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Sergio Secondiano Sacchi

Multifilter, mito e memoria del padre nella canzone

L’idea di scrivere un saggio sulla figura del padre nella musica, allegando allo stesso ben due cd con canzoni di differenti artisti, poteva essere partorita solamente ad un “cuore impavido” qual è Sergio Secondiano Sacchi. Un saggio di cui il curatore ha scritto un’introduzione colta e, sotto certi aspetti, strepitosa per la ricchezza di spunti e rimandi che la innervano. Una introduzione che va letta e sottoscritta per la sua acutezza ma, anche, per la sua freschezza che evita possibili e quasi inevitabili rischi di ‘cattedraticità’. Ma “il Sacchi” (qui in una foto di Roberto Molteni), non contento, ha chiesto a tanti musicisti e giornalisti, scrittori, amici, di scrivere un loro pensiero sulla figura del padre ed il loro contributo ha portato alla creazione di “quadretti” di vita e di pensiero davvero interessanti e variegati. Segno di una differente (e salutare) visione e gestione delle emozioni. Perché è chiaro che parlare del padre (come della madre) è anche parlare di sé stessi, del proprio vissuto, delle proprie radici. Il libro è composto da 208 pagine, fitte dei testi di cui sopra e con le liriche delle canzoni proposte (nei due cd raggiungono il ragguardevole numero di trentasei) che rendono l’ascolto il più vario possibile, grazie anche alle “escursioni” sonore e liriche che vanno a stimolare la fantasia degli ascoltatori. Non è facile in questi nostri tempi di ignobile dilettantismo culturale proporre un saggio come Multifilter, che ha l’intento di catturare l’attenzione di chi “legge-ascoltando/ascolta-leggendo”, ‘gravando’ il fruitore di questo lavoro di un compito arduo di questi tempi: quello di costruirsi un’opinione ed una cultura. Non solo, ma anche quello di scoprire la ricchezza della musica e della parola accompagnati/accompagnando un tema importante e “letale” per la nostra crescita, per il nostro presente e per il nostro futuro quando questo sarà popolato solo dai ricordi. Momento, questo, che tutti dovremo esorcizzare con forza quando arriverà…

È una lettura ed un ascolto importante quello proposto dal libro e dai cd allegati, che obbliga a seguire il percorso proposto con molta attenzione altrimenti si correrebbe il rischio di non avere il completo quadro, anche emotivo della situazione, perdendo per strada il senso del lavoro. Ma qui non si tratta di aprire porte o guardarsi allo specchio: qui ci è data l’occasione di un confronto serio e profondo con una parte della nostra storia, sia individuale che collettiva. Una storia, come ben compendiato dall’introduzione di Sacchi, che si innerva da un tempo ancestrale per arrivare al centro del cuore di ciascuno di noi, perché il Padre vivo e vero si incunea in quello che ne è Archetipo (o viceversa) e ne assorbe l’ancestrale bisogno di continuare a vivere nel figlio/nei figli per perpetuare il bisogno di immortalità. Ma come ben raccontano le pagine scritte per accompagnare ciascuno dei brani proposti, la vita (ci si perdoni l’ossimoro) è morte e questa colpisce anche i padri tranne, questo vale solo per chi crede nell’immanenza religiosa, per il Padre Eterno.

Ma qui entreremmo in altro ambito e, pertanto, decliniamo ulteriori considerazioni… Ma cosa colpisce, in particolare, di questo saggio oltre a quanto già indicato? L’umanità, il dolore, il senso di perdita, la malinconia, la nostalgia, il desiderio di un nuovo incontro con il proprio padre. Sentimenti e sensazioni, desideri e voglia di umanità che emergono, che esplodono, che colpiscono dalle parole (senza ovviamente limitare l’espressione ed i sentimenti degli altri autori) dei testi scritti da Antonio Silva, Andrea Satta (qui nella foto in alto), Paolo Archetti Maestri, Francesco Guccini. Un professore e tre musicisti. Uomini di passione e cultura, uomini abituati “alla ribalta”. Uomini, appunto, e se una pecca capita di trovarla quando si recensisce, quando cioè si porge il lavoro altrui allo sguardo, alle orecchie di - giocando con i paradossi - “un altro altrui”, quasi si compiesse il lavoro del medium, di chi cioè deve cercare di costruire, con ponti fatti di parole, un collegamento, tra entità differenti tra loro, forse l’abbiamo trovata. La pecca (o la domanda) riguarda la scarsa presenza del mondo femminile che, psicoanaliticamente parlando, è quello più vicino a quello della paternità. Infatti “Sei come tuo padre” è il grido più gettonato dalle madri alle figlie. Ovviamente “Sei come tua madre” è quello rivolto dai padri ai figli maschi… e tutto si tiene sull’equilibrio degli opposti, dello Yin e dello Yang che nella vita sorreggono, come gli elettroni ed i protoni, l’Universo intero. Ma anche questa è un'altra storia…. Altri interventi interessanti (e questo senza limitare né sminuire la presenza ed il contributo di alcuno), sono quelli di Gianni Mura, Luigi Bolognini, Franco Fabbri, Carlin Petrini, Dario Zigiotto (nella foto qui sopra), Mario De Luigi, che dai loro punti di vista e dalle loro esperienze (o da quelle altrui) lanciano spunti interessanti sul tema.

E la musica? Abbondante, quasi torrenziale, con interventi degli autori più diversi tra loro proprio a testimoniare che la diversità si raccoglie nell’unità. Vittorio De Scalzi che canta Quella carezza nella sera è delizioso, Massimo Priviero nella rilettura di Mon pere disait di Jaques Brel, tradotto da Enrico Medail, è emozionante, Mimmo Locasciulli nella sua versione di C’est quand qu’on va où di Séchan e Clerk (tradotta da Sacchi), è un soliloquio pieno di misteri. E poi ancora Peppe Voltarelli che porge una Tombstone Blues di Dylan (traduzione del sempiterno Sacchi) dalle mille sfaccettature, Alessio Lega che rilegge, con una intensa malinconia, La sera che partì mio padre di Jannacci, Ricky Gianco, sempre attivo e con la sua inesauribile verve, propone Dopo dieci anni, composizione originale di Sacchi; e ancora Tito Schipa Jr (qui a sinistra nella foto) con la bella Ho pensato a te, Papà, quasi una biografia del ricordo, Marco Ongaro con Il Fidanzatino, sorta di vademecum di una figlia ad un padre geloso del fidanzato (di Séchan e Oviede, versione di Sacchi), Claudia Crabuzza (a destra nella foto) propone la sua Mira que no, straziante appello al padre perché non muoia, i Tetês de Bois, raccontano di Legenfeld, sorta di viaggio nell’inferno di un lager in cui fu prigioniero il padre di Andrea Satta, Santino. Continua il fiume di musica e parole con Sergio Cammariere che interpreta da par suo Parole per Julia, canzone di Goytisolo e Ibanez, (traduzione di Sacchi), dove l’artista calabrese sciorina tutta la sua capacità evocativa, Yo Yo Mundi, con Il funerale del clown scavano nel ricordo del padre di Maestri, uomo socievole e sorridente; Mauro Ermanno Givanardi con Più notte di così propone uno sguardo lieve ed intenso sulla figura paterna, Fabrizio Pollio alle prese con Il figlio malpensante, propone l’eterna competizione tra fratelli (Caino e Abele, Giacobbe e Ismaele, Isacco ed Esaù, giusto per ricordare) e Luca Glielmetti, con La faccia del papà, propone un dolce ritratto dello sguardo del Padre. Ci fermiamo perché, come detto, le canzoni sono ben trentasei e meriterebbero commenti approfonditi.         

     

Per ultimo vorrei segnalare la parte “visiva” del libro, grazie alle belle immagini e disegni che sono disseminati tra le pagine del libro. Alcuni davvero di pregio ed originali che rappresentano un compendio davvero speciale ad un libro di pregevole fattura che vede il supporto del Club Tenco, di Cose di Amilcare e la collaborazione di Atena Informatica. Un’idea pensata a lungo e poi tenacemente messa in opera da Sergio Secondiano Sacchi, vera forza propulsiva e artista “polimorfico” capace di muoversi a 360° nell’ambito artistico, a cui dobbiamo riconoscere passione e capacità di proporre progetti di qualità mai scontati ed originali. Ed alla fine di questo excursus introduttivo alla lettura del libro ed all’ascolto dei CD, mi propongo per una mia “incursione” nel progetto segnalando che mi sarebbe piaciuto che nei brani ci fosse stato spazio anche per il brano Il ritorno di Giuseppe che ben ricordiamo ne La Buona Novella” (e sottolineo anche la bella versione che propose Eugenio Finardi nell’album del Il silenzio e lo spirito del 2003. Un brano che dove i Padri si confondono e la terra si unisce al cielo evitando confronti… Ma questo è solo un pensiero di chi scrive e, quindi, solo come innocua segnalazione ben consapevole del tema dei diritti, autorizzazioni, liberatorie e chi più ne ha ne metta…Già quello proposto è un monumento… ma se dopo un libro intero e trentasei canzoni vi vien voglia di aggiungerne una….

Tutte le foto sono prese dai rispettivi siti web o pagine facebook degli artisti

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In dettaglio

  • Artista: Sergio Secondiano Sacchi
  • Editore: Squilibri Editore
  • Pagine: 208
  • Anno: 2017
  • Prezzo: 25.00 €

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