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Claudio Lolli, benché sia morto, è con noi

Il ricordo personale e artistico di Alessio Lega

Confondendo i ricordi di un amico e l'analisi di un maestro...

Da una parte ci sarebbe la voglia di chiudere la porta, restare coi ricordi, che hanno l’aspetto delle canzoni. Anzi, che in questo caso proprio sono canzoni.

“Ti ricordi Michel...” laddove siamo tutti stati traditi da un amico d’infanzia, ma tutti siamo anche Michel e abbiamo tutti tradito la nostra infanzia. Abbiamo dovuto abbandonare un’idea totalizzante e affettiva dell’amicizia, per diventare adulti, famiglia, lavoro ed entrare nella vita.
“Si porta in tavola la torta di mele/con sù piantate venti candele” e chi non si è sentito di troppo proprio alla propria festa, chi non ha sognato di evadere, chi non ha tremato al momento di soffiare sulle candeline? Ci sarebbe la voglia di non disperdere l’aria, l’ultima aria che abbiamo respirato prima di sapere che Claudio Lolli - il nostro maestro, ma anche il nostro amico, fratello, cugino - ci avesse lasciato. 

Ora lo sappiamo, e ci tornano in gola tutte le parole cantate, le frasi musicali, le fesserie di una notte passata assieme dopo un concerto. All’indomani della morte di qualcuno spuntano a grappoli i suoi “vecchi amici”, io non posso dire di essere stato un suo amico intimo: l’ho conosciuto bene, l’ho incontrato in decine di occasioni, quasi sempre su palchi condivisi, ho scambiato con lui, e con l’inseparabile Paolo Capodacqua, nella foto qui sotto, (che nessuno osi dimenticarlo, perché dobbiamo forse a lui gli ultimi 25 anni di attività di Claudio) molte parole e una certa quantità di alcool. Credo di poter dire senza troppo azzardo che l’ammirazione sconfinata che gli portavo fosse compensata dalla sua stima. Ma il mio rapporto con Claudio Lolli resta innanzi tutto quello dell’ascoltatore, dell’allievo - se si può dire per qualcuno che maestro lo era anche di professione - che si è confrontato con una delle più straordinarie sintesi musicali e poetiche  che la canzone d’autore italiana abbia conosciuto. 

Claudio Lolli ha almeno due fasi nettamente distinte della sua carriera, la prima è quella in cui compone, scrive incide i cinque album che lo fanno entrare nella storia della musica italiana - Aspettando Godot (1972), Un uomo in crisi: canzoni di morte. Canzoni di vita. (1973), Canzoni di rabbia (1975), Ho visto anche degli zingari felici (1976), Disoccupate le strade dai sogni (1977) - ed è la furiosa creatività di un ragazzo fra i 21 e i 27 anni che lo spinge a superarsi di disco in disco, fino ad arrivare nel biennio ‘76/‘77 alla punta più avanzata e più sperimentale che la canzone italiana abbia conosciuto. “Gli Zingari” e “Disoccupate” sono dischi coesi come i migliori album-concept di De André, sperimentali come quelli della coproduzione Dalla-Roversi, e formalmente scatenati come quelli degli AREA. Tutto questo in una temperie storico-politica di cui portano chiaramente i segni, specchio di una generazione e allo stesso tempo proposta poetico-politica, personale e collettiva. Dischi essenziali.

Dopo questo periodo di furibonda bellezza, Lolli produce ancora dischi eccelsi o interessanti, come  Extranei (1980), Antipatici Antipodi (1983) o come l’omonimo del 1988...ma è come se fossero consapevolmente commenti a margine di un uomo ormai estraneo alle regole sociali, il canto di uno straniero nella sua stessa patria e nel pop italico.

Negli anni Novanta si apre l’ultimo lungo capitolo della sua carriera con un disco di grande bellezza come Intermittenze del cuore (1997), e poi vari altri dove a superbe canzoni - zampate del maturo leone - se ne accompagnano altre più frammentarie, senza più visione unitaria, e la musica non è più tempesta elettro-acustica con cui dialogare, ritmi spezzati, melodie sfuggenti, ma un tappeto sonoro sul quale srotolare i versi di una sobria malinconia, per disegnare i confini di una disfatta che però non conosce la rassegnazione. La voce stessa è cambiata, non è più quella “piena di ragni, di granchi, di rane” graffiata, ma una voce calda e suadente, sempre un po’ incerta, che iniziava ogni frase musicale con un mormorio diventato caratteristico (quante volte lo abbiamo affettuosamente preso in giro per questo...).

Infine è arrivato nel 2017 Il grande freddo, l’ultimo disco che a me ha fatto male, cartoline già dall’oltretomba, con amorevole cura raccolte e ordinate dai musicisti amici di una vita. Un disco premiato dalla Targa Tenco: fa piacere, Lolli era comunque già nell’Olimpo. 

In quel lungo ultimo periodo che va dagli anni Novanta a tre anni fa, quando lo stato di salute non ha più permesso a Claudio di salire sul palco, più importanti dei suoi album sono stati i centinaia di concerti, la maggior parte delle volte in compagnia del solo Paolo Capodacqua - virtuoso chitarrista, ma anche cantautore di vaglia, quindi non un tecnico, ma un accompagnatore dell’anima, un musicista delle parole - qualche volta anche in compagnia di Gianni D’Elia (uno dei massimo poeti viventi), in tutti i contesti plausibili e implausibili, su palchi improvvisati, sul mega-palco del Primo Maggio a Roma, nei minuscoli circoli anarchici, nelle rassegne amatoriali e in quelle patinate.

Nel frattempo il nome stesso di Lolli era diventato la bandiera di un modo di intendere canzone, poesia, vita: un leggendario sito dedito alla musica d’autore prese da lui il nome La Brigata Lolli proprio per sottolineare una linea di tendenza e la vitalità di una nicchia di appassionati battaglieri: Lolli il più famoso degli outsider, il più outsider dei famosi. Un’altra bella iniziativa di cultura musicale in attività si chiama Aspettando Godot, con un esplicito riferimento al suo primo disco.

È stato in questo periodo che una miriade di suoi appassionati cultori hanno avuto modo di conoscerlo, di frequentarlo con cadenza serrata, di familiarizzare col suo carattere talmente schivo che a qualcuno è dovuto persino apparire superbo. Educatore anche sul palco, Lolli non permetteva al suo pubblico di trasformarlo in un karaoke di se stesso, e proseguiva una sua idea anti-spettacolare, vicina alla lettura poetica, con gli occhi immersi nel libro dei suoi stessi versi, sempre più spaginato fra le mani.

Sono gli anni dell’amicizia, della complicità, dei diverbi e dei disaccordi che ti fanno amare ancora di più. Poi il fisico traditore di anni e di notti vissute con poca parsimonia. Ora mi dicono sia morto - lo sapevamo e non ce lo aspettavamo, perché ci aveva sorpreso più di una volta con impreviste resurrezioni - e se la porti il diavolo la vigliacca notizia! Noi che lo abbiamo amato come si ama un fratello, più visceralmente di quanto si ammiri un maestro, ce lo portiamo così, come una mancanza in più nel cuore, ma anche come una presenza. I dischi non ci bastano; Claudio Lolli, proprio lui, è ancora qui con noi, perché non era mai voluto stare sul piedistallo della sua arte, e con la sigaretta in una mano e il bicchiere nell’altra sorrideva malinconico a quella cosa dolce e amara che è la vita. Ma non la sua, la nostra.

Alessio Lega


 

 

Alessio Lega e Guido Baldoni, in occasione della loro presenza al Festival di musica popolare Altraterra, hanno deciso in accordo con l’organizzazione di fare un omaggio a Claudio Lolli e dedicare il loro recital (anche) a un’esecuzione di “Disoccupate le strade dei sogni”, specchio poetico e musicale del 1977, non certo improvvisando, trattandosi di canzoni che già da qualche anno propongono nello spettacolo Vinili.

L’evento si svolgerà questa sera 19 Agosto alle ore 21 in Piazza del Grano ad Asciano.

Qui di seguito il link di riferimento:
https://www.facebook.com/events/595386757543020/

 

 


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