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Massimo Iondini

Paola e Lucio. Pallottino, la donna che lanciò Dalla

Nella vasta e ramificata Storia della Musica Leggera (l’aggettivo a molti non piace, a me sì), ci sono libri che sembrano piccoli nella loro veste esteriore. Questo, per esempio: meno di 120 pagine in un libretto di piccolo formato. Ci sono poi libri che sono rivelatori, perché per primi ti svelano quello che magari avevi solo intravisto, quello che per pigrizia o superficialità non eri riuscito a pensare. Questo per esempio. Paola a Lucio, scritto dal giornalista Massimo Iondini (che la nostra Laura Rizzo ha intervistato qui), ha infatti un sottotitolo che potrebbe lasciare sorpresi: Pallottino, la donna che lanciò Lucio Dalla.Ma alla fine non potremo che dargli ragione.
Per spiegarmi meglio permettetemi però una piccola digressione.

Per quelli nati come me negli anni Settanta, o dopo, Lucio Dalla, a mio modo di vedere, è uno di quei cantautori che, come una malattia, si sono contratti da piccoli per osmosi familiare, dai genitori, o dai fratelli maggiori. Difficilmente ci si è arrivati da soli, o per consigli di amici. No, Lucio Dalla, non so perché, ho questa idea che si trametta in linea verticale.

Oggi, che Dalla è lì nell’Olimpo, che la sua vicenda umana ha avuto purtroppo fine e quella artistica è stata storicizzata, che è diventato come pochi nazional-popolare, buono per i karaoke, ecco oggi ci sembra quasi naturale, quasi hegeliano, che ci dovesse per forza essere un Lucio Dalla. In realtà, abbiamo rischiato seriamente di non avere Lucio Dalla, o meglio di non farlo diventare Lucio Dalla.
Un’altra cosa pazzesca è che in Italia, proprio quando nel mondo musicale comincia a trionfare l’immagine, diciamo da metà anni ’60, arrivi uno come Lucio Dalla che tutto sembra meno uno che può aver successo, stare dietro uno schermo, o su un palco. È l’esatto contrario del cantante con il phisique du role. Ma oltre a questo, c’è anche un aspetto caratteriale che rende davvero anomalo il suo successo: Dalla era matto. Ma non per dire, “a guarda te non me conosci, ma io so’ matto eh!”. No, proprio fuori di capoccia!. Almeno nei primi anni, era davvero un tipo assurdo. La prima volta che va in studio di registrazione per cantare, 1963, spinto da Gino Paoli che lo scopre a un Cantagiro con i Flippers, si vergogna talmente che chiede che siano messi dei pannelli attorno a sé, perché non vuole essere visto. Poi, per sentirsi a suo agio, mentre canta si spoglia. Quando finisce, i tecnici tolgono i pannelli e lo trovano in mutande. Ed era la sua prima incisione!
Insomma, Dalla è un tipo di genio irregolare, che arriva senza preavviso a casa degli altri e ci resta un mese o più. C’è un aneddoto esemplare: un giornalista musicale incontra di mattina presto uno della RCA, poi dopo un po’ gli fa: “Andiamo a svegliare Lucio Dalla”. Poi bussa alla porta di una Fiat Cinquecento ed esce lui. Ora, nonostante fosse sganciato, Dalla ha avuto una grande fortuna, cioè di essere capitato alla RCA dove tutti lo amano, gli vogliono bene e riconoscono la sua genialità, ma soprattutto dove c’è un direttore generale che si chiama Ennio Melis al quale parecchi cantautori devono davvero molto. Ma Dalla gli deve tutto: Melis ha per lui una stima pazzesca, lo invita a casa a pranzo, ci parla di jazz, di letteratura, gli fa fare una marea di 45 giri, parecchi LP, e quasi tutti, ad eccezione di 4 marzo ’43 e, in misura minore la successiva Piazza Grande, sono un flop, sono pura rimessa. E questo, badate bene, dal 1963 al 1977, quattordici anni di passivi alla voce Lucio Dalla (ok, forse l’ultimo con Roversi si è ripagato le spese, e magari c’è scappato fuori perfino un cappuccino). Ora è vero che all’epoca una corazzata come la RCA aveva parecchie risorse, ma tenere 14 anni a libro paga uno che ti rende un terzo di quello che ci investi, beh, è davvero da pochi. Melis è uno di questi, è uno che crede in Dalla, sa che prima o poi la gente lo capirà, avrà successo.

Ma c’è qualcun altro a cui Dalla deve molto, ed è appunto Paola Pallottino, autrice, come molti sanno, del testo della ricordata 4 marzo 1943, la canzone che a Sanremo ’71, pur non vincendo, sbanca tutto, e fa assaggiare per la prima volta a questo piccoletto peloso e barbuto (nell’ambiente chiamato “il ragno”) il successo, quello vero.
Paola Pallottino, figlia di un noto archeologo, arriva a Dalla quasi per caso, qualche mese prima, indirizzata da un amico che apprezza le sue poesie scarabocchiate su un quadernetto (alcune di esse finiranno anni dopo in un delizioso Millelire, oggi fuori catalogo, per Stampa Alternativa). Non ha mai scritto per nessuno prima, non ha la minima idea di come funzioni il mondo musicale. Eppure Dalla trova in lei qualcosa: nelle sue fiabe nere, così ellittiche e misteriose, popolari ma anche raffinate, in quei personaggi incastrati un tempo immobile, a volte metafisico come alcune poesie del primo Palazzeschi (che non a caso aveva incoraggiato la giovane vicina di casa), c’è proprio quel senso di altrove, di non-detto che all’alba del nuovo decennio il cantante bolognese sta cercando per cominciare a smarcarsi dalla presenza protettiva del duo Baldazzi- Bardotti che fino a quel momento avevano curato pressoché tutti i suoi testi. Insomma, Dalla capisce subito che lavorando su quei testi, può osare, può andare oltre, può esplorarsi.

Oltre quel pezzo-feticcio che parla di guerra e di ragazze madri, ci saranno altri 9 lavori a firma Dalla-Pallottino, partoriti in un lasso di tempo di neanche due anni e disseminati su un paio di album e alcuni 45 giri. Giustamente Iondino fa notare che a metterli tutti insieme queste nove pezzi, se ne poteva trarre un LP, organico e coeso per temi e attitudine musicale. Un album straordinario, aggiungo io, che sarebbe stato un paletto non indifferente piantato nel campo della scena musicale dell’epoca. Proviamoci a crearcelo noi, questo disco, oggi possiamo farlo, e ascoltiamo in sequenza. Se rispettiamo l’ordine cronologico avremo: Orfeo bianco, Africa, 4 marzo 1943, Il gigante e la bambina, Un uomo come me, Il bambino di fumo, Convento di pianura, Anna bellanna. Ma possiamo scegliere anche un altro ordine. In ogni caso avremo un disco con almeno due capolavori assoluti (inutile dirveli), un capolavoro nascosto (Anna bellanna), un pezzo piacevolissimo (Un uomo come me) e altri brani sorprendenti per inventiva di arrangiamenti e stile di canto.

Massimo Iondino, avvalendosi di una lunga intervista alla stessa Paola Pallottino (inserita sapientemente nel corpo della narrazione), ce li racconta con dovizia di particolari uno a uno questi brani, innestandoli su alcuni necessari elementi contestuali. Ma fa di più: ci regala infatti il racconto di un pezzo inedito, La ragazza e l’eremita che Dalla aveva già musicato, ma mai inciso. La Pallottino ne conserva tuttavia una registrazione casalinga di prova, voce e pianoforte, eseguita dallo stesso Dalla ed ancora inedita (il testo, per inciso, venne poi affidato ad Angelo Branduardi che lo registrò, con un'altra musica, in Domenica e lunedì del ’94). Ecco, se la Sony volesse fare una cosa intelligente per il decennale della morte di Dalla (tra un anno e poco più ci siamo), potrebbe proprio metterlo insieme questo LP mancato, con l’inedito a impreziosire il tutto. Edizione in vinile gatefold, per piacere.

Ma torniamo al gustoso libro di Massimo Iondini, che ha il merito di gettare un ponte tra il Dalla di quegli anni e il Dalla che verrà, perché con ogni probabilità senza il lavoro fianco a fianco con la Pallottino, Dalla non sarebbe arrivato e Roversi, a quei tre magnifici album, e, in ulteriore gioco delle conseguenze, a cercare la sua voce interiore con Come è profondo il mare, e da lì passare alla Storia nel giro di un batter d’anni di capolavori. Il libro, pieno di retroscena, ci racconta come finì la corsa, e la cosa curiosa è che la rottura avviene in modo non dissimile da quello che succederà qualche anno dopo per Roversi. In entrambi i casi ci sono divergenze artistiche in cui la poetessa sarda e il poeta bolognese fanno la parte dei puri e duri, di quelli che tengono fermo il timone sulle ragioni artistiche (Il futuro dell’automobile deve uscire integrale, così com’è. Il gigante e la bambina non deve essere affidata a Ron, e non deve essere censurata la parte in cui la bambina viene uccisa), mentre Dalla recita il ruolo del mediatore, di chi è disposto ad essere accomodante con le richieste della casa discografica, di chi smussa gli angoli. Lui, che nell’angolo era sempre vissuto.
Vedi a volte la vita.

 

 

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In dettaglio

  • Artista: Massimo Iondini
  • Editore: Edizioni La Fronda
  • Pagine: 118
  • Anno: 2020
  • Prezzo: 10.00 €

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