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Iosonouncane

Il verbo di un fenomeno singolare

la recensione de L'Isola

Premessa: in realtà, questo disco non meriterebbe alcuna critica, nessuna elucubrazione, nessuno sciornarsi sulla pagina di descrizioni e complimenti, perché è davvero troppo grande per starci in duemila e passa battute.

Con calma: Iosonouncane è il nome d’arte di Jacopo Incani, cantautore sardo trapiantato a Bologna che, passati gli anni del call-center, abbraccia l’avventura solista. Il risultato è questo La Macarena su Roma, dodici tracce in cui si salda il cantautorato storico di Gaber, Dalla, De André, la teatralità di Antonio Rezza e il presente digitalizzato del dubstep e dell’elettronica. Insomma, un universo di esperienze (non solo musicali) che collassa in una singolarità, probabilmente la più importante del 2010, sicuramente la più indispensabile.

Dodici tracce, un unico ritratto, il più impietoso e chirurgico di questo momento storico, partendo da sé, dalla sua esperienza di co.co.co., per poi riplasmare storie sentite di sfuggita troppe volte, e infine annullarsi nel collage di pezzetti sputati dal Verbo televisivo: apre la desolazione post-atomica di Summer on a spiaggia affollata, un topos battiatesco ribaltato in una favola estiva di gommoni e morte, razzismo e accidia; Il boogie dei piedi trasforma in un ritmo ossessivo il delirio interno di un italianetto in fila alle poste; Il corpo del reato (apoteosi) sposa Lucio Dalla e spaghetti western, in un lancinante cortometraggio di invocazione disperata e grottesca a una morte e a una gretto provincialismo da cui non ci si vuole strappare; Grandi magazzini pianura celebra il compattamento del Mezzogiorno, che celebra quotidianamente la sua distruzione via spazzatura; Torino pausa pranzo rievoca le morti sul lavoro, l’ascesa e il declino del pianto loro dedicato, pausa calcistica compresa. L’atto centrale dell’album è una fuga dalla forma canzone: Rifacciamoci la bocca, mise en âbime meccanica e alienante di frasi sgrammaticate tratte dal (ri)flusso mediatico, seguito da I superstiti,atto unico con un desolante spaccato di zombismo precario, protagonista Antonio Gramsci.

Chiudono la galleria degli orrori Il sesto stato, istantanea plasticosa al limitare della rivoluzione; Il famoso goal di mano, ironia sullo sport nazionale; Il ciccione, pezzo d’abbandono e molle decadenza; il collasso arriva al climax con La macarena su Roma, lungo monologo di un sociopatico che si tuffa nell’enorme macarena che sembra spuntata direttamente dal tubo catodico; Giugno brevissimo epilogo onirico, il momento prima di accettare l’apertura alla speranza.

Questo lungo e minuzioso elenco parla da sé. Iononsonouncane sorpassa a destra il cantautorato buonista, etnicizzato e politically correct e prende il mondo come un punching-ball, fonderandosi le amorevoli mani con guantoni di cinismo e crudeltà.


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