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Terry Rawlings

Mod. Vita pulita in circostanze difficili

Dopo dieci anni ho rivisto/ l’amico Bob/ con una giacca di cuoio/ con scritto su/ giorno per giorno io vivo/ io sono un Mod/ era firmato da Bob/ uno dei mods”. La parola mod giunse in Italia con questa canzone di Ricky Shayne nel 1966: fuori tempo massimo, zeppa di castronerie (a cominciare da quella “giacca di cuoio”), e manco a dirlo inutile per chi avesse voluto avere anche alla lontana un’idea del fenomeno.

Mod. Vita pulita in circostanza difficili di Terry Rawlings, il libro di cui ci accingiamo a parlare, descrive invece in modo molto efficace le origini e l’evoluzione del movimento modernista, sviluppatosi in Inghilterra alla fine degli anni Cinquanta. A very British phenomenon, è il sottotitolo dell’originale, definizione quantomeno calzante. Raccontiamone un po’ nel dettaglio.

Nati come reazione al conformismo e alla sciatteria dei giovani inglesi dell’epoca, i neonati mods adottano uno stile elegante e raffinato, indipendente dalla loro classe sociale (proletaria, nella maggior parte dei casi), ma necessariamente basato sulla creatività individuale. Attenzione al singolo dettaglio e voglia di distinguersi dalla massa sono i semplici principi che questi giovani fanno propri, rifacendosi a un’estetica ispirata al cinema francese e italiano. Ascoltano musica nera, jazz in primis, poi R’n’B e soul, guidano scooter Vespa o Lambretta, sono tutt’altro che contrari all’uso di droghe. Partiti come fenomeno di nicchia a Soho e in alcuni quartieri di Londra, i mods hanno un vero e proprio boom all’inizio degli anni Sessanta, tanto che alcune band (Who e Small Faces su tutte) incontrano il successo proprio ispirandosi al loro look.

Dopo la metà del decennio e i famosi scontri con i rivali rockers (molto enfatizzati in verità dai media inglesi), il movimento ha una flessione e cade un po’ nel dimenticatoio, soppiantato dalla nascente psichedelia, dalle sue camice a fiori e dai suoi party acidi.

Di tutto ciò in Italia non si sa assolutamente nulla in quegli anni; tanto è vero che Ricky Shayne, che nella sua hit si autodefinisce “Uno dei mods”, è vestito e pettinato come un rocker, vale a dire l’esatto opposto. Confrontate il suo look (e il suo taglio) con quello di alcuni mods, più in basso.

Con buona pace del pugliese-libanese Ricky, la parola “mod” in Italia non significa nulla fino al 1979, ci racconta Luca Frazzi, giornalista di “Rumore” e curatore dell’edizione italiana di Vita pulita in circostanze difficili. Subito dopo il punk, infatti, in Inghilterra torna in voga pian piano uno stile che sembrava dimenticato, ripreso prima da band allora poco note come Purple Hearts e Chords (e più famose come Jam), poi sdoganato anche all’estero dal film “Quadrophenia” di Franc Roddam. La pellicola, tratta dal disco omonimo degli Who, ha un buon successo anche in Italia ed è contemporanea ai primi vagiti della scena mod italiana. Ne saranno tra i pionieri Antonio “Tony Face” Bacciocchi, Demetrio Candeloro che diverrà il fondatore dei Four By Art, e Oskar Giammarinaro, noto oggi come cantante degli Statuto.

Il tutto comincia in modo artigianale, a cominciare dal riciclo degli eskimo dei fratelli maggiori, in mancanza di veri impermeabili parka. In breve prende però vita una scena, raccontata da Frazzi nell’appendice del volume, che dai primi concerti dei Four By Art e Spider Top Mods si diffonde in tutta la penisola, fino a creare una vera e propria rete, pensata proprio da Tony Face Bacciocchi.

 

Nascono i primi raduni italiani, come quello ormai storico di Rimini (nella foto, l’edizione del 1990), e nuove band sorgono col passare degli anni. Nessuna avrà successo a livello mainstream, eccezion fatta per gli Statuto, ma la scena mod durerà fino ad oggi, ancora molto viva con formazioni come Minivip, Emotionz, Link Quartet, Wigan Casino, un sito molto frequentato come www.italiamod.com, serate e celebrazioni da ricordare. In particolare un’occasione unica: le 15000 persone accorse a Torino per la Mod Night del Traffic Free Festival 2010, che vedeva insieme sul palco Paul Weller, i riuniti Specials e i nostrani Statuto.

Ci siamo occupati qui più diffusamente del mod in Italia, vista la nostra linea editoriale, anche se Mod. Vita pulita in circostanze difficili è più propriamente un libro sulla storia inglese del movimento, scritto da una delle sue anime, Terry Rawlings, già protagonista attivo del Mod Revival accanto ad alcune delle sue band più importanti. L’edizione italiana di Vita pulita presenta in realtà un’appendice di poche pagine dedicate alla scena nostrana: bastano però a lasciar trasparire un grande entusiasmo e una sincera voglia di raccontare come siano andate le cose, e come continuino ad evolversi.

Ai lettori già eruditi sul tema che vogliano invece approfondire la storia del mod in Italia, magari raccontata dalle sue voci, raccomandiamo invece queste letture: Mod Generations e Uscito vivo dagli anni Ottanta di Tony Face Bacciocchi, e Il migliore dei mondi possibili di Oskar Giammarinaro.

Vita pulita rimane invece un prezioso compendio, manuale se vogliamo, di “stile” (da integrare all’ottimo Mods - L’anima e lo stile di Paolo Hewitt), molto curato anche dal punto di vista grafico, con eccellenti fotografie d’epoca e testimonianze di tutti i maggiori protagonisti della scena originale e di quella revival, da Kenny Jones a Paul Weller, da Pete Meaden a Billy Hassett.

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In dettaglio

  • Artista: Terry Rawlings
  • Editore: Arcana
  • Pagine: 288
  • Anno: 2010
  • Prezzo: 20.00 €

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