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Quasi due ore di immagini che diventano occasione per riflettere sulla forza evocativa delle sue canzoni

Il docu-film Via con me, dedicato a Paolo Conte, raccontato per L’Isola da Sergio Arturo Calonego.

L'eleganza di un pensiero

Abbiamo chiesto a Sergio Arturo Calonego, talentuoso chitarrista lombardo con una sincera predilezione anche per la scrittura di testi, di raccontarci del film uscito in queste settimane su Paolo Conte. Siamo andati sul sicuro, consci della sua passione per l’avvocato e gli abbiamo lasciato carta bianca nel costruire una pseudo-recensione del film-documentario di Giorgio Verdelli. Quel che ne è uscito, in realtà, più che una cronaca di ciò che Calonego ha visto è una “lettera d’amore” che nasce da quel che ha sentito in fondo all’anima nel guardare quelle immagini.  A fine articolo, per chi non vuole leggere ma ascoltare, abbiamo messo due video che riassumono il suo Conte-pensiero (nella foto di Cristina Arrigoni, Sergio Calonego mentre suona la sua inseparabile chitarra in accordatura dagdad)

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PAOLO CONTE, l’eleganza di un pensiero
di Sergio Arturo Calonego

Ho appena rivisto Via con me, il film di Giorgio Verdelli su Paolo Conte e mi è venuta voglia di raccontare due cose sull’avvocato di Asti. Non una recensione di quelle classiche, ma un’emozione che diventa racconto come se mi rivolgessi non tanto al suo pubblico quanto a un giovanotto qualunque che per generazione o distrazioni dell’epoca non lo conoscesse.
La prima volta ho visto il film in anteprima nella giornata riservata agli ‘addetti ai lavori’, ma non mi bastava e l’ho rivisto una seconda volta, da spettatore pagante e sono sempre più convinto che il fil rouge che unisce la sua musica e la sua vita sia l’eleganza. Nel senso più ampio e profondo del termine. E allora direi a questo giovane amico che l’eleganza, la vera eleganza, non sta tanto nello smoking quanto nel suo pensiero e nei gesti rubati qua e là perché di lui, in fondo, nessuno sa veramente granché. E forse neanche serve saperlo.   

Gli racconterei che, come sostiene un grande cantautore italiano di nome Ivano Fossati, quando ascolterà la sua musica gli sembrerà di stare al cinema. Già, perché le canzoni di Paolo Conte sono come scene di un film. La sua musica è cinematografica ed evocatrice di esotismi perché nelle sue note si possono trovare suoni, profumi e colori di tanti paesi. L’avvocato di Asti è cantautore per convenzione o per dovere di catalogo, ma in realtà è una agenzia di viaggi.

Gli suggerirei di ascoltare la sua discografia con curiosità e di farlo con un pizzico di pazienza, perché la sua musica all’inizio non si concede facilmente. È stata costruita con sapienza utilizzando settime, none, accordi diminuiti, sospesi e abbondanza di “note sbagliate” tanto care agli amanti del jazz. E forse proprio per questo motivo non è stata capita subito da tutti, soprattutto in un’Italia amante del Sol, del Do maggiore e, al limite, del La minore. La sua musica è come una donna che ha un’idea precisa dei suoi sogni e quindi gli consiglierei di lasciarla parlare, di non lasciarsi intimorire all’inizio perché se saprà darle attenzione poi quelle note apriranno un mondo fantastico.    

Gli direi di non spaventarsi se qua e là fanno capolino parole poco usate o dismesse come paracarro, sofà, paltò, e di non stupirsi se certe frasi iniziano a prendere vita o a emettere suoni tipo come piove bene sugli impermeabili o abbaia la campagna. Ed è questo il momento in cui affonderei il colpo, a quel giovane gli direi che Paolo Conte è sexy. Si, gli direi proprio così. È sexy lui, è sexy la sua musica e il trascorrere del tempo sembra non sottrarre nulla a questo ingrediente fondamentale della musica che è troppo spesso sottovalutato anche dagli addetti ai lavori. Paolo Conte è elogio di sensualità, così diversa dalla pornografia gratuita di oggi.  

Gli racconterei che navigando onda su onda e senza inseguire nessuno, ha saputo tenersi lontano dalle mode costruendo un mondo tutto suo, che forse non esiste neppure, ma che un po' alla volta ha fatto breccia nel cuore della gente. Franco Cerri, un uomo che di ‘note sbagliate’ se ne intende, direbbe che si è voluto bene senza amarsi troppo.

Cercherei di fargli capire che un po' per indole e molto per classe ha voluto e saputo dosare la sua presenza. Certo ha partecipato, quando è stato richiesto, quando aveva senso e quando serviva. Perché di Conte si potrà dire di tutto ma non che sia stato un presenzialista. Ha coltivato un atteggiamento non proprio comune ieri e certamente poco condiviso anche oggi. Gli spiegherei che ha utilizzato i mezzi della sua epoca ma lo ha fatto senza perdere il proprio stile o lasciando per strada un’oncia di verità. Se Paolo Conte fosse un nativo digitale forse i social li userebbe ma certamente lo farebbe a modo suo perché quando si parla di eleganza, si diceva, non ci si riferisce a uno smoking ma al buon gusto di capire quando è il momento di parlare o di restare in silenzio.

Alla fine della chiacchierata mi prenderei sottobraccio il giovane amico e gli farei notare i baffi. Perché Conte porta i baffi, come Frank Zappa e come Magnum P.I., ma gli direi di non spaventarsi se non sa di chi sto parlando perché, come è giusto che sia, ogni epoca ha le sue icone e i suoi eroi. La cosa importante, in ogni epoca, è imparare a sceglierseli bene. Gli eroi, che diventeranno icone.

E se il ragazzo fosse una ragazza? Forse direi le stesse cose, ma salutandola le sussurrerei “…non perderti per niente al mondo lo spettacolo d’arte varia di uno innamorato di te”.

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VIDEO 1 / Paolo Conte: 10 motivi per innamorarsi della musica dell'Avvocato di Asti
https://www.youtube.com/watch?v=RLWT0WNGosg

VIDEO 2 / Paolo Conte: il film Via con me di Giorgio Verdelli 
https://www.youtube.com/watch?v=6Zs0rj8cjVc

https://www.facebook.com/paoloconteofficial/
https://www.calonego.it

 

 


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