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Vedere un concerto di Sergio Cammariere è sempre un’esperienza che appaga e che racconta una diversa “strada possibile”, ma parallela e convergente, della nostra canzone d’arte

‘Io’ si racconta anche così. L’Isola incontra Sergio Cammariere

Venerdì, 15 settembre, Teatro Sociale di Brescia

 

Continua a girare l’Italia con la sua musica Sergio Cammariere, cantautore atipico capace come pochi di contaminare la canzone d’autore con il jazz e ampi sprazzi di atmosfere sudamericane.

Nel suo ultimo album, IO, uscito un po’ di mesi fa (in attesa di un nuovo lavoro, strumentale, che dovrebbe uscire tra non molto), trovano spazio vecchi successi e nuovi inediti, tra cui Cyrano, brano che vede la collaborazione di Gino Paoli e Con te o senza te in cui troviamo la voce di Chiara Civello. Ma non è del disco che vogliamo parlare in questo spazio, ma della sua straordinaria forza che esprime nei live insieme ai suoi fidi musicisti. Siamo andati a trovarlo a Brescia e quello che segue è il racconto della serata, in attesa di vederlo nei prossimi appuntamenti di Padova (14 ottobre-Teatro Verdi), Bari (14 novembre-Teatro Petruzzelli), Milano (20 novembre-Auditorium Milano, dove saranno presenti anche Danilo Rea e Gino Paoli). Tutti gli altri aggiornamenti li trovate direttamente sul sito www.sergiocammariere.com

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Brescia, 15 settembre 2017
Teatro Sociale di Brescia

di Francesco Paracchini

Cominciamo dalla fine.
Tutto il pubblico è in piedi in un lungo, lunghissimo applauso.
Sergio Cammariere e i suoi quattro musicisti hanno appena concluso il loro concerto nel Teatro Sociale di Brescia (per la cronaca, una location davvero suggestiva), una delle tante date seguite all’uscita del suo ultimo album Io, l’ottavo della sua carriera escludendo una raccolta del 2008. Quasi due ore di spettacolo (una data inserita nel Festival LeXGiornate di Brescia) in cui tutti gli ingredienti che colorano la sua musica sono presenti, perchè quando Sergio suona dal vivo non si fa mancare nulla. Un’altra delle sue caratteristiche è che ogni data è diversa dalla precedente perché la scaletta alla fine non è mai uguale.

Chi era a Brescia, per esempio, ha potuto godersi una bellissima versione di Niente, un brano (testo di Pasquale Panella) inserito nel cd 'Sul sentiero' uscito nel 2004, che nei live spesso non è presente ma che quando entra in scena lascia il segno. Come sempre trovano spazio anche i suoi pezzi più conosciuti (Dalla pace del mare lontano, Tempo perduto, Sorella mia, giusto per dirne tre o L’amore non si spiega, che ritroveremo in chiusura di articolo) e anche qualche episodio recente estrapolato da ‘Io’ come Via da questo mare. Un lavoro, quest’ultimo, uscito nel 2016 (nel disco anche Cyrano, brano cantato con Gino Paoli, vedi il video) e che sembra aver ridato a Cammariere quella visibilità che merita, ma che come un’altalena va sempre ri-conquistata disco dopo disco. Nulla di strano, considerando che gli spazi dei media che contano sono pochi e ben attenti a sostenere musica mainstream e… aspiranti mainstream.

E per chi non ha quel biglietto, sul treno non sale. Una strettoia da cui è difficile uscirne. Quindi? E quindi si va in giro a suonare. A suonare e a farlo bene, sapendo che è solo lasciando nel cuore della gente un ricordo profondo e intenso si può seminare e raccogliere.
Bisogna anche aver l’onestà di dire che la musica di Cammariere non è per tutti. Per fortuna vogliamo aggiungere, perché quando si cerca di accontentare tutti alla fine si finisce per non accontentare nessuno. Avere una tensione ideale verso un pubblico ampio è legittimo e sacrosanto, non è questo il punto, la verità è che bisogna costruire il proprio pubblico passo dopo passo se si vuole mantenerlo nel tempo. Di facile non c’è nulla e se escludiamo le eccezioni che (non sempre) fanno la regola, alla fine a vincere sarà chi avrà più fiato, chi anno dopo anno saprà mettere nel carniere sempre nuovi aficionados senza perdere i primi. Discorso che vale per tutti, certo, ma che nel caso di Cammariere merita qualche riflessione in più, visto che non stiamo parlando di artista al suo esordio, ma piuttosto di un navigato musicista che suona e scrive da qualche decennio. Oggi, a quindici anni dal suo debutto su disco, Sergio può dire di aver seminato molto e solo in parte raccolto. Molto arriverà ancora, perché ha i fondamentali come si direbbe nello sport, ha fiato e idee per continuare la sua corsa.

Quel che è certo è che da tempo ha un pubblico molto attento durante i live. Per spiegare meglio questo concetto basterà raccontare un piccolo episodio, vissuto in prima persona nel concerto bresciano.
Durante le canzoni non c’era un telefonino acceso in tutto il teatro!
La gente guardava sul palco i musicisti suonare. Guardava, godeva della musica, della voce, delle atmosfere che questi cinque professionisti sapevano creare e alla fine del brano applaudiva. Stop. Non c’era l’esigenza di portarsi a casa un pezzetto di canzone, che quasi sempre viene registrata (inevitabilmente) male o una foto sfuocata, con mezza testa di quello che hai davanti a bloccarti la visuale. Per cosa poi? Per riascoltare un brano che se anche non hai il disco puoi guardarti il video su youtube? Vale la pena arrivare a casa con le braccia distrutte per aver tenuto davanti agli occhi il cellulare o non è forse meglio cogliere quell’attimo irripetibile che solo il live può offrirti e viverlo fino in fondo? Detta così sembra una risposta scontata, ma poche, pochissime volte mi è capitato di assistere ad un concerto in teatro negli ultimi anni senza la distesa di luci ad invadere platea e galleria.
Questo a riprova che chi segue Sergio lo fa con passione, vuole viversi lo spettacolo fino in fondo. C’è stato solo un momento, verso la fine del concerto, in cui è stato Sergio stesso a chiedere al pubblico di cantare con lui l’inciso di Tutto quello che un uomo e a riprendere con i cellulari facendolo diventare un momento social, quasi fosse un fuori programma nel contesto delle due ore. È invece una piacevole parentesi che utilizza da qualche tempo e spesso si conclude chiamando sul palco qualcuno/a a cantarlo con lui.

 

Man mano che ci si avvia alla fine del concerto la tensione emotiva sale ulteriormente fino ad arrivare ai bis (qui sopra i cinque protagonisti in una foto di repertorio di Federico Caddeo), dove non può mancare di certo Cantautore piccolino, brano che spesso viene considerato solo un riuscito divertissement (uscito nel 2002) ma che leggendo con attenzione il testo portava in nuce parole che disegnavano già il carattere, i gusti, gli stili musicali che componevano il puzzle musicale chiamato Cammariere. Ecco l’incipit: “seduto sugli allori / c’era il conte de gregori /gli sciacalli e gli aguzzini /tra le carte di guccini / mi si fan’ le gambe molli / mentre arriva claudio lolli / che mi guarda e dice embe’! / sembri l’ombra di de andré / cantautore piccolino / confrontato a paoli gino”. Un humus iniziale che Sergio non ha mai abbandonato. Ma se è pur vero che è cresciuto con la grande canzone d’autore nel cuore, le sue dita sono però intrise di jazz e, nelle vene, la materia prima che aiuta a far scorrere e fluire il tutto si chiama musica brasiliana. Tre passioni che non lo lasciano mai quando compone, e quando una prende il sopravvento le altre due chiedono pegno. È un buono Sergio, non riesce a dir loro di no e lascia che convivano in pace.

Ma il successo di questo pianista nato a Crotone negli anni Sessanta e ormai cittadino romano da moltissimi anni, deve essere ricondotto anche al grande lavoro di arrangiamenti che si ascoltano nei suoi pezzi (per non parlare dei live, con momenti di improvvisazione di stampo jazzistico puro), un lavoro che seppur gestito in prima persona lo condivide con due musicisti fondamentali per il mood finale che tutti conosciamo: Amedeo Ariano alla batteria e Luca Bulgarelli al contrabbasso. Salernitano il primo, ha una lunga formazione jazzistica alle spalle ma grazie alla sua versatilità ha avuto la possibilità di collaborare con artisti di generi diversi (Lucio Dalla e Renzo Arbore tra gli altri), cimentarsi con le colonne sonore e condividere il palco con molti artisti italiani e internazionali nel gotha del jazz. Inoltre, è direttore artistico di molti festival, oltre ad insegnare nel Conservatorio di Frosinone e a farsi portavoce di molte associazioni di artisti.
Più giovane il secondo, ma con già all’attivo oltre vent’anni di incisioni e di collaborazioni, anche per Bulgarelli le soddisfazioni più grandi arrivano dal mondo del jazz (molti i live in Italia e all’estero, con i nomi più prestigiosi). Abruzzese di nascita, diplomato al conservatorio di Campobasso, ha una significativa esperienza anche nel mondo della canzone d’autore come le lunghe tournée con Mimmo Locasciulli o Alessandro Haber.
Insomma, stiamo parlando di due grandissimi professionisti, stimati dai colleghi e che da sempre regalano a Cammariere una formidabile sezione ritmica che non solo “tiene il tempo”, ma che colora e arricchisce le melodie con intuizioni creative che diventano significativi momenti strumentali all’interno dello show. Giusto spazio anche per
Bruno Marcozzi, percussionista che ormai è l’anima “sudamericana” dei live di Sergio e per Daniele Tittarelli, talentuoso jazzista che innamoratosi del sax alto da giovanissimo, si diploma al Conservatorio di Perugia nel 1999.

E poi ci sono i testi di Roberto Kunstler, amico, compagno di viaggio da sempre, anima speculare di Sergio, che fin dal primo disco ha in mano il pallino delle parole, mentre sui contenuti rimane evidente un lavoro comune laddove però è Roberto a trovare la sintesi finale. Manca solo un piccolo tassello, ma piccolo piccolo: la voce e il pianoforte di Sergio.
Scherziamo ovviamente, qui siamo esattamente nel cuore della poetica di Cammariere. La sua voce, il modo di appoggiare la voce, la tecnica personalissima di suonare, tutto questo diventa il valore aggiunto della proposta, il collante speciale su cui far girare tutti i singoli ingredienti.

Non diciamo però nulla di strano se auguriamo un grande futuro per questo artista e i suoi musicisti anche senza il supporto dei testi (lo ha già detto anche Sergio stesso sui social), con un disco e un tour strumentale, dove poter spingere ancora di più sull’acceleratore delle emozioni create solo dalla musica. Per tornare magari in studio tra un anno o due, più forti di prima, perché comunque sia Cammariere è una risorsa troppo importante per la nostra canzone d’autore, proprio per quella sua capacità di contaminarla. Intanto iniziamo a seguirlo nel nuovo percorso, ci sarà tempo per tornare a comunicare (anche) con le parole.

E poi lo ha già detto lui in una canzone ma vale la chiusa anche del nostro articolo: Cammariere non si spiega. Prendere o lasciare.
Consigliatissima la prima opzione.

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