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Edizione speciale del Premio Ciampi a 40 anni dalla morte del poeta e cantautore livornese. Il racconto della serata finale

A Cristiano De André il Premio Ciampi 2020

L'anteprima in Via del Campo e poi il gran finale al Teatro Goldoni a Livorno

 

Teatro Goldoni, Livorno

Domenica 19 gennaio 2020

L’edizione di quest’anno del Premio Ciampi è stata segnata da un doppio anniversario: 25 anni della manifestazione e quarant’anni dalla scomparsa di Piero Ciampi. Proprio per questo il Premio, che ogni anno onora la memoria e l’arte del cantautore livornese, ha deciso di far coincidere la serata finale con l’anniversario esatto della scomparsa di Ciampi, morto prematuramente a Roma il 19 gennaio 1980.
È stata un’edizione più che mai “ciampiana”, segnata da un altissimo livello artistico. Nessun artista straniero sul palco, ma tutti italiani e tutti uniti dalla comune emozione nell’approcciarsi al repertorio del poeta livornese.

La punta di diamante della serata, presentata dal giornalista Paolo Pasi, è stata l’esibizione di Cristiano De André, visibilmente commosso nell’ottenere lo stesso riconoscimento che il padre Fabrizio aveva ricevuto nel 1997. In quell’occasione, sul palco del Teatro La Gran Guardia, nella formazione che accompagnava Fabrizio De André, era presente anche il giovane erede (che fin da allora era un bravo polistrumentista). Cristiano ha aperto il suo set con una versione toccante ed ispirata di Tu No di Ciampi. “È un brano che rappresenta anche me”, ha commentato. Poi ha lasciato spazio al suo repertorio personale con Notti di Genova, a sottolineare un legame tra due città di cantautori (Livorno e Genova, appunto), suggellato quest’anno dall’evento di apertura del Ciampi che si è tenuto proprio nella città natale di De André. A seguire, inevitabile l’omaggio al repertorio paterno, con due bellissime versioni di Nella mia ora di libertà e Crêuza de mä. De André si è esibito in duo, accompagnato in modo eccellente da Osvaldo Di Dio alla chitarra.

Tutti i set nel corso della serata sono stati accomunati da una voglia sincera di raccontare la figura di Ciampi, senza retorica ma con grande affetto. Un personaggio a tratti scomodo, proverbialmente troppo amante dell’alcool e di conseguenza non sempre affidabile, al punto da perdere per questo motivo molte occasioni per il successo. Eppure un personaggio autentico, intenso e per il quale tutt’oggi è difficile non provare empatia.

Ha raccontato molto bene questo lato ciampiano, attraverso storie e aneddoti, Andrea Scanzi, sul palco assieme all’Orchestra Multietnica di Arezzo. L’orchestra lo ha accompagnato con arrangiamenti giocati sulla varietà degli strumenti ed ha eseguito, sempre dal repertorio di Ciampi, Il vino e Fino all’ultimo minuto. Sul palco a cantare quest’ultima è salito anche Paolo Benvegnù, regalando al pubblico una delle più belle versioni di questo brano ascoltate negli ultimi anni: un’interpretazione pulitissima dal punto di vista esecutivo e al contempo viscerale, in grado di restituire a pieno la drammaticità delle parole di Ciampi.

Menzioni doverose anche per La Crus e Omar Pedrini.
Mauro Ermanno Giovanardi e Cesare Malfatti, che si sono presentati in duo sul palco del Goldoni, possono vantare di aver ricevuto il primo Premio Ciampi mai assegnato ad una cover di Piero con il brano Il Vino. Inevitabile quindi la sua riproposizione, assieme a brani tratti dal loro repertorio come Nera Signora, entrambi giocati sull’intrigante mix tra new wave e cantautorato. Grande grinta anche quello di Omar Pedrini (qui nella foto), accompagnato sul palco alla chitarra dal promettente Simone Zoni, poco più che ventenne. Dal repertorio di Ciampi, Pedrini ha scelto il lato politicamente più impegnato, con un’attuale e travolgente versione di Non c’è più l’America, unita ai brani dal suo repertorio La follia e Sole spento.

Non poteva mancare un tributo musicale che legasse Ciampi ai musicisti della sua Livorno. A questo ha pensato il trio del pianista Andrea Pellegrini, con il fratello Nino Pellegrini al contrabbasso e per l’occasione anche il figlio Francesco (membro degli Zen Circus) a voce e fagotto. Con loro sul palco il batterista Michele Vannucci e Tommaso Novi dei Gatti Mézzi.
Ciliegina sulla torta del loro set, Andrea Pellegrini, imbracciata la melodica, ha invitato sul palco al pianoforte il maestro Gianfranco Reverberi per un emozionante duetto. Un Premio, il Ciampi, che ha ancora molto da dire nei prossimi anni. Così come il suo involontario ispiratore.

 Foto di Furio Pozzi

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Qui sotto, invece, il racconto dell'anteprima del Premio, quest'anno celebrata a Genova
a cura di Andrea Podestà

ll 19 gennaio 2020 saranno trascorsi 40 anni da quando Piero Ciampi salutò il mondo. Si tratta di un’occasione importante e, proprio per tale ragione, questa edizione speciale del Premio a lui dedicato ha scelto di chiamarsi 'Piero Ciampi ieri, oggi e domani'. Un Premio che quest'anno raggiunge il traguardo dei 25 anni e che si apre, a sorpresa, non a Livorno ma a Genova nel museo dei cantautori di Viadelcampo29r, da quest’anno partner della manifestazione. Il tutto a suggellare una sorta di gemellaggio tra due città che tanto hanno dato alla cultura (letteraria, pittorica e musicale) italiana nel Novecento (basterebbe ricordare Ciampi, Montale, Modigliani, De André  e - quasi un trait d’union - Giorgio Caproni). L’occasione è data dal conferimento del Premio Ciampi alla carriera a Cristiano De André.

Giovedì 16 gennaio si sono ritrovati, quindi, in Via del Campo - guidati dal presidente di giuria del premio, Antonio Vivaldi - una serie di artisti e addetti ai lavori per parlare del rapporto tra il cantautore-poeta livornese e il capoluogo ligure: “Piero Ciampi e Genova - un’affinità inevitabile”. Apre la serata la padrona di casa Laura Monferdini, che da anni dirige e guida il museo di Via del Campo. Dopo i saluti istiruzionali dell'assessore al Turismo, Paola Bordilli, la parola passa al giornalista e operatore culturale Michele Manzotti (in rappresentanza dell’Associazione Premio Ciampi) che ricorda le affinità tra Genova e Livorno. Momento di grande impatto, anche emotivo, è l’intervento di Gianfranco Reverberi (qui a fianco nella foto con Laura Monfredini) non solo uno dei grandi “padri” dei cantautori genovesi ma anche fraterno amico dello stesso Ciampi. Reverberi ricorda il loro primo incontro, durante il servizio militare: “Ero in coda per fare quella maledetta puntura al torace che ti toglie per 18 mesi qualsiasi tipo di malattia. Arrivato quasi il mio turno, sento in coda qualcuno cantare una canzone swing americana. Mollai la mia posizione, andai in fondo e raggiunsi quel ragazzo. Diventammo inseparabili. Capimmo fin da subito che se non volevamo subire l’assalto dei “nonni” dovevamo iniziare noi preventivamente le angherie. E così non fummo noi ma loro a subire i gavettoni. Insomma, i “nonni” capirono subito che era meglio lasciarci in pace, anzi ci insegnarono i trucchi per fuggire ai controlli serali; così potevamo la notte lanciarci nei locali notturni per tornare alle 5 del mattino giusto in tempo per la levata. Ciampi era un poeta purissimo, ricordo le sue lettere alla figlia del Maggiore di cui si era innamorato. Lettere piene d’amore che si concludevano tutte con la frase ‘potresti chiedere a mio padre una licenza in modo che possa andare a Livorno’”.

È quindi la volta di Flavia Ferretti, talento purissimo che il Premio lo vinse nel 1999. Prima con la chitarra interpreta Che buffa che sei, quindi a cappella una struggente Sporca estate.

Non c’è dubbio, però, che tutti gli occhi erano puntati su Cristiano De André. E Cristiano non delude. Prima accenna uno dei suoi pezzi più belli, Notti di Genova (non poteva essere altrimenti), quindi ringrazia il Premio Ciampi per questo riconoscimento che davvero suggella una carriera ricchissima, ma che ha conosciuto anche momenti difficili: “Ciampi era un poeta dei sentimenti, un romantico selvatico, uno degli ultimi insieme a mio padre. Era sincero e diretto, una figura di cui avremmo bisogno. L'ultimo mio lavoro 'Storia di un Impiegato' mi ha dato tante soddisfazioni. Oltre alla vicinanza della gente, alle emozioni dei concerti è importante per un tassello fortunato e su cui meditare: è stato creato in un momento di risveglio della coscienza collettiva in espansione, ha un grande valore per me”. Ed è estremamente emozionante sentirlo affermare che prima o poi tornerà a vivere nella sua Genova, visto che fino a quindici anni fa non era così certo di potersi riappropriare del suo 'cognome' e di quella storia così unica e particolare. Ora lo può dire.

Armando Corsi e Vera Torrero, un po’ a sorpresa, non eseguono un pezzo di Ciampi, ma recuperano un brano di Franco Califano, Io nun piango, una intensa ballata che il Califfo aveva scritto nel 1977 e dedicata al cantautore.  Max Manfredi e Claudio Roncone invece recuperano alcune lettere che Ciampi aveva scritto, in epoche diverse, alla moglie. Ne emerge tutta la grandezza ma anche la fragilità di un uomo costretto a combattere contro i propri demoni interiori (tra tutti il vino, ovviamente) e i demoni esterni discografici. Quasi in ogni lettera, infatti, Piero richiede soldi alla moglie Gabriella, ma al tempo stesso si dice certo che il brano a cui sta lavorando lo porterà finalmente al successo. Un momento al tempo stesso commovente e divertente, il tutto suggellato da Reverberi che ricorda quando Ciampi lo fermò per dirgli che stava scrivendo un brano in cui mandava un bel po’ di gente a fanculo: “Dal timbro della mia voce capirai a chi mi sto rivolegendo, nome per nome, mi disse”. Il brano, ovviamente, era Adius. Chiudono la serata Ninè Ingiulla e Danilo Artale che omaggiano Fabrizio e Cristiano De André interpretando Un giudice e Hotel Supramonte.

Dopo un lungo oblio Ciampi è diventato una delle figure-chiave non solo della musica, ma anche della cultura italiana contemporanea. Dunque il Premio Ciampi vuole ricordarlo per ciò che ha significato e continuerà a significare, in occasione di questo quarantennale della scomparsa. Il 19 gennaio, alle  10.30 al Cimitero della Misericordia di Livorno verrà reso omaggio alla tomba di Piero Ciampi. Poi alle 11.30 in via Roma presso la casa natale di Piero e di Amedeo Modigliani, poste una di fronte all’altra, ci sarà un’altra iniziativa di commemorazione.

Il concerto finale di domenica sera al Teatro Goldoni di Livorno alle ore 20.45 sarà un modo per rendere omaggio a Piero Ciampi e, al tempo stesso, ripercorrere le vicende di questo Premio a partire dai La Crus, vincitori della prima edizione (qui a fianco Cesare Malfatti e Mauro Ermanno Giovanardi in una foto recente di Gino Nardo), grazie anche a una memoriale cover de Il Vino, e Omar Pedrini, anch’egli un pioniere nella rivisitazione del reperto ciampiano.
Un concerto che sarà anche l’occasione per rievocare un momento davvero speciale per il Premio Ciampi: il concerto di Fabrizio De André nel 1997, in cui, fra le altre cose, Fabrizio parlò di Piero in modo straordinariamente efficace. Quella sera, sul palco con il padre, c’era anche Cristiano De André. Cristiano, che sta conoscendo un momento davvero felice della propria carriera, salirà sul palco del Teatro Goldoni per un’esibizione in chiave acustica. Per l’occasione riceverà il Premio Speciale della Giuria. A proiettare il repertorio di Piero Ciampi nel futuro artistico (ma anche sociale) del nostro Paese, provvederà l’Orchestra Multietnica di Arezzo. Insieme all’ensemble diretto da Enrico Fink (qui in una foto di repertorio), ci saranno il giornalista Andrea Scanzi,e Paolo Benvegnù, autore di grande sensibilità che, sempre nel 1997, vinse il Premio Ciampi insieme agli Scisma. La poliedricità di Piero come autore verrà messa in evidenza dagli arrangiamenti in chiave jazz dei suoi pezzi ad opera del Trio di Livorno, guidato dal pianista Andrea Pellegrini, con loro Tommaso Novi (già nei Gatti Mèzzi) e Francesco “Maestro” Pellegrini degli Zen Circus. Sul palco del Teatro Goldoni avremo anche i Letti Sfatti, altri vincitori del Premio Ciampi, appassionati rivisitatori in chiave rock del repertorio di Piero, e lo scrittore livornese Aldo Galeazzi, ciampiano da sempre.

Chiudiamo dicendo che il Premio Ciampi ha sempre rivolto grande attenzione al mondo dell’editoria, fondamentale veicolo per la diffusione di idee, conoscenza, informazioni. A Livorno, alle 17.30 del 19 gennaio, nella sala Mascagni del Teatro Goldoni, verranno presentati cinque volumi di pubblicazione recente. Il tema che li accomuna è l’irriducibilità alle convenzioni. "Pinelli – una storia" di Paolo Pasi è una scelta doverosa, essendo da poco trascorso il cinquantenario della strage di Piazza Fontana e della morte di Giuseppe Pinelli. Il Fabrizio De André vicino agli ideali anarchici è il protagonista di "Non ci sono poteri buoni" di Paolo Finzi, mentre Alessio Lega racconta la storia di un grande cantautore politico (e Premio Ciampi alla carriera) in "La nave dei folli – Vita e canti di Ivan Della Mea". Non può mancare, ovviamente, una dedica a Ciampi – irriducibile fra gli irriducibili – contenuta nel libro "Il lanciatore di donne e altri racconti" di Jennà Romano dei Letti Sfatti. Infine Fausto Pellegrini ci parlerà del suo Incanto – Viaggio nella canzone d’autrice.
Piero Ciampi amò nella sua vita diverse forme d’arte. Per questo, così come nelle edizioni precedenti, del Premio accanto alla musica sono previste arti visive, poesia, fumetti, performance teatrali.

Servizio fotografico a cura di Furio Belloro,
ad eccezione dei La Crus (foto di GIno Nardo)
e di Enrico Fink (foto di repertorio presa dai social dell'artista)


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