono). Insolite coordinate (eppure, nel bel mezzo), attivate nella Milano del 1985. E quando occorre in trasferta, in Italia e all’estero. Abracadabra: per un’orchestrazione che sa di tradizioni, “recuperare” alla Gianni Bosio e alla Alan Lomax, il suono futuribile dei francesi Urban Sax, lo stesso orgoglio “all black” di una marching-band (ma qui, senz’altro, meno allineata nelle performance), il riecheggiare della Liberation Music Orchestra di Charlie Haden.

Poco importa se i repertori sono diversi, a far breccia è la stessa consapevolezza e caparbietà. Miscellanea con molte “sorelle”: Banda Roncati di Bologna, Titubanda di Roma, Fiati Sprecati di Firenze, Express Brass Band di Monaco, Fanfare Invisible di Parigi e altre ancora. Massima attenzione all’improvvisazione perché leggii, spartiti sì o no, sono cavilli facoltativi. L’archivio sonoro sta nella mente, nel rapportarsi con le persone a tu per tu, con gli umori della strada e nei loro “tour” c’è sempre qualcosa di inaspettato da esibire. Magari con fare clownesco. Basta curiosare nel loro “songbook/booknotes” per avere una mezza idea di come questo gruppo di musicisti riesce ad unire sacro e profano, impegno e divertimento: La società de li magnaccioni, La pappa col pomodoro, Addio Lugano bella, Cara moglie, La malarazza, La Titina, La cumparsita, L’Internazionale, Enola Gay, Fischia il vento, Luglio agosto settembre (nero), I Just Can’t Get Enough e via così.

Tutti brani ri/vestiti per l’occasione e materia viva per partecipazioni iconoclastiche. Bandi(s)ti tra cronache collettive, trasporti emozionali e il fare uso di diverse inflessioni ed articolazioni. Può succedere (ed è successo) in un Carnevale internazionalista, in una missione umanitaria a Cuba, in una Berlino stratificata tra punx/punk prima e dopo il Muro. Melodie social-popolari e forza ottonica che ravviva. Onde periferiche come probabili punti cardinali, ma anche quella volta che Dario Fo (che gli Ottoni, li aveva immortalati in un suo acquarello) ricevette il Nobel e con Franca Rame che arriva, ecco: “all’improvviso… dal nulla è apparsa una musicale di soli fiati con tamburi… accorrevano da punti diversi della città… suonavano insieme per la prima volta “Porta Romana bella, Porta Romana” a ritmo di samba…”. E nel corso degli anni, non potevano mancare una raccolta fondi per partecipare alla carovana di Action For Peace in Palestina, la guerra alle guerre, blitz/istintanee/sottolineature in fabbriche, centri sociali, manicomi, galere, balere, matrimoni e funerali. All’occorrenza: il gioco del football. ‘L’Atletico Ottoni’ alla prova in un torneo dalle regole curiose: “in momenti di particolare difficoltà e in situazioni di manifesta inferiorità una squadra può chiedere all’arbitro di concedere lo “stato di calamità” che permetterà alla squadra messa peggio di far entrare per qualche minuto due o tre giocatori in più per recuperare…”. Ed allora, appare limpido, luccicante e in toto che il migliore sanificante per gli Ottoni è l’utilizzo di lessici inediti.

 

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In dettaglio

  • Artista: Guido Tassinari
  • Editore: Melteni Eitore
  • Pagine: 226
  • Anno: 2020
  • Prezzo: 18.00 €

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