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Recuperata la finale dell'edizione 2020 in una location particolare, all'aperto, che ha visto la vittoria di Bambi (Monica Sannino)

La finale del Bianca d'Aponte 2020

Madrina dell'edizione ARISA

 

Sotto le stelle del cielo di Aversa si sono svolte, il 14 e 15 luglio, le due serate di “recupero” del Premio Bianca d’Aponte 2020. Una manifestazione traslocata, nel tempo e negli spazi per l’emergenza sanitaria, dallo storico Teatro Cimarosa al giardino alberato del Liceo Scientifico Enrico Fermi, in un’inedita edizione estiva, rispetto al tradizionale appuntamento autunnale. E l’impressione è che la kermesse all’aperto, necessitata dalle contingenze dei tempi, abbia aggiunto suggestioni senza sottrarre l’attenzione e la fruibilità acustica all’evento, grazie anche all’infrastruttura sonora e all’opera dei fonici di DK Audio. Il meteo benevolo ha fatto poi la sua parte, regalando agli spettatori due serate godibilissime di musica ed arte.

Giunto alla sua sedicesima edizione, il Premio Bianca d’Aponte è ormai il punto di riferimento più prestigioso e qualificato tra i premi riservati alla musica d’autore emergente declinata al femminile, e questa edizione ne ha confermato la qualità. Dieci artiste, dieci proposte che sembra banale definire “interessanti”, ma è quello che hanno trasmesso le dieci esibizioni live. Stili e arrangiamenti differenti hanno fatto sì che la “la gara” diventasse uno spaccato rappresentativo di come sia viva la musica che arriva dall’universo femminile. Una qualità media decisamente altra con qualche punta di notevole fattura. “In gara”, poi, è un termine che si accosta al Premio d’Aponte con un certo pudore, perché qui si respira un’atmosfera di grande affinità e complicità fra le stesse artiste, e non c’è traccia di quella competitività eccessiva che siamo abituati a vedere altrove.

Chi frequenta, per passione o per lavoro, i luoghi dei contest musicali sa bene che l’appuntamento di Aversa è sempre un po’ speciale, quasi immancabile, un ritrovarsi nel grande, ospitale abbraccio annuale con Gaetano d’Aponte e Giovanna Vitagliano, genitori di Bianca, la giovane e talentuosa cantautrice scomparsa troppo presto, a ventitré anni, appena all’inizio di un percorso artistico che tutti prefiguravano ricco di soddisfazioni. E nel nome e nella memoria di Bianca, su questo palco a lei dedicato, è germogliata nel corso degli anni una nutrita leva di giovani artiste che hanno ottenuto notorietà ed apprezzamento, spesso spiccando il volo e ottenendo altri Premi e riconoscimenti.

Detto dell’atmosfera familiare, della grande empatia fra artisti, addetti ai lavori e pubblico (a cui aggiungiamo anche un plauso all’efficienza dell’organizzazione, sempre articolata complessa in eventi del genere su cui spicca il prezioso lavoro pre-post evento e... durante... di Gennaro Gatto), è il momento di raccontarvi dei riconoscimenti attribuiti alle partecipanti in gara che hanno riempito di suoni e colori le due serate e anche degli ospiti che hanno arricchito il programma.

 

Partiamo da Monica Sannino, in arte Bambi, cantautrice napoletana che si è aggiudicata il Premio Bianca d’Aponte 2020 con il brano Maledetto amore, un pezzo elettro-rock cantato con grinta ed ottime doti vocali (qui in alto insieme ad Arisa), mentre il Premio della critica ‘Fausto Mesolella’ ha valicato gli Appennini, ed è andato a Simona Boo, da Termoli, per la canzone Estate ‘89 – una storia dal mare, brano di forte impatto emotivo d’impronta rock mediterranea sulle migrazioni, i pericoli, le tragedie che popolano il mare nostrum.

Menzione per il miglior testo a Lucrezia, da Bologna, per la migliore musica a Elena Romano da Firenze, e quella per la migliore interpretazione a Lamante, cantautrice di Vicenza. Entrambe le serate sono state aperte da Cristiana Verardo, vincitrice del concorso della passata edizione 2019, artista dotata di un forte carisma nelle performance live e che ha appena pubblicato Maledetti ritornelli, un album che conferma e rafforza il giudizio positivo che si è conquistata qui ad Aversa.
In gara c’erano anche Ebbanesis da Napoli, Sara Romano da Monreale, Veronica da Aversa e Chiara White da Firenze (qui sotto una foto che le ritrae tutte insieme).

 

Sul palco, a presentare con grande maestria le serate, la collaudata coppia formata da Carlotta Scarlatto e Ottavio Nieddu, mentre la direzione artistica è nelle sicure mani di Ferruccio Spinetti. Madrina della manifestazione è stata una socievolissima Arisa, perfettamente a proprio agio nell’atmosfera amichevole ed informale, iniziando il suo set con una struggente interpretazione del Cantico dei Matti, brano per certi versi ‘rivoluzionario’ e prezioso di Bianca d’Aponte.

Due parole sugli ospiti di questa edizione. Nella prima serata spazio alla Nuova Compagnia di Canto Popolare, che ha ritirato un premio alla carriera dalla Città di Aversa ed ha riscosso un tripudio di meritatissimi applausi dalla folta platea. Ma oltre agli applausi, ci sembra doveroso segnalare la forte commozione che ha attraversato il cuore e gli occhi di chi era presente per quel ricordo ancora vivo, vivissimo, che è la figura di Corrado Sfogli scomparso a marzo 2020, fondatore della NCCP e compagno di vita di Fausta Vetere, icona del gruppo napoletano. Gli altri tre ospiti erano Bungaro, che ha regalato al pubblico una suggestiva versione di Guardastelle sotto la volta celeste aversana, Giuseppe Anastasi ed Alfina Scorza. Nella serata finale, oltre ad Arisa, hanno calcato il palco in veste di ospiti gli A’67, Patrizia Laquidara ed i Têtes de Bois.

 

A valutare le performance delle artiste in gara, come ogni anno, un parterre di  affermate cantautrici, cantautori, autori, compositori, giornalisti del settore, addetti ai lavori e operatori culturali, suddivisi in due giurie: quella per il premio assoluto e quella per il premio della critica, intitolato a Fausto Mesolella, storico direttore artistico della manifestazione.

Il Premio Bianca d’Aponte è promosso dall’Associazione Musicale Onlus Bianca d’Aponte, con partner privilegiato il Comune di Aversa. Media partner Rai Radio1, che ha trasmesso la serata finale in streaming sul proprio canale Facebook.

Prendere parte alle due serate del Premio Bianca d’Aponte, ai suoi rinnovati riti di amicizia, complicità e divertimento nel segno dell’arte e della buona musica è un privilegio che vale la pena di vivere e raccontare. Perchè in quelle note, in quei colori – e quest’anno anche nel sole obliquo che tramonta sulle antiche vestigia della città normanna - puoi persino immaginare Bianca, da qualche parte dell’universo, ascoltare e sorridere.

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