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Massimo Bubola

Rapsodia delle terre basse

Prima o poi ci sarebbe arrivato perchè non avrebbe saputo resistere alla tentazione. Per chi ha nelle sue corde artistiche la capacità di “piegare le parole”, come ha ben dimostrato nella sua trentacinquennale carriera, la parola trasformata in forma romanzo (il primo…?) era un naturale approdo. Certo è che  scrivere un romanzo è altro rispetto ad una canzone che necessita di tempi ristretti, di concisione, di parole che siano capaci di sposare la musica in maniera adeguata e suggestiva.

 

La prova non era facile da superare, eppure “Rapsodia delle terre basse”, scritto da Massimo Bubola, è un libro che colpisce, che entra sottopelle ed affonda le sue parole fino al centro del cuore. Un libro scritto in maniera simil-musicale, che non ti lascia respirare e ti cattura nella sua scansione letteraria, con una storia che regge bene e che lascia inquieto il lettore fino all’ultima pagina. “Rapsodia delle terre basse” è un romanzo che non esiterei a definire pregno di pietas cristiana, un affresco di un mondo che pare essere quello contadino ma che, in effetti, rappresenta un mondo senza tempo, un tempo senza inizio né fine. Non sono i personaggi a gestire la scena (pur con la loro importanza e definizione nell’economia del romanzo) ma è la dimensione del bene e del male, del peccato e della redenzione, del guasto cosmico che il male porta nella vita degli uomini e della necessità di purificarlo e di purificarsi dalle sue influenze.

 

Pur nella sua scorrevolezza, dettata da una parola sapiente e feconda, “Rapsodia delle terre basse” non è un romanzo semplice perché, pur leggendosi bene, ogni parola, ogni passaggio, ogni periodo necessita di una profonda attenzione, di essere accompagnato dall’urgenza di sentirsi parte del dolore che alcuni (quasi tutti) i personaggi respirano, vivono, esprimono. Non è, questo, un libro da leggere “per passare il tempo” ma, certamente, per cercare di capire i percorsi interiori che portano al male, che fanno riprendere i percorsi del bene. Se potessimo cercare, forzando, un paragone musicale legato alla poetica di Massimo Bubola, potremmo richiamarci alla scrittura degli albums d’esordio dell’artista veronese, “Nastro giallo” e “Marabel”, per la capacità di esprimere strali di visionarietà in un contesto in cui la linearità della storia ha, comunque, la sua forza trainante. Un romanzo coraggioso, questo, perché giocato su piani differenti ed obliqui, capaci di trascinare la fantasia del lettore nei luoghi e nelle situazioni descritte dalle sue pagine. Un romanzo controcorrente, perché capace di non fermarsi alla propria esperienza di vita, al racconto di sé, ma consapevole che una vera narrazione non può prescindere la voglia di andare oltre l’usuale, il consueto, per portare il lettore così lontano dal luogo di partenza da rendergli impossibile il ritorno o l’approdo, se non dopo avere “regolato i conti” con se stesso.

 

Osservazione forse scontata, ma c’è tanta scrittura di Bubola in questo libro, ci sono i suoi pensieri, i suoi orizzonti, le sue albe ed i suoi tramonti. C’è il bisogno di avere le idee chiare sul senso del peccato e della conseguente necessità di redenzione. “Rapsodia delle terre basse” è un libro profondamente cristiano perché, nei suoi personaggi, ciò che magistralmente emerge, è il senso del perdono, della liberazione, del superamento del proprio egoismo e del tempo per giungere ad un abbraccio concreto e definitivo con la salvezza. Temi che non ti aspetteresti da un musicista che scrive un romanzo. Temi che invece sono parte integrante, profonda e naturale, della poetica lirico-musicale di Massimo Bubola.

 

Senza dubbio un esordio di spessore che necessiterebbe di un opportuno seguito…                 

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In dettaglio

  • Artista: Massimo Bubola
  • Editore: Gallucci Editore
  • Pagine: 195
  • Anno: 2009

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