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Ennio Melis

Storia della RCA. La grande pentola

È un libro che non può assolutamente mancare nella libreria di qualsiasi amante della musica italiana questa Storia della RCA. La grande pentola, edito da Zona. Una sorta di autobiografia sui generis di una delle personalità più importanti della discografia italiana (e non solo): Ennio Melis.

Dobbiamo questo testo grazie alla lungimiranza di Maria Angiolini Melis che ha gelosamente conservato gli appunti del marito e la rielaborazione del testo da parte di Elisa De Bartolo. Quella di Melis è una storia per certi aspetti straordinaria e incredibile. Se fossimo negli States parleremo davvero di self made man, di un uomo che con le sue capacità – e certi colpi di fortuna, che però Jung avrebbe chiamato “sincronicità” – è diventato nel giro di pochi anni da scapestrato (per quanto volenteroso) ragazzo cresciuto nella Firenze in mano ai tedeschi a uomo di punta di una delle società americana con una forte partecipazione del Vaticano. Da minorenne che sbarca il lunario, lavorando in un bar, a uomo che ottiene le confidenze di un Papa austero come Pio XII. Da giovane scrittore di racconti e novelle a Direttore Artistico della RCA. Di un uomo che caparbiamente capisce che il mercato discografico può – anzi deve – puntare anche su Roma, che anche qui e non solo a Milano c’è la possibilità di creare una grande casa discografica. Infine, di un uomo che non ha mai piegato il capo né di fronte ai ricatti della Rai (e parliamo della Rai degli anni Sessanta), né alle pressioni della Chiesa (e parliamo della Chiesa degli anni Sessanta!).

Come si diceva, questo libro non può mancare nella nostra libreria perché è davvero una miniera inesauribile di aneddoti e curiosità riguardanti alcuni dei più grandi nomi della nostra canzone (poco importa che sia d’autore o pop di consumo). Ecco, quindi sfilare tra le pagine i nomi di Modugno (uno dei suoi pochi rimpianti, avendolo “perso” proprio poco prima dell’immenso successo di Nel blu dipinto di blu), Rita Pavone, Gianni Morandi, Claudio Baglioni, Lucio Battisti
Molti gli aneddoti davvero curiosi. Come quando ricorda le bizze di alcuni artisti come Patty Pravo non convinta del testo de La bambola, che diventerà, poi uno dei suoi maggiori successi. O, quando, ancora descrive l’amarezza di Jimmy Fontana autore di Che sarà ma che si vide “sostituito” a Sanremo proprio da Melis che credeva più nella possibilità di successo del brano se fosse stato interpretato da una star come Josè Feliciano.

Alcune sono vere e proprie chicche, come quando descrive come riuscì a convincere Lucio Dalla a diventare autore anche dei suoi testi. Di fatti si trattò di una sorta di ricatto – quanto meno di un bluff – avendo lo stesso Melis minacciato Dalla di licenziamento in tronco se ciò non fosse avvenuto. Il povero Lucio, incredulo e disperato, si ritirò nelle Tremiti per riflettere. Se ne tornò qualche tempo dopo per far sentire il suo primo testo a Melis: Come è profondo il male. Non proprio male come inizio! 
Alcuni ricordi poi tendono a smentire alcune leggende metropolitane, una riguarda ancora una volta Lucio Dalle e si riferisce alla nascita di 3/4/1943 il cui testo è di Paola Pallottino. La canzone avrebbe dovuto intitolarsi Gesù bambino e contenere i versi: “E ancora adesso che bestemmio e bevo vino / per i ladri e le puttane sono Gesù bambino”. Apriti cielo: la Rai si muove immediatamente nella persona di Ettore Bernabei. La RCA corre ai ripari e cambia titolo e alcune parole nei versi. Proprio quel riferimento alla data di nascita di Dalla genererà la leggenda secondo cui il testo parlerebbe dello stesso Dalla.

Per restare a Sanremo, controversa e completamente diversa dalla vulgata tradizionale è poi la versione di Melis riguardo alla partecipazione di Luigi Tenco a quel maledetto Festival del 1967. Come si sa, ogni libro di musica riporta che fu la RCA in qualche modo a costringere il povero Tenco a partecipare alla kermesse sanremese contro il pare dello stesso Tenco. Melis rovescia totalmente l’assunto: è Tenco, che convinto da Dalida, volle fortissimamente partecipare contro il parere invece di Melis, secondo cui il cantautore di Cassine stava già riscuotendo un discreto successo e non avrebbe dovuto andare ad affrontare un mondo non suo.

Bellissimi sono, poi, i ricordi che riguardano Rino Gaetano e soprattutto Piero Ciampi. Proprio per il cantautore livornese Melis mostra un affetto sincero ed affettuoso, ricordando i suoi tentativi per allontanarlo dal suo autodistruttismo e tirando una stoccata ai suoi colleghi non presenti al suo funerale: “Al suo funerale eravamo in quattro: suo fratello, il buon Marchetti, io e la fidata segretaria Luciana Filippi. Almeno in quella circostanza, per pia misericordia, avrebbe meritato di più”. 
Certo non mancano momenti in cui si respira un certo autoincesamento come quando ricorda di essere lui l’inventore insieme a Vincenzo Micocci del termine “cantautore” (vicenda controversa: altri attribuiscono a Nanni Ricordi tale paternità). O quando afferma di aver lasciato la RCA dopo aver capito che la pirateria avrebbe distrutto il mercato (ma internet e il peer to peer sarebbero sorti alcuni lustri dopo). Ma sono peccati tutto sommato veniali e di cui lo stesso Melis sembra conscio, scherzandoci proprio al termine del libro.

Insomma, se volete sapere come funzionava una volta il mondo discografico non perdetevi questo piccolo gioiello. Non fosse altro per scoprire qual è stato uno dei più grandi abbagli presi dal Nostro e ricordato nell’introduzione dal grande Franco Migliacci! 

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In dettaglio

  • Artista: Ennio Melis
  • Editore: Zona
  • Pagine: 170
  • Anno: 2016
  • Prezzo: 18.00 €