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Un nuovo singolo che è un inno alla bellezza della luce nella crepa.

Francesco Bianconi e Clio pubblicano 'Ciao'.

Il brano è disponibile nella versione in italiano e in francese

 

Di questo ultimo piccolo cameo di Francesco Bianconi ce n’era davvero un forte bisogno, arriva come per una sorta di necessità di radici di cui la musica italiana sentiva la mancanza.

Queste ballate in quattro quarti melodiche che narrano di amori disperati e frastagliati di una lei bellissima e di un lui dannato, annegati nelle malinconie degli spleen metropolitani, ci riportano alle atmosfere fumose dei locali notturni della dolce vita, dove la scuola musicale degli artisti italiani si andava consolidando.
Come per ricordarci, per non scordarlo più, che è da lì che veniamo.

Ma il pezzo di Bianconi Ciao è molto più di questo.

                                        (vedi il video)

Eseguito insieme alla nuova leva delle chansonnier francesi, la dolcissima Clio, il brano vuole anche essere la conferma di un esperimento, già riuscito in passato: la contaminazione fra due mondi e modelli musicali, quello italiano e quello francese, così diversi, se dosati, scelti e misurati, mantenendo intatto il rispetto per la storia e l’autenticità dei protagonisti, è ancora capace di regalare delle perle rare.

Il singolo, composto nelle due versioni italiano e francese, si apre con uno degli incipit più belli di tutta la produzione di Bianconi che è un epitaffio, un sigillo di tutto ciò che avverrà di lì a poco: “ciao, buco che ti si apre in gola nella notte”.  Boom. Ma a recitarlo è una vocina così bionda e minuta che non ti sembra vero possa serbare nell’animo tutto lo sconforto che quella piccola frase potente nasconde. Un timido piano, sotto, con tre note, ad accompagnare lo sconcerto. E tu rimani lì, incollato, per capire chi salverà la ragazza da questo sgomento. Poi eccolo. Faccia e voce da lupo mannaro, a dirgli: “ciao, non lasciarti andare luce senza fine”. Ri-Boom. E già te li vedi, loro due, bellissimi e disperati, obbligati ad amarsi nonostante tutto.

Perché fanno davvero all’ammore, quei due, con le voci, mentre si raccontano delle loro ferite e si leccano il sangue ed il dolore da addosso. Si rincorrono, si mordono, si intrecciano, incespicano, s’inerpicano fra i rovi delle note, cadono sugli acuti, sbattono, si rialzano nel ritornello, fino ad urlare, all’unisono con due voci che si fanno magicamente una “vivere o morire insieme, far l'amore bene, senza più catene”.

È un inno alla bellezza della luce nella crepa, quindi, questo brano di Bianconi, alla ripresa, allo spiraglio nel buio. È un’ode alla ferita che si rimargina, al risveglio dopo la sala di rianimazione, è un canto alla solennità del punto e virgola, ai mancati suicidi, all’extrasistole dispari. È una reverenza solenne alle cure, quelle che sanificano, ed alle strade tutte, che vanno percorse, comunque, sempre, come quelle del bel video che accompagna il pezzo (la foto qui sotto è un frame della parte finale del video).

 

E quindi “ciao” come un saluto del dopo, il dopo del tutto, come un saluto del prima, il prima del niente che ti fa “credere in qualcosa nonostante non sia vero niente, niente sia importante” perché “anche se è evidente che non serve a niente il tuo sorriso salva il mondo”.

E “ciao” ancora, in una esplosione di violini e clavicembali, con la melodia di una fuga ad accudire la trama di queste parole, che si rincorrono, si intrecciano e filano lisce, come l’auto nel video, per fermarsi, infine, testo e musica insieme, in un abbraccio di lei bellissima e lui dannato, ai bordi della periferia di un dolore a caso.

E infine “ciao” al passaggio di un angelo sterminatore, questa volta buono, con cui Luis Bunuel imprigionò tutto il genere umano vittima dei propri pregiudizi e istituzioni.

 

Video: https://www.youtube.com/watch?v=doaLbDtNJdw

 

https://www.facebook.com/francesco.bianconi.54

https://www.facebook.com/profile.php?id=100013874165310


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