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“Cantautori a scuola”, questo il titolo del convegno che la più importante istituzione nell’ambito della difesa e promozione della canzone d’autore, il Club Tenco, ha voluto fortemente organizzare nelle tre giornate del Premio Tenco 2017 (19-21 ottobre)

Cantautori a scuola: dal Nobel a Dylan al Club Tenco

Musica, incontri, proposte e una nuova consapevolezza

Forse tutto è cominciato il 13 ottobre 2016 o, se non ne è stato l’inizio è stato sicuramente lo start sparato nel modo più rumoroso possibile, con l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan per aver “creato una nuova espressione poetica nell'ambito della tradizione della grande canzone americana”.

Le polemiche, le critiche, e le approvazioni al limite della gioia, si sono susseguite per mesi andando a mettere una di fronte all’altra due posizioni molto distanti tra loro, quella di chi quasi inorridito grida a gran voce che no, la canzone non è letteratura, contro chi dall’altra parte della barricata risponde che sì, la canzone (ovviamente solo un certo tipo di canzone) lo è. Il dibattito, proprio perché potente e attorno a due delle Arti più popolari e vicine all’animo umano, è assolutamente in fieri, aperto, e molto lontano da giungere ad un immediato ed ultimo punto conclusivo. È lo stesso Dylan a dirlo chiaramente nel suo discorso di ritiro del Premio “le mie canzoni non sono letteratura, nascono per essere cantate e non lette”.

E allora qual è il punto? Quali le basi concettuali dalle quali partire, che terreno comune hanno queste due Arti? E se la canzone sembra cominciare a godere ora di un’elevazione ad arte da premiare con il più importante riconoscimento possibile, si aprono ovviamente strade nuove, perlopiù ancora da percorrere, che portano prima di tutto lì dove la coscienza e la conoscenza dell’Uomo si fonda e si forma, ovvero tra i banchi di scuola. Da qui, il progetto di inserimento della canzone d’autore nei programmi scolastici. Attorno a questo e molto altro hanno dibattuto alcuni tra i principali attori del mondo della canzone, della scuola e delle Istituzioni nei tre giorni del Premio Tenco 2017; tra progetti già avviati, con i primi risultati, riflessioni più generali sul mondo della canzone d’autore, o più tecniche su come poterla insegnare ai ragazzi, come corsi di laurea e primi tentativi di avvicinamento all’opera di De André con bambini della scuola primaria. Il Palafiori di Sanremo per tre pomeriggi è diventato il centro del dibattito e le voci che hanno partecipato, nel provenire da mondi, esperienze, settori spesso molto differenti, hanno dato un quadro ampio e approfondito sullo stato dell’arte della discussione.



Con moderatore Sergio Staino, (qui in piedi nella foto e poi più sotto in primo piano) si sono alternati tra gli altri Paolo Jachia (saggista), MarikaAmorettiMario De LuigiSteven Forti (Club Tenco), Roberto Vecchioni (autore e interprete), Gaetano Blandini (SIAE), Giordano Sangiorgi (MEI), Ilaria Cavo (Assessore della Regione Liguria), Paolo Dal Bon (Fondazione Gaber), Francesco Stella (Centro Studi F. De André Università di Siena), Debora Bertozzi (insegnante), Paolo Talanca (saggista e critico musicale) e Franco Mussida (artista e Presidente del CPM, Centro Professione Musica).

È chiaro ed evidente che «cosa è letteratura?» e se la canzone d’autore debba, e in che modalità, considerarsi letteratura e perciò essere inserita nei programmi scolastici, non è una domanda semplice alla quale rispondere, per le implicazioni concettuali e metodologiche che la domanda porta con sé.
“Una canzone è una canzone perché ha un testo e una musica e qualcuno che la canta, a fare una canzone sono il testo, la musica e la performance, tre componenti inseparabili, altrimenti cade tutto” come ha ben sottolineato Francesco De Gregori in un’intervista di questi ultimi giorni in risposta alla consueta domanda sul Nobel a Dylan. Assunto di base assolutamente condivisibile, come altrettanto lo è il proseguo del discorso del cantautore romano (riflessione suggerita anche dal critico Paolo Talanca in occasione del convegno del Tenco): “del resto, anche Shakespeare non scriveva le sue opere teatrali perché venissero lette, ma perché venissero messe in scena, recitate”. E allora, o Shakespeare non è letteratura e quindi va eliminato dai programmi scolastici, o lo è anche Gaber, e quindi andrebbe inserito.  

Tante altre le questioni messe sul tavolo di confronto del convegno Cantautori a scuola, tra le principali certamente, facendo un passo indietro, quanto i nostri insegnanti di letteratura sono ad oggi formati per poter insegnare la canzone d’autore? Quali gli strumenti tecnologici a loro disposizione da poter da utilizzare? Sono domande ancora aperte; tentativi di risposta cominciano ad arrivare e progetti concreti partono lì dove c’è un insegnante più “illuminato” e coraggioso sostenuto spesso da un preside, un rettore o un assessore più formato ed attivo sul tema; nulla ancora di sistematico e istituzionalizzato, nonostante l’interesse all’argomento dimostrato dalla ministra all’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli. Che la canzone d’autore sia però ad oggi al centro di una così fondamentale discussione per la sua promozione e difesa alla memoria è da festeggiare come una bellissima notizia, ed è certamente una soddisfazione sapere che finalmente ci si stia accorgendo di quanto, per la formazione stessa dell’essere umano, per porre le basi della sua educazione emozionale (fulcro centrale dell’intervento di Roberto Vecchioni nella prima giornata del convegno) sia rilevante una poesia di Leopardi quanto un brano di Guccini o un sonetto Pascoli come un testo di Fossati.

In ultimo, lasciamo una riflessione. Nei tre giorni di convegno tra i ‘relatori’ ci sono forse stati dei grandi assenti: i ragazzi. Quelli dietro ai banchi, quelli che hanno già lavorato ai progetti su Gaber, quelli spinti a riflettere su una canzone di De André. Peccato non aver previsto qualche loro intervento. Avrebbero certamente potuto portare un punto di vista differente, meno tecnico ma più immediato (in Liguria, soprattutto, sono molti gli esempi in questo senso). Ascoltarli, in questo processo di discussione che ha ancora una lunga strada davanti, potrà fare solo che bene a chi ha in mano, ad oggi, il potere di decidere cosa debbano apprendere o no durante la parte più importante e delicata della loro vita. Poco male, il parterre degli invitati era comunque molto qualificato e siamo certi che nelle prossime occasioni questo suggerimento diventerà parte integrante degli interventi.

È notizia importante di pochi giorni fa (8/11/2017) l’approvazione del decreto che delega al Governo la disciplina delle attività musicali contemporanee popolari dal vivo, il cui articolo 1, al comma 3, sottolinea che «la Repubblica riconosce il valore delle espressioni artistiche della canzone popolare d’autore».

 

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L’Isola ha deciso di salutare il Premio Tenco 2017, dando appuntamento all’anno prossimo, con il breve racconto di un nuovo collaboratore, ventenne, Alessandro Giorgio. Queste le sue impressioni gironzolando come prima volta tra i corridoi dell’Ariston.

Si è conclusa da pochi giorni la 41ª edizione del Premio Tenco, edizione che ha avuto quest’anno come fil rouge la tematica “Terre di mare”, declinata in tutte le sue possibili espressioni musicali e culturali (qui in alto nella foto il set di Carmen Consoli). È stata un’edizione che, per chi non era nuovo all’ambiente, non ha certo deluso le aspettative, mentre per chi ha partecipato per la prima volta – come il sottoscritto – ha significato un momento intenso di emozioni.

Bisogna dire innanzitutto come, soltanto il varcare per la prima volta la soglia del Teatro Ariston, dove il Premio Tenco ha luogo ogni anno, è un’emozione già di per sé: passare dal guardare in televisione il palco che, per antonomasia, ha ospitato la storia della canzone italiana al viverlo di persona fa un certo effetto. Tuttavia è un’atmosfera decisamente positiva e informale l’elemento che risalta più all’occhio e che contraddistingue l’ambiente del Teatro così come quello di tutte le altre location della città deputate ad accogliere i diversi momenti centrali della rassegna (dalle conferenze stampa svoltesi durante la mattina nella sede del Club Tenco, qui a fianco una foto di Capossela con a fianco Antonio Silva e Steven Forti, ai congressi del pomeriggio al Palafiori): addetti al settore – dal critico al giornalista musicale, passando per l’ufficio stampa, il manager e il fotografo – che si ritrovano a distanza di un anno a condividere con immutata passione un momento imprescindibile per la musica d’autore, non soltanto italiana. Ciò non avviene soltanto tra le fila di queste diverse professionalità; la bellezza del Tenco sta proprio nel creare un ambiente senza filtri, dove tanto il cantante ospite della serata quanto l’artista insignito di una Targa si fermano a conversare senza alcun tipo di remora con chiunque condivida, seppur con un ruolo e da un punto di vista differente, la stessa passione.

Tutto ciò si realizza in pieno in un evento che i più sono soliti definire DopoTenco, indubbiamente un momento vivo, magico e stimolante, non soltanto per il pubblico quanto per gli artisti stessi, che volontariamente si ‘autogestiscono” (si va beh, Antonio Silva, il presentatore, qualche volta sollecita dal microfono qualche artista ma è tutto molto informale) per esibirsi su un palco – ovviamente più modesto di quello dell’Ariston – in una modalità tanto improvvisata quanto conviviale. Chi scrive ha avuto la fortuna di assistere a quelle che non è azzardato definire memorabili jam session di nomi del calibro di Mauro PaganiFranco MussidaSergio CammarierePeppe Voltarelli e Bobo Rondelli, soltanto per citare alcuni nomi che hanno brillato per carisma e talento (qui uno dei tanti momenti in cui ci si mette d'accordo, al volo, su chi parte, chi suona cosa e via dicendo...).

Non è facile spiegare cosa si prova nel trovarsi a pochi passi da musicisti di una tale caratura artistica alle prese con l’improvvisazione, una delle componenti fondamentali tanto della creatività quanto dell’esperienza. L’impressione è quella di aver visto e ascoltato non tanto degli artisti (ciascuno con un nome e una propria carriera musicale alle spalle) quanto la musica in persona, con il risultato di regalare al pubblico presente in sala un momento carico di energia che non può non concretizzarsi nell’affascinante arte, tanto quanto quella canora, della danza. Un ballare senza regole, senza stili particolari, solo gente che condivideva e seguiva, ognuno a modo suo, lo svolgersi delle performance (qui sotto un primo piano con Peppe Voltarelli a sinistra e Mirco Menna, due che in fatto di ritmo e di coinvolgimento con il pubblico sono maestri). Chi ha assistito a tutto ciò non può che tornare a casa a notte fonda (bisogna precisare come il DopoTenco inizia subito dopo la fine della serata ufficiale, per poi protrarsi per buona parte delle ore a venire) percorso da un’adrenalina che difficilmente andrà via in poco tempo. Può essere che queste parole siano figlie solo della ‘prima esperienza’ al Tenco? Vista la quantità di artisti e di addetti ai lavori che si sono divertiti in questi tre giorni direi di no. La mia è stata solo la prima di una lunga serie di emozioni che la buona musica regala in maniera trasversale e i tre giorni al Tenco sono certo che diventeranno uno dei punti fermi con cui confrontarmi nella mia crescita professionale.

Chiudo con questa foto di Mauro Pagani e di Massimo Ranieri (premio Tenco 2017 all'operatore culturale). Nel loro saluto anche il mio arrivederci alla prossima edizione.

Alessandro Giorgio

 

 

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Per le foto L'Isola ringrazia
Raffaella Vismara e Giuseppe Verrini

 


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