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Bianca d'Aponte: un Premio a lei dedicato che ha superato il concetto di gara per diventare momento di incontro

Bianca, la sua magia e le anime accese dalla sua vita

L'ultima edizione si è svolta dal 22 al 23 ottobre

E come ogni volta è lunga e dolce l’onda di emozione che tocca lasciare andare, mentre si voltano le spalle ad Aversa e ai giorni di Bianca. Lei è ancora ovunque, e ogni anno di più, perché si moltiplicano le persone che l’hanno incontrata e che da quel momento l’hanno sentita dentro di loro fino, talvolta, a cambiarne il percorso di vita. Tutto, qui, si esprime in musica e la musica parla di lei.

Le ragazze che arrivano al teatro Cimarosa per la finale trovano Bianca nelle melodie e nelle parole che hanno composto, nel bisogno di scrivere canzoni, nel sogno di una vita fatta di canto e di poesia: Bianca è ciascuna di loro, e loro la sentono. Lo dicono, ne parlano, se ne meravigliano. Quante ragazze abbiamo ascoltato, in questi anni, raccontare dal palco con stupore l’incredibile forza della presenza di Bianca, la sua energia positiva che vive attraverso le persone che popolano il Premio, l’inspiegabile clima di complicità profonda che si instaura tra loro e gli fa dimenticare di essere in gara.

Quest’anno, il talentuoso duo Still Life ha dichiarato che era stato facile scegliere due brani dal loro pur ricco repertorio, perché Bianca stessa, attraverso una delle sue composizioni, l’aveva scelta per loro. “È stata la canzone a venire da noi”. I giovanissimi studenti del Liceo musicale Cirillo hanno trascorso mesi a studiare la canzone Ninna nanna in Re, e la dolcezza delle parole di Bianca, nella loro interpretazione colma di amorevole impegno, si è riversata sul pubblico con una forza dirompente. La madrina di questa edizione, Chiara Civello, ha scelto tra il repertorio di Bianca una canzone di pace, Erbe ed Erbacce, e lì sul palco, gli occhi grandi e chiari e i lunghi ricci scuri, sembrava incarnare Bianca stessa. Musica e magia.

Abbiamo visto artisti della levatura di Enzo Avitabile comporre canzoni per lei (Bianca), come prima di lui i Letti Sfatti (Brilla una stella).

E non c’è mai stata occasione da perdere, per chiunque abbia preso la parola su questo palco da diciassette anni a oggi, per esprimere commossa gratitudine a Bianca e alle persone che hanno dato la vita a lei e a questo Premio che è il procedere del suo percorso: i genitori Gaetano d’Aponte e Giovanna Vitagliano, mai dimenticando il suo amico d’infanzia Gennaro Gatto, per tutti Genni, instancabile motore della due giorni aversana e rassicurante punto di riferimento.

 

Da quattro anni si aggira in mezzo ai suoi ospiti, tra le file del teatro e ai tavoli del ristorante, il direttore artistico Ferruccio Spinetti, discreto fino alla linea dell’invisibile eppure ovunque, con il sorriso gentile, la voce lieve, e un incedere lento e un po’ goffo che ci rivela che il suo contrabasso è sempre lì, dolcemente ingombrante tra le sue braccia, anche quando non si vede e non vibra al passaggio delle sue mani. Una simbiosi tra l’artista e il suo strumento che non può non portare il pensiero dritto a colui che lo ha preceduto – eh sì, Fausto Mesolella, l’Insanguinata, e quella inconfondibile fusione di suoni tra le dita e le corde, indelebilmente fissata nel cuore e insieme perduta per sempre – e di cui solo lui avrebbe potuto con tanta autorevole grazia raccogliere il testimone, riprendere per mano Bianca e permetterle di proseguire il suo cammino.

C’è poi una moltitudine di persone che non ha più bisogno di ribadire che è qui per lei, per Bianca, perché, semplicemente, è sempre presente. Come Tony Canto, con i suoi virtuosismi di voce dolce e accordi brasiliani e poesia di samba che commuove ma fa anche venire voglia di ballare. O Kaballà (Pippo Rinaldi), che dichiara al pubblico di essere certo che Bianca si stia mettendo in ascolto del suo canto per lei. E ancora Elena Ledda, Rossana Casale, Mariella Nava, Giuseppe Anastasi, Brunella Selo, Mimì Ciaramella, Jennà Romano, negli anni raggiunti da Carlo Marrale, Tricarico, Mannarino… C’è Jex Sagristano a domare i cavi del palco, i giurati fedelissimi, gli amici di sempre… impossibile nominarli tutti, ché sempre più ampia è la schiera degli innamorati di questo luogo. E allora, per chiudere, riportiamo la riflessione che ha fatto dal palco Cristina Donà, una delle prime madrine del Premio, che – ci ha detto – a chi le chiede quante volte sia stata presente ad Aversa, lei risponde che non è mai mancata, neppure una volta, indipendentemente dall’esserci stata fisicamente. Un pensiero spontaneo e leggero che, senza traccia di retorica, trabocca di amore profondissimo verso Bianca e la sua grande famiglia, illuminante nella sua semplice verità: è dunque questo il segreto di tanta magia? Ed ecco che il pensiero va subito alle persone che quest’anno non c’erano ma che c’erano come sempre, sopra e sotto il palco, e che importa qui, nel mondo incantato eppure reale di Bianca, se siano o no ancora su questa Terra. Così, assenti solo in apparenza erano di sicuro, solo per citarne alcuni, Alessio Bonomo, Petra Magoni, Tony Bungaro; e c’era Fausta Vetere, ma pure il suo compagno d’arte e di vita Corrado Sfogli, certo, anche lui qui, invisibile ma presente, come Sandro Petrone, Oscar Avogadro, Giorgio Calabrese, Pierre Ruiz.
Come il suono dell’Insanguinata. Come Fausto. Come Bianca.

 


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https://www.premiobiancadaponte.it/


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