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Uomo libero e per questo capace di aprirti mente e cuore, Matteo Guarnaccia lascia un vuoto nella cultura italiana e internazionale

Ha messo la sua creatività in ogni campo artistico

Un artista completo

 

Troppo presto. Non ci voleva proprio. Perché le cose da fare e da dire ce ne erano ancora molte. Da analizzare con il piglio dell’evoluzione, come era solito fare. Pochi giorni fa, ci ha lasciati Matteo Guarnaccia, artista visuale, scrittore, studioso delle controculture, dei costumi, del design, dei cambiamenti urbanistici e altro, molto altro. Abile comunicatore, portavoce di tutto ciò che viaggia in parallelo, seminascosto ma che tramite lui ha visto la luce. “Across The Universe”, come ha scritto la moglie Tiziana nel dare il triste annuncio della sua scomparsa.

Matteo e le sue mappature legate da un filo rosso grazie ai suoi penetranti sguardi, un chi va là a chi ha sempre preferito ciò che appare al ciò che si crea. Se ne è andato un grande ed insostituibile amico, un maestro di vita e di pulsazioni. La sua personalità oltre alla sua originalità artistica. Il suo sapere ascoltare, l’altruismo, la coerenza, la pacatezza, il trattare da pari a pari, la cordialità: il suo pentagramma. Sempre attrattivo, vivace, visionario. Fonte di ispirazione, abbracciando persone e mondi. Ha voluto andare incontro, in presa diretta per fare emergere profondità, imbastire l’arte degli incontri, essere individuo-collettivo in un mondo trafitto dall’ego e dall’Io imperante. Tramite i suoi lavori ha creato flussi come “assalti al cielo” e dove ciò che accade è sempre in corso d’opera. Quindi, continua… In quanto i colori vanno a sostituirsi ai grigiori.

 

Matteo, figlio di un ferroviere, che da giovanissimo mostra i suoi disegni per le vie di Amsterdam. Matteo che inventa “Insekten Sekte”, manifesto-giornale, esperimento visivo itinerante: 1.000 copie di tiratura, richiesto e venduto in più angoli del pianeta. Quando, nel 2017 scrissi ‘Le radici del glicine’ (edito da Agenzia X), un libro realizzato grazie alle testimonianze dei protagonisti di una casa occupata a Milano dal 1975 al 1984 (e che vide residenti militanti politici, femministe, freak, scappati di casa, cristiani per il socialismo, famiglie operaie, membri del Living Theatre, artisti con più linguaggi, sino all’accoglienza degli anarco-punx del Virus che grazie alle loro iniziative in breve tempo fecero diventare quel luogo una meta internazionale) desideravo che la copertina la realizzasse Matteo. Chi meglio di lui poteva concentrare in un riquadro quei ‘guardaroba esistenziali’ conviventi, sovrapposti, sequenziali di quella realtà? Nessuno. Tranne lui, appunto. Quando accettò ero contento come una Pasqua. Mettere a fuoco, attenzione ai dettagli, alla larga da filtri e barriere, toccare, accarezzare, fare scorrere, essere d’appoggio. Le proverbiali intuizioni di Matteo. Che era amante di Giorgio Gaber, di James Taylor quanto di Dylan e Hendrix. Matteo che realizza manifesti di concerti e copertine di dischi (dai Byrds ai Garybaldi, dai Timoria agli Enten Hitti, ecc.) che sono “non facciate” bensì collegamento stretto con liriche e suoni. Così come visitare le sue mostre ha significato uscirne sorridenti quanto riflessivi, perché quelle sue istantanee/affreschi su tela o su carta non inducevano all’adagiarsi ma trasmettevano la voglia di correre.

 

Assistere poi a un suo reading era un’esperienza dalla quale ti trovavi immerso in atmosfere fortemente emozionali, così come i suoi articoli apparsi su pubblicazioni di base, periodici e quotidiani (Fallo! Alias, Wired, Ario, Liberazione, D-la Repubblica, Vogue, Abitare, il Manifesto, ecc.) sono stati fondamentali tasselli dalla maestosa forza narrativa dove parole scritte ed illustrazioni si fanno gestualità, pagine come orchestrazioni. Matteo traveller tra beatniks, Summer Of Love, psichedelia, raduni pop, pirati, malavida, dissidenti, sognatori, punk, graffitari, techno-danzatori, autostoppisti, girovaghi nella mente e nelle gambe, senza dimenticare anche il Duca Bianco, le variazioni cosmiche, gli sciamani, i movimenti per i diritti-civili, i meticciati socio-culturali. Intercettare il lato nascosto magari “situazionista” di certe grafiche, l’anticipare singolare e plurale (sur)realista di esseri, luoghi, territori e contesti. All’insegna di un’etica mai indomita nell’esplorare. Facendo uso, non tanto degli algoritmi bensì dei ritmi, del vissuto in prima persona, “nel bel mezzo”, nell’essere dove non si poteva non esserci. Matteo ha trasmesso e trasmetterà ancora a lungo infinite energie. Ecco uno dei motivi perché sarà sempre nei nostri cuori. Ciao Matteo, grazie di tutto.

 

Una selezione di dieci libri, dalla vasta bibliografia, per addentrarsi ancora di più nella sua arte visiva-narrativa:

Arte psichedelica e controcultura in Italia (Stampa Alternativa, 1988);
Beat & Mondo Beat (Stampa Alternativa, 1996);
Provos. Amsterdam 1960-1967 (AAA Edizioni, 1997);
Almanacco della pace (Stampa Alternativa, 2006);
Ribelli con stile. Un secolo di mode radicali (Shake Edizioni, 2009);
Re Nudo Pop & altri festival (Vololibero, 2010);
Quelli che Milano… (con Giancarlo “Elfo” Ascari) (Rizzoli, 2011);
Punk Play Book (24Ore Cultura, 2016);
Fashion Sabotage (24Ore Cultura, 2016);
Malamoda (Milieu Edizioni, 2021)


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