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Un uomo fortemente permeato dallo sport ma che amava anche circondarsi di musica e soprattutto di musicisti.

Gianni Mura, uomo di sport e di musica. Il ricordo di Filippo Andreani

Un vita lontano dai riflettori ma vicino alle persone che amava

Sabato 21 marzo, un infarto ci ha portato via Gianni Mura. Tutti quelli che lo conoscevano da vicino, ma anche i molti lettori che lo seguivano, sanno bene quanto lui amasse la musica oltre che lo sport. Amava la musica e i musicisti che sapevano raccontare la vita nelle canzoni. Aveva una cultura musicale ampia, un onnivoro con moderazione possiamo dire, seppur la sua grande passione era la canzone d’autore. Ma non ‘solo’ quella storica di Guccini, Endrigo, Vecchioni, De Gregori, Jannacci, eccetera, ma anche quella più vicino a noi, quella dei tanti cantautori che trovano a fatica spazio e interesse nei grandi quotidiani (e spesso nei quotidianisti…). Lui invece ne conosceva molti, ci parlava insieme, voleva ascoltare le ultime produzioni.
Il ricordo che ci tocca più da vicino come testata è quello di un Gianni Mura che durante alcune serate del Premio Tenco - dopo esser passato dall’Infermeria… - veniva a trovare il ‘banchetto’ dell’Isola, sfogliava gli ultimi numeri della rivista e poi si concentrava sui dischi in vendita. Il finale era sempre quello, che se ne andava con sei, sette, otto dischi sotto braccio. I titoli? Appunto, tutta gente “nuova”, artisti che avevano scelto di continuare una scuola cantautorale a cui lui guardava con attenzione.



E così, per omaggiare questo indimenticato uomo di sport e di cultura abbiamo chiesto a Filippo Andreani (uno di quei “nuovi” che si portava sotto braccio…), artista comasco con cui Mura aveva un instaurato un bel rapporto di amicizia, di scriverci due righe per ricordarlo. In fondo troverete anche la recensione che proprio Andreani fece per L’Isola sul libro ‘Confesso che ho stonato’, edito da Skira nel 2017. Qui sopra, invece, una foto scattata da Claudio Pozzoni All’1e35circa, locale storico di Cantù dell'inossidabile Carlo Prandini, dove un paio d’anni fa Filippo presentò il suo album ‘Il secondo tempo’ e dove partecipò anche Gianni Mura. E insieme a lui Antonio Silva, oltre ad amici cantautori come Luca Ghielmetti, Giambattista Galli dei Sulumana e molti altri. Qui sotto un link che riporta un video della serata (preso dal sito BiBazz) con Filippo che interpreta Mia, brano dedicato a sua figlia, con Gianmarco Pirro alla chitarra.

https://www.facebook.com/bibazzit/videos/1902657226621591/?t=121

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L'amore per le cose belle delle vita. Viverle per poterle poi raccontarle.
di Filippo Andreani

“E adesso che farò? Non so che dire... ho freddo come quando stavo solo”. Prendo in prestito Bertoli, perché a parole mie non riesco a dire tutto. Siamo sempre più soli, noi che siamo pieni di Novecento un po’ per età e un po’ per vocazione. Oggi Gianni Mura ha raggiunto Brera, Viola e gli altri. Sono sicuro che sono già a tavola, con Jannacci al piano ed Endrigo che canta. Jannacci, “milanesizzato” come lui; Endrigo, il suo preferito. Insomma, sono certo che stanno bene e che forse prendono per il culo le nostre lacrime. Quindi, pensiamo a noi. A noi che abbiamo un nuovo banco vuoto - l’ennesimo - in aula, nella scuola che - a me dal 1977 - ci hanno obbligato a frequentare. Una scuola che offre piccoli svaghi e lezioni difficili, che ha intervalli rari ma preziosi, che se pure studi poco capita che - anche quando non vorresti - impari lo stesso. Una scuola unica al mondo dove decidi da solo chi siano i tuoi compagni di classe. Lo decidi a mano a mano che cresci, li cambi, alcuni li dimentichi, altri li abbandoni. Qualcuno te lo tieni stretto. Uno come Mura è bene averlo allo stesso banco, spalla a spalla; sia perché ne sa e da uno che ne sa si può sempre copiare alla grande, sia perché ti sa ascoltare e da uno che ha questa capacità non ti puoi allontanare. E lui ti ascoltava, sempre. Non ti parlava sopra, non ti interrompeva. Ti lasciava dire, fare, spiegare. Poi, spesso, quando pensavi che avrebbe annuito, ti diceva che lui aveva tutt’altra opinione. Finiva che alla fine della sua argomentazione il suo punto di vista diventasse anche il tuo. Perché aveva ragione. Mica sempre, eh. Anzi, a volte avevo ragione io, solo che mi dispiaceva (non che lui non la pensasse come me, ma che io non la pensassi come lui. Perché mi restava il dubbio che allora, forse, aveva davvero ragione lui ma a me mi giravano i coglioni a riconoscerlo. Un po’ come succede con i papà). Insomma, il banco è vuoto. Ma per fortuna ci ha lasciato sopra libri, sacchi di ricordi, pile di racconti, e un bicchiere a metà. Quello che non ha fatto in tempo a finire, quello che ci sarebbe “costato” altre tre ore svegli per sentirlo parlare. Parlare di musica, parlare di sport. Parlare di noi. Ti dico addio, Gianni. E non sono - per dirla con il tuo Endrigo - “parole dell’addio false come il fumo che si perde nel vento (e che) sanno di vino amaro”. No, ti dico addio con la sincerità degli amici. Con la riconoscenza degli amici. E quindi in questo addio c’è, soprattutto, un immenso grazie.

Leggi la recensione di “Confesso che ho stonato”, uscito nel 2017 per Skira Edizioni

http://www.lisolachenoncera.it/rivista/letture/confesso-che-ho-stonato/?fbclid=IwAR2hio7yybWrVgwkQJ3YyqanfRikF8gpV6vLi_wYUqRYWEFxFFGpOED6MV4


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