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Alfieri Alessandro

Musica dei tempi bui. Nuove band italiane dinanzi alla catastrofe

Dopo l’ottimo Vasco. Il male: il trionfo della logica dell’identico (scritto a quattro mani con Paolo Talanca) torna ad occuparsi di musica il giornalista e studioso di filosofia Alessandro Alfieri. E lo fa con un davvero interessante volume dal titolo Musica dei tempi bui. Nuove band italiane dinnanzi alla catastrofe (per i tipi di Orthotes).
L’approccio di Alfieri nei confronti della musica è lontanissimo da quello tipico dei giornalisti musicali (cosa che in effetti egli non è). Un approccio che seppure in certe parti può risultare difficile, di certo è estremamente stimolante e interessante.

L’assunto di base da cui parte Alfieri è quello che in epoche di crisi – come quella che stiamo vivendo – economica, politica e sociale, l’arte (in particolare quella italiana) ha saputo rispondere con una vitalità sorprendente: “Lo spirito italiano ha sempre esorcizzato la catastrofe attraverso una produzione espressiva di tale livello da essere in grado di ergersi contro quella stessa catastrofe”. Basterà qui citare – a mo’ d’esempio – la grande stagione del cinema neorealista che nasce durante la catastrofe della seconda guerra mondiale e, in particolare, della lotta di Liberazione.
Ovviamente Alfieri si sofferma sulla realtà musicale italiana contemporanea. E altrettanto ovviamente non può non citare un filosofo a lui molto caro come Adorno (nella foto), che pure non era certo tenero verso la così detta popolar music! Già, la popular music. Proprio su questa espressione dovremo però intenderci. Se per il grande filosofo tedesco, essa rappresentava una sorta di svilimento (musica per le masse) rispetto alla grande arte (musica per pochi eletti). Per Alfieri non tutta la popular music è da buttare. Tutt’altro: “Per definizione, la popular music si rivolge alla massa, ma andando al di là di Adorno si tratterà di attribuire un giudizio lusinghiero a quella popular music in grado di mantenere un margine di artisticità”. Tale artisticità viene qui riconosciuta in alcune delle più importanti rock-band del momento: Il teatro degli orrori, Le luci della centrali elettrica, I Cani, I Pan del diavolo, gli Offlaga Disco Pax e i Ministri.
Interessante, e certamente anche un poco complesso, il modo con cui il Nostro analizza le scelte musicali e testuali di tali band. Alfieri parte infatti dalla soluzione prospettata dal filosofo sloveno Slavoj Žižek
 (nella foto) secondo cui esistono cinque diversi modi per affrontare i periodi di crisi come l’attuale. Vale la pena riportare per esteso la citazione di Žižek: “La prima reazione è di rifiuto ideologico: non c’è alcun disordine esistenziale; la seconda è esemplificata da esplosioni di collera di fronte alle ingiustizie del nuovo ordine mondiale; la terza comporta dei tentativi di venire a patti […]; quando il venire a patti fallisce, arrivano la depressione e la chiusura in sé stessi; infine, […] il soggetto non considera più la situazione come una minaccia, ma come una possibilità di un nuovo inizio”.

Per ognuna di queste cinque fasi, Alfieri individua quindi la band che meglio vi si adattano. In particolare:

Il rifiuto è portato avanti da coloro che offuscano o occultano la catastrofe in maniera ideologica. Per Alfieri non vi è dubbio che ciò accade con la music pop, quella musica che si pone come unico scopo quello di divertire (vengono qui citati Dolcenera ed Emma Marrone, mentre si salva - e ci mancherebbe! – Caparezza).

La collera, che trova nel rock una sorta di “normalizzazione” (ma forse sarebbe meglio dire di canalizzazione. Chiamato qui in causa è Il Teatro degli orrori (nella foto)

 

Il venire a patti presuppone che il soggetto invece di deprimersi decida di farsi coraggio e venire a patti con la catastrofe. Ecco, quindi il capitolo sulla trasfigurazione poetica della catastrofe de Le luci della centrale elettrica (nella foto) e de I Cani.

La depressione si ha quando fallisce il tentativo del compromesso; si resta così in balia degli eventi. Secondo Alfieri tale fase, però, nell’ambito della musica italiana coincide fondamentalmente col venire a patti: “Esprimere, vantare, raccontare la depressione significa venire da subito a patti col linguaggio e con se stessi”.

L’accettazione, infine, si ha quando l’artista ha piena consapevolezza del suo ruolo e delle sue responsabilità che lo porteranno a reagire alla catastrofe e a riniziare. I capitoli sono qui dedicati a Il Pan del diavolo (“La carica sovversiva del corpo”), agli Offlaga Disco Pax (“Il vagheggiamento del passato mitico”), e ai Ministri (“Diventare bui come l’ultima disperata forma di speranza”).

In conclusione, un libro che certo può far discutere e su cui si può non essere d’accordo, ma che è rigorosissimo nello studio del materiale trattato. E – vivaddio – un testo serio e ottimamente scritto. 

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In dettaglio

  • Artista: Alfieri Alessandro
  • Editore: Orthotes
  • Pagine: 176
  • Anno: 2015
  • Prezzo: 16.00 €