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Pubblicato da poco un duetto inedito di Piero Ciampi con Lucia Rango, datato 1967

Quando la bellezza supera il tempo

Ristampato l'intero album da Anni Luce, con l'aggiunta del duetto

di Enrico de Angelis

Erano gli anni ’80 e credevo di saper già tutto su Piero Ciampi. Tanto che lo stesso anno della sua morte, il 1980, pubblicai il mio primo libro su di lui, convincendo – senza alcuna fatica peraltro – Amilcare Rambaldi per il Club Tenco e l’editore di LatoSide Gigi Granetto a finanziarlo. Ma c’era una lacuna in quel lavoro. Perché solo dopo mi capiterà di imbattermi in un meraviglioso album di tal Lucia Rango che mi era sfuggito. Era un LP del 1967 e mi parve subito meraviglioso, lo ammetto, per la copertina: vi campeggiava a colori un bellissimo volto femminile su un lungo collo niveo, bionda chioma un po’ scarmigliata con un fiorellino vagamente hippie infilato tra i capelli, un prato di lentiggini sulla guancia (vere o finte m’importa poco), labbra appena socchiuse a mormorarci qualcosa di intrigante, un accenno di broncio nello sguardo, intenso e melanconico, dentro occhi truccati quanto basta. Al volto si accompagnava poi una voce perfettamente corrispondente, in modo tale che il tutto incarnasse un modello femminile di quegli anni molto caro alla mia generazione: quello della cantante-attrice apparentemente esile, tenera ma sensuale, soave ma disinibita, e che comunque non si accontentava dello yé yé, ma si applicava a testi d’autore, a canzoni di spessore, di atmosfera, per lo più crepuscolare e agrodolce.

 

 

Nel caso in questione, scoprivo che l’autore era nientemeno che Piero Ciampi. Delle 14 tracce del disco, ben 11 erano firmate Ciampi o Litaliano, che ben sapevo essere la stessa cosa. Cinque titoli li conoscevo già, dalla voce stessa di Piero: quasi tutti firmati insieme a Gianfranco Reverberi, erano tra i più belli del suo primo periodo discografico, oggi considerato spesso “minore” rispetto a quello degli anni 70, in realtà ricco di perle come appunto quelle finite nella scelta di questa sconosciuta cantante, sicuramente operata di concerto con l’autore: Non chiedermi più, Qualcuno tornerà, Fino all’ultimo minuto, Quando il giorno tornerà, Hai lasciato a casa il tuo sorriso. Non a caso, ben tre di esse saranno ben presto riprese anche da Sua Maestà Gino Paoli in un suo long playing del 1971.

 

 

Ma 6 titoli che pure risultavano firmati Ciampi mi apparivano del tutto sconosciuti, anche se due di essi erano già stati pubblicati l’anno precedente in un inosservato 45 giri inciso da Lucia per la Durium; due brani di cui uno, Il tuo volto, ha una storia curiosa, perché fu costruito da Piero musicando la poesia di uno sconosciuto che insieme all’amico calabrese Pino Pavone avevano trovato sul bancone del bar nel night del Villaggio Mancuso, luogo decisivo in tutta questa storia come vedremo. In tutto dunque 6 pezzi originali  che Piero aveva regalato a questa nuova promettente cantante, tutti cofirmati insieme al musicista Elvio Monti, che Ciampi ritrova dopo aver collaborato con lui quattro anni prima per una canzone incisa da Georgia Moll, Nato in settembre.

Da allora, grazie anche all’amicizia insorta successivamente con Lucia, la quale preferì per motivi suoi abbandonare subito la carriera musicale, ho un po’ ricostruito la storia di questa vicenda, compresa quella di un duetto che sulla struggente Non chiedermi più Lucia registrò insieme alla voce stessa di Piero, ma che rimase fuori dall’album. Oggi questa vicenda diventa fortunatamente di dominio pubblico, perché una giornalista illuminata, Lucilla Chiodi, si è intestardita a ristampare pari pari quell’album, ottenendo inoltre da Lucia di integrarlo col magico duetto rimasto fino a questo momento inedito. (clicca qui per ascoltare il brano e il relativo video)

Dunque, la misteriosa Lucia Rango era nata a Maglie in provincia di Lecce, dove da ragazza prende lezioni di canto, in qualche occasione nientemeno che da Tito Schipa. Soggiornando per alcuni mesi a Torino dal fratello, oltre a prendere lezioni di musica arriva a cantare già in pubblico, nemmeno quattordicenne, e per un mese apre addirittura le serate di Fred Buscaglione in un locale di cui conosceva il proprietario. Più avanti trasferitasi stabilmente a Torino con la famiglia, trasloca poi a Roma nel 1966, ed è qui che conosce Piero Ciampi, amico di colui che diventerà suo marito, l’imprenditore calabrese Silvano Mancuso, proprietario del mitico Villaggio Mancuso sulla Sila. Ciampi aveva frequentato già nel 1958 il Villaggio Mancuso, dove con un suo gruppo cantava il repertorio dei crooner americani e fingeva di suonare il contrabbasso; al gruppo si era aggregato come batterista il catanzarese Pino Pavone, futuro avvocato, futuro suo coautore, futuro cantautore egli stesso, futuro amico inseparabile (le loro avventure sono in parte raccontate nel recente libro di Sergio Caroleo ‘Le Stelle si guardano ma non si toccano’). Al villaggio Piero tornerà in vacanza negli anni ’60; è così che nel ’66 Silvano Mancuso gli propone di confezionare un album di canzoni per Lucia, e l’anno dopo, a Roma, Piero lo produce artisticamente. Piero, Lucia e gli amici si frequentano assiduamente, praticamente tutti i giorni. L’atmosfera romana è testimoniata da uno degli inediti del disco, Primavera a Roma, che fa da contraltare alla già nota Autunno a Milano scritta col fratello Roberto: là un clima brumoso e poeticamente evanescente; qui tutto più palpabile, il ponentino, una notte di stelle e una terrazza nel verde, che è proprio l’attico dove Lucia abitava (una curiosità: la canzone finirà intorno al ’73-74 come lato B di un 45 giri con un inno Forza Lazio!). Il 33 è realizzato per la piccola etichetta Sibilla, il cui proprietario è Elvio Monti, che arrangia tutti i pezzi. Pare che l’indole notoriamente litigiosa di Piero mise presto fine alla collaborazione con l’etichetta di Monti, nonché con un’altra casa discografica che sembrava interessata a mettere sotto contratto la Rango.

Le novità però non erano finite per me. Ricevo un giorno da un collezionista delle lacche attribuite a Piero Ciampi. Con il sottofondo di friggitoria tipico delle lacche, sento partire Non chiedermi più con l’arrangiamento di Elvio Monti, ma, sorpresa, non è la voce di Lucia che attacca, ma proprio quella di Piero. Subito dopo il primo verso arriva comunque anche Lucia, le due voci si intervallano a cantare, si scambiano i versi. La canzone è bellissima, ma sentirla in quella sorta di call and response raddoppia l’emozione. La musica, firmata Gianfranco Reverberi, abituale compositore di Ciampi in quei primi anni, tiene in sospeso una tensione che sembra interminabile, ma l’arrangiamento ternario di Monti sembra volerla mitigare ponendola in efficace dialettica con un andamento a valzer di strada evocativo di sobborghi parigini. Il tema è l’incomunicabilità, e pare che Piero pensasse al padre nel comporre il testo; non a caso lo aiutò a stenderlo il fratello Roberto. Ho più volte scritto che è proprio da questa canzone che parte la proverbiale modernità ciampiana nello scolpire rapporti senza retorica, quotidia­ni, scarni, scheletrici, esatti. Come commenta Ugo Marcheselli nel nostro libro a quattro mani ‘Piero Ciampi Discografia illustrata’, “due dei temi chiave di tutta la produzione di Piero Litaliano, Parola e Silenzio, sempre in antitesi, qui ora si scontrano e provocano il cortocircuito che interrompe ogni comunicazione: Sono anni che parli (…) sono anni che taccio e non dico niente. Alla fine, la rassegnazione di fronte a un destino ineludibile resta l’unico modo per farsene una ragione”. Un testo così fulminante che, in occasione della storica serata dedicata a Ciampi tenuta all’Argentina di Roma nel 1990, non venne nemmeno cantato, ma “solo” declamato da Michele Placido.

Ora questo magnifico duetto, unico nella discografia di Piero Ciampi, lo potete ascoltare tutti senza il sottofondo di friggitoria. Lucia Rango ha raccontato che fu Piero, finite le registrazioni del 33, a voler anche cantare lui i versi alternandosi con lei, ma la registrazione non entrò nell’album, privilegiando – certo comprensibilmente – l’esecuzione solitaria della titolare del disco. Lucilla Chiodi ha rispolverato e restaurato il master originale, includendo il brano nella ristampa perfetta dell’antico 33 di Lucia, e inaugurando con questa uscita di 300 copie in vinile numerate a mano la nuova etichetta Anni Luce, intenzionata a recuperare registrazioni inedite o dimenticate della musica italiana, ponendo la massima cura sull'aspetto visivo e informativo delle proprie uscite, e con un occhio di riguardo alla presentazione e alla qualità dei materiali. In questo caso il disco è accompagnato da un libretto di 8 pagine in formato LP con note, fotografie inedite e un'intervista con Lucia Rango, da un poster 60x30 cm su carta di qualità superiore e da un inserto a colori con riproduzione della copertina originale e download code.

Lucia e Lucilla, due luci accese nella memoria storica della nostra musica di qualità.

 

 

 

 

Video: https://www.youtube.com/watch?v=a07PLzscMWw

Per acquisto Vinile e/o digitale: https://anniluce.bandcamp.com

“Lucia Rango canta Piero Ciampi” LP deluxe + digital download esclusivo su Bandcamp [Anni Luce - AL01]

 

 


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