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Bestiario d’amore, il lied moderno di Vinicio Capossela

Nel trentesimo anniversario della sua carriera il nuovo progetto discografico per La Cupa/Warner

Con Bestiario d'amore viene portato a compimento il viaggio nel medioevo fantastico iniziato con Ballate per uomini e bestie, uscito nel 2019

Quando la canzone non basta, ci vuole il lied. Quando il canto non serve perché conduce a morte certa per amor del suono, ci vuole il racconto. Vinicio Capossela persegue il motto che domina la sua opera da trent’anni: il massimo risultato con il massimo dello sforzo. Proprio come l’autore che prende a modello, con il Bestiario d’amore compie un passo ulteriore, va oltre se stesso per raccontare il sentimento che supera la vita e la guarda da lontano.

Cosmogonico postludio di Ballate per uomini e bestie, questo EP poggia magicamente sul fulcro poetico di Capossela: il parlare-per-immagini. In un’ottica di costante e grintosa rivendicazione della complessità, il cantautore pangermanico sviluppa il tema dell’ultimo disco in una mini-opera per orchestra, anzi, per orcaestra. Quella animata da Stefano Nanni, protagonista anche nelle Ballate: un gigante leviatano che inghiotte la vita e risputa emozioni. Attraverso la messa in musica del testo di Richard de Fournival, poeta, medico e scienziato del XIII secolo, Vinicio Capossela esplora ancora l’animale che dunque siamo, i nostri mostri interiori, che nel periodo dell’innamoramento allungano la nostra ombra per consentirci di raggiungere l’altro. Così il gallo, l’asino, il lupo, il grillo, il cigno, il cane, il serpente, la scimmia, il corvo, la donnola, l’aspide, il merlo, la sirena (geniale l’autocitazione melodica), la talpa, l’unicorno, la pernice, l’aquila, il drago, la volpe, la gazza, la balena, il pavone, il riccio, la rondine, l’idra e l’avvoltoio non sono altro che potenti allegorie dell’uomo innamorato, dei suoi desideri e delle sue paure.

Già, l’allegoria: al centro dell’opera di Fournival, e della rilettura di Capossela, c’è la figura retorica che più ha a che fare con le immagini, da Dante in giù. L’uomo ha sempre cercato il suo alter-ego e il suo conforto nel segno, nel colore, nell’animale. Quello vero e quello immaginario. Il sottobosco ferino è lo sfondo per una lunga lettera d’amore, che il cavaliere scrive come ultimo tentativo di esprimere i suoi sentimenti alla «signora» amata. Il massimo risultato (convincere l’amata a contraccambiare) con il massimo dello sforzo, la mascherata di carnevale.

Il cantautore, però, va oltre: oltre se stesso, perché gli animali del suo ultimo disco (e tutti quelli presenti negli altri, dal Corvo torvo al Pumminale) vivono una leggenda in più, e oltre il modello. Capossela pratica ciò che Fournival aveva bandito: far suonare le parole. Così la sua prosa si rinnova attraverso la magia della musica sinfonica. Il brano centrale dell’EP è accompagnato da un’overtura firmata da Stefano Nanni, Bestiis, e da due adattamenti di altri testi trobadorici, La lodoletta (da Can vei la lauzeta mover di Bernart de Ventadorn) e Canto all’alba (da Reis glorios di Giraut de Bornelh). Insomma «niente canzoni d’amore», niente lampi di tangenziale, ma un solo gigantesco specchio deformante, filtrato dalla lirica. Niente di nuovo per Capossela (si pensi all’operazione sui sonetti di Michelangelo), niente di immediato per chi ascolta.

Tutta la materia, vivida e inseparabile dal pacchetto grafico e iconografico che Capossela le ha costruito attorno grazie alle visioni di Elisa Seitzinger, compone un lied. Né più, né meno. Capossela è, da sempre, l’ultimo dei romantici. Quelli che nell’Ottocento accoppiavano la grande letteratura alla musica per aumentarne la potenza espressiva, da Schubert in su. L’ultimo di quelli per cui conta solo farsi trovare.  

Il tour è organizzato da International Music and Arts; qui a seguire le date confermate:

 

Link:
viniciocapossela.it
https://www.facebook.com/viniciocapossela/

 

 


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