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Dopo il sold-out al Forum di Assago, il cantautore si prepara al tour estivo

Ermal Meta e le radici dei suoi fiori pop

Non abbiamo armi, ma fiori che affondano nel terreno del cambiamento e nell' "amore che spacca le ossa" senza lasciare ferite visibili.

Ermal Meta è reduce dal quinto posto all’Eurovision Song Contest (terzo posto parziale con i dati del televoto) con Fabrizio Moro e dalla trionfale data sold out di apertura del suo nuovo tour al Mediolanum Forum di Assago con ospiti come Elisa, Antonello Venditti, la sua ex band La Fame di Camilla, lo stesso Moro, Jarabe de Palo e persino un fan-prodigio di 8 anni, Giuseppe Bertolotti, di cui Ermal aveva ascoltato una sorprendente cover sul web. 

(foto di Andrea Brusa, fonte: pagina Facebook di Ermal Meta)

Ora Meta sta portando a termini i suoi impegni televisivi nella Commissione esterna di “Amici” e soprattutto si prepara ad un lungo tour estivo. Che canzoni aspettano gli spettatori? Per parlare del terzo da solista di Meta, Non abbiamo armi (Mescal/Sony), dobbiamo prima fare un passo indietro. Che cosa significa per un artista scrivere una canzone? Probabilmente implica guardarsi allo specchio, oltrepassare l’immagine utilizzando un altro tipo di sguardo ed esplorare quindi zone d’ombra che a volte non siamo capaci di illuminare a pieno: possono restare così addensamenti nebulosi in cui non riusciamo a penetrare, pozze scure di dolore che non sappiamo illimpidire, per cui può capitare di parlare un linguaggio cifrato, che solo qualcuno, a cui si indirizza un pensiero come un aeroplanino di carta, saprebbe decodificare. In alternativa c’è il rischio di restare intrappolati in metafore come scatole cinesi, da cui riescono a fuoriuscire solo versi intellettualistici e impoetici o formule arcane. Il segreto della musica che sa farsi ascoltare da tanti, a partire dal cantautorato transgenerazionale fino al pop di ogni tempo, è invece quello di riuscire a farsi intellegibile e universale, anche se le sue radici affondano in un magma intimo di umori, immagini e parole custodite con cura nello scrigno dei ricordi. Se il microcosmo personale, vivido, palpitante, violento e delicato, genera e alimenta una fioritura visibile che fa capolino dalle crepe del cuore, tutti possono ammirarne i colori e possono sentirne il chiaro profumo, perché una canzone “spietata” – canta Ermal Meta in Caro Antonello, lettera aperta a Venditti – appare come una rosa, “un fiore di cielo / con radici di terra”, anche se in realtà è “una ferita / che scende profonda”. Questa probabilmente è la chiave del successo di Ermal Meta, un’umanità genuina che traspare in punta di versi che adottano il linguaggio semplice e naturale delle emozioni, pur conservando le zone d’ombre della propria riservatezza. Il cantautore, con una lunga gavetta alle spalle, sa mettere a nudo le sue emozioni, scolpirle e colpirti con parole che nel tempo sono diventate chiare e forti come sanno essere quelle di chi nella musica non porta maschere.

 

Così in questo nuovo album, certificato disco d’oro a fine aprile, affiorano fiori bellissimi che affondano le loro radici nella malinconia di un addio che chiude una stagione e disarma, sconvolgendo le abitudini (“dici che mi devo / prender cura di me stesso /[…] adesso che è cambiato tutto / ma l’unico modo che conosco / per volermi bene è attraverso te”, 9 primavere). Questi fiori germogliano partendo dal logoramento di un amore e dal disorientamento al ritrovarsi soli (“L’affetto muore di stenti / e non si ammazza da sé / Correte, gente / si salvi chi può / e quanto all’amore / mi salvi chi può / perché da soli fa male / pure l’aria…”, Mi salvi chi può), oppure partendo dai sentimenti che creano dipendenza e fanno male alla salute, dal dolore che però costruisce nuove consapevolezze e nuovi sorrisi, dalla voglia di vivere che ti fa innamorare ogni giorno delle piccole cose, anche perché “la musica ci cambia, ci trasforma / non ci abbandona”, Io mi innamoro ancora). Queste canzoni nascono dalle ferite invisibili, dagli errori e dalle gioie che consumano il cuore, dal cambiamento, contro cui “non abbiamo armi”.

 

Musicalmente il disco rispecchia quindi questi stati d’animo: pertanto nel lavoro troviamo ballate ad alto tasso emozionale, dal respiro “classico” e cantate a cuore aperto come l’ariosa titletrack con piano e synth un po’ à la Keane, composta con Angelica Schiatti (Santa Margaret) e Stefano Verderi (Le Vibrazioni, Santa Margaret), oppure come la nostalgica Le luci di Roma e Quello che ci resta, che partono voce e piano per poi crescere sognanti e trapunte di pathos tra gli archi di Feyzi Brera, così come, ascoltando il disco, ci si imbatte in brani synth-pop pieni di luce (si pensi al ritmo irresistibile, quasi à la Wham!, del secondo singolo Dall’alba al tramonto, alla divertita Io mi innamoro ancora e alla programmatica/esistenziale Il vento della vita, in salsa pop-rock).

 

Nell’album c’è posto per venature r&b, sia in ballad dai suoni carezzevoli (la struggente 9 primavere), sia in pezzi ritmati quasi à la Justin Timberlake (Molte bene, molto male), o brani briosi dalla levità apparente (Amore alcolico, tra cori à la U2, synth anni ’80 e retrogusto dolceamaro). Caro Antonello associa un riff quasi radioheadiano a synth chiaroscurali e a un cantato imperniato per lo più su tonalità basse e profonde; il brano della vittoria sanremese, Non mi avete fatto niente, composto con Fabrizio Moro e Andrea Febo, soffre un po’ l’essere una canzone a tema; interessante il riff à la Manu Chao, adeguato all'argomento pacifista e internazionale, ma nella seconda metà il pezzo prende una cadenza un po’ da pezzo folk/di musica popolare che banalizza l’arrangiamento. Il primo ritornello suona più elegante dei successivi, ma nel duetto sia Meta che Moro portano il loro vissuto in un’interpretazione intensa che è una lezione contro ogni tentazione di resa al dolore (argomento già caro ad Ermal in Vietato morire). Gran chiusura invece ancora una volta per un disco di Meta solista, qui con la traccia Mi salvi chi può, cinque minuti e mezzo di suoni eterei, sospesi e dolenti, con arrangiamento ricorda un po’ James Blake, voce filtrata e struttura senza un vero ritornello, che accompagna fluttuante e intima fino all’SOS finale, musicalmente esplosivo e grandioso. L’ultima parola che riecheggia nell’album, al di là dei versi sul libretto, sembrerebbe una “fine”, ma, come l’araba fenice, il sole che muore rinasce dalle ceneri ogni giorno nei colori dell’alba e aspettiamo che la forza, che nelle canzoni sembra reggere in equilibrio anche nelle tempeste interiori, guidi Meta verso nuovi inizi e nuovi traguardi dopo questo album accorato e dinamico, imperlato di lacrime e del sudore che ha condotto a nuove, meritate vette. Il “vento di montagna” non si ferma: “Io non ho perso tempo / ho preso vento […] / a volte ho perso me, / per poi ritrovarmi e ripartire” (Il vento della vita).

Ecco le prossime date del tour di Ermal Meta:

28/6 Firenzuola d’Arda (PC), Velodromo Attilio Pavesi
29/6 Rimini, Rimini Fiera Park Ovest
05/7 Roma, Il Centrale live
10/7 Cervere  (CN), Anima Festival
12/7 Reggio Emilia, Lime Space
19/7 Molfetta (BA), Banchina San Domenico
20/7 Caserta, Real Belvedere di San Leucio
22/7 Varese, Ippodromo
23/7 Codroipo (UD), Villa Manin
26/7 Firenze, Musart Festival
27/7 Todi (PG), Piazza del Popolo
28/7 Villafranca di Verona (VR), Castello scaligero
01/8 Recanati (MC), Piazza Giacomo Leopardi
02/8 Castellano (TN), Castelfolk
04/8 Lecce, Piazza G. Libertini
08/8 Marina di Castagneto Carducci (LI), Bolgheri Festival
12/8 San Giovanni di Sinis – Cabras (OR), Anfiteatro di Tharros
13/8 Sant’Antioco (CA), Arena Fenicia
17/8 Taormina (ME), Teatro antico
19/8 Rossano Calabro (CS), Anfiteatro M. De Rosis
22/8 Alassio (SV), Riviera Music Festivaò
25/8 Chieti, Anfiteatro La Civitella
01/9 Langhirano (PR), Piazzale Celso Melli
08/9 Brescia, Piazza Duomo

Link:

https://www.facebook.com/ermalmetainfo/
https://twitter.com/metaermal
https://www.instagram.com/ermalmetamusic/?hl=it
http://www.mescalmusic.com/artisti/ermal-meta/


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