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Il nostro speciale sul primo Salone Internazionale della Musica

MOA - MUSIC ON AIR

Il report de L'Isola, 17, 18 e 19 settembre 2010

A metà settembre, davanti al Lago di Como si è assistito ad un vero e proprio evento, di quelli da raccontare anche a distanza di mesi. Parliamo del MOA – Music On Air, un Salone della musica che è riuscito a far convergere in terra comasca quasi tutta la filiera del settore musicale italiano.

Un luogo, non virtuale, dove trovare strumenti musicali, riviste, siti web, scuole e studi di registrazione, associazioni, singoli artisti, qualche management, festival, ragazzi giovanissimi in giro con il loro demo, attempati signori vaganti per gli stand alla ricerca di qualcosa o qualcuno da ricordare. Tutto in piccole dosi però, una sorta di prima prova generale che nel complesso possiamo dire sia riuscita, non tanto perché tutto ha funzionato a dovere, ma per il fatto che come detto gli ingredienti c’erano tutti o quasi, c’era anche la volontà politica (che non sempre è così scontata) di fare un evento importante nel comasco ma che avesse un forte richiamo per l’area milanese e le provincie limitrofe. Non che la vocazione non sia “nazionale”, tutt’altro, solo che in questa prima edizione si sono prese le misure, i contatti giusti, insomma si è seminato per gli anni futuri raccogliendo comunque qualcosa fin da subito.

E neanche poco.

La formula, per esempio, ha raccolto consensi e ha visto gente arrivare in fiera non solo per “un” motivo, ma certamente almeno per “due”: la possibilità di visitare una fiera della musica (non c’è n’è poi molte in Italia, anzi…) e nello stesso tempo assistere ai concerti con costo complessivo di 10 Euro. In realtà poi il pubblico ha trovato molto di più, visti i numerosi convegni, incontri, show-case e mostre che hanno arricchito le sale di Villa Erba a Cernobbio.

 

Più che soffermarci sul programma della tre giorni, di cui potrete trovare più avanti qualche resoconto e qualche intervista, ci piace sottolineare il grande lavoro di collante messo in atto da Musica in rete, una realtà nata in provincia di Como e che certamente è stata il motore culturale, prima ancora che operativo, di tutta la kermesse. La punta dell’iceberg è stata il MOA, d’accordo, ma tutto parte da una semplice riflessione fatta dalla città di Como e dalla sua provincia qualche anno fa: “cosa abbiamo sul nostro territorio per i ragazzi o più in generale per chi vuole fare musica?” E da questa domanda si è partiti, si sono cercate le risposte, si è lavorato per creare contatti, capire quali scuole fossero operative, quali gli studi di registrazione e così via.

 

Una volta fatto il monitoraggio si è passati alla fase realizzativa e si sono aperte strutture che completassero l’offerta. Nel frattempo cresceva la voglia di mettere in rete anche le esperienze, complice anche una sana voglia di valorizzazione del territorio e delle sue risorse umane e ambientali. Attenzione però su questo punto. Ogni qualvolta in Lombardia si parla di “valorizzare il territorio” il rischio di fare demagogia leghista è fortissimo e se a questo ci aggiungete che siamo in una terra che di verde non ha solo i prati dei campi da golf, allora il rischio è sempre in agguato.

 

Non ci stancheremo mai di ricordare che nella musica, così come nel campo artistico in generale, dare dignità ai nuovi soggetti locali e alle specificità delle proprie tradizioni deve diventare prassi naturale. Quella capacità che la nostra società ha messo in atto per arrivare a globalizzare e a scovare musica in ogni parte del mondo, deve utilizzarla per ritrovare la forza e la volontà di ascoltare anche le voci del proprio territorio, senza che questo scandalizzi nessuno o che nessuno lo cavalchi per fini diversi. Un lavoro che i nostri nonni e padri hanno già fatto in tutte le salse e in tutte le zone d’Italia, ma che negli ultimi decenni era andato in parte perduto. Non ovunque, certo, basti pensare al grande lavoro fatto nel Salento e nel Gargano, in Campania, in Sicilia, in Sardegna, in Romagna, nel Piemonte occitano, in Friuli e in molte altre zone che hanno contribuito a non far morire questo aspetto.

 

E anche qui a Como e più in generale in Lombardia, questo lavoro è tornato prepotente da una decina d’anni e la zona del comasco - grazie anche al paziente lavoro di un’artista come Davide Van De Sfroos - ne è uno dei fulcri. Non parliamo di grande ricerca musicale, per carità, nessun Alan Lomax in giro per la Padania, solo che Davide scrive canzoni che partono dal suo vissuto e non ha fatto altro che utilizzare nelle sue canzoni il dialetto con cui parlava normalmente. Ma questo è bastato per farlo diventare “personaggio a cui tirare la giacchetta” dai politici di turno, che si ostinavano a dire che fosse una giacchetta verde e il buon Davide a fargli notare tutte le righe rosse di cui era intrisa e le sfumature che andavano dal blu al giallo.... Dopo i primi anni (davvero complicati in questo senso), Davide oggi ha dimostrato – con i fatti – che la sua voglia di “localismo” ha senso solo se riesce a farlo vivere nel resto d’Italia. Le sue collaborazioni con artisti calabresi, siciliani, svizzeri, sardi gli hanno fatto conquistare sul campo una stima che ha varcato ormai da un po’, e per molti chilometri, gli argini del Po.

 

E la scelta del MOA di mettere alla direzione artistica uno come Davide Van De Sfroos si è rivelata vincente, perché non solo ha curato nei minimi dettagli tutti gli aspetti artistici delle perfomance (ha gestito e creato duetti e jam session impensabili mettendo insieme Max Pezzali, Peppe Voltarelli, Fabio Treves, Fabio Milella, Frankie Hi-Nrg e Roberta Carrieri solo per citarne alcuni), ha tenuto incontri con molti ragazzi delle scuole, ha voluto al suo fianco Valerio Scanu e i Finley (quanto c’è di più distante da Davide?) così come Morgan e Roberto Vecchioni. E poi una decisa attenzione a nuove realtà musicali emergenti, creando una sezione in cui ascoltare i demo e laboratori per dare la possibilità al pubblico di conoscere meglio tecniche e musicisti, così come ha tenacemente voluto la mostra di strumenti antichi portata al MOA da Giordano Sangiorgi, factotum del MEI di Faenza. Insomma, un ruolo che ha saputo gestire al meglio confezionando un programma capace di tenere insieme più fasce d’età, stili, gusti e pulsioni linguistiche differenti.

 

A questo proposito, fra i tanti, ci permettiamo di segnalare l’incontro avvenuto venerdì 17, dal titolo “Lingue e dialetti in Italia: l’esperienza di Canti Randagi 2”. Un convegno curato da L’Isola della musica italiana, che ha visto interagire Paolo Jachia (stimato saggista e autore di decine e decine di libri sulla musica italiana) e Dario Zigiotto (una delle menti più fervide e preparate quando si tratta di confezionare progetti culturali che abbiamo alla base l’aspetto musicale), aiutati dalla messa in onda del Dvd Canti Randagi 2, il concerto che al Teatro Masini di Faenza durante il Mei 2009, ha visto salire sul palco tutta la schiera di artisti che in tredici dialetti diversi hanno rivisitato il repertorio di De Andrè, così come fece nel 1995 Canti Randagi 1. Un progetto questo (curato da Adele Di Palma, Andrea Del Favero e dallo stesso Dario Zigiotto), che si è dimostrato l’esempio migliore quando si vuole approcciare un argomento come questo. Tra le mostre, invece, citiamo almeno quella preparata dalla Fondazione, Gaber, che a Villa Erba ha portato una ventata di freschezza e di sana libertà artistica grazie a foto e filmati capaci di riportare tutta la potenza carismatica dell’artista milanese scomparso nel 2003.

A coordinare tutto il lavoro organizzativo di questa tre giorni è stata chiamata la Consel di Varese, un compito non facile viste le numerose location utilizzate (padiglioni della fiera, palchi interni, palchi esterni, sale degli incontri, concerto in piazza a Como, eccetera eccetera) e gli artisti/ospiti coinvolti, oltre alla comunicazione - istituzionale e non - da gestire (in questo ambito coadiuvati dall’ufficio stampa Parole e Dintorni). A rendere tutto più problematico il diluvio (non era semplice pioggia….) che nella giornata di sabato ha messo a dura prova i nervi di tutti.

 

Altra caratteristica che ha contraddistinto la prima edizione del MOA è stata quindi la capacità di coinvolgere più realtà sparse nel territorio. Come dicevamo non solo Villa Erba di Cernobbio, ma anche piazza Cavour di Como dove si svolto l’ultimo concerto, quello conclusivo di domenica sera, con una splendida performance di Donato Santoianni e di Nina Zilli, reduce quest’ultima da una stagione estiva lunga e carica di concerti sold out in tutta Italia.

 

Sempre a Como, si sono svolti poi due momenti suggestivi, diversi fra loro ma entrambi figli della voglia di tenere insieme ambiti differenti. Parliamo della finale del concorso di Guitar Hero, un videogioco così reale che ha creato eventi di culto in tutto il mondo per via della grande facilità con cui ci si può avvicinare (senza cioè essere chitarristi talentuosi), ma che permette di divertirsi anche a musicisti affermati e il più grande murales mai messo in scena in Italia, anzi nel mondo. Infatti, è riuscito il tentativo di batter questo strano record (strappato alla città greca di Corfù) di rappresentare su un telo unico centinaia di metri di graffito (per l’esattezza la misura ottenuta è 812 metri e 60 centimetri). Circa 600 ragazzi (ma anche qualche adulto….) armati di bombolette di ogni colore hanno dato vita ad un kermesse unica e che, tolto qualche disagio al traffico locale, lascerà un ricordo indelebile sulla città comasca.

Insomma, una tre giorni zeppa di eventi, incontri, di giovani e meno giovani che hanno trovato a Como e dintorni un momento di sintesi e di riflessione su come sia possibile intendere oggi la musica e di come fruirla, viverla.

MOA 2010: molte domande prese in carico e un primo tentativo di dare qualche risposta. L’augurio è che la prossima edizione faccia tesoro e risolva alcune lacune logistiche, ma sappia anche ripartire dalle solide fondamenta gettate quest’anno. Di giacche in giro per la fiera ne abbiamo viste molte, ma erano tutte colorate. Speriamo sia sempre più difficile, per chiunque, pensare di tirarle da una parte sola…

 

I nostri speciali:

 

Intervista a Fabio Treves  a cura di Rosario Pantaleo

Intervista a Francesco Buzzurro  a cura di Rosario Pantaleo

Concerto Davide Van De Sfroos and friends  a cura di Fabio Antonelli

Un sabato italiano: Jessica Brando, Dente, Calibro 35 e Morgan con Ensemble Symphony Orchestra  a cura di Daniela Giordani


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