ultime notizie

Nuovo singolo de La Scelta, un ...

  Dopo due anni d’attesa dal loro ultimo lavoro, lo splendido Colore Alieno, ritorna il gruppo La Scelta, una delle formazioni più interessanti del nostro panorama musicale. Le aspettative erano ...

Retrospettive, critiche e cronache

Premio Tenco 2010

Il report de L'Isola

“Anche quest’anno” siamo reduci dal Premio Tenco, ma già tale affermazione sottovaluta le dinamiche di un anno difficile, con una situazione politica e culturale particolare. Il Tenco non è una routine, non lo è mai stato. Non è scontata la sua esistenza, e quest’anno ci è stato gentilmente ricordato. Difatti per mancanza di gran parte degli usuali finanziamenti da parte delle istituzioni, la rassegna è stata messa in discussione, fino a quasi due mesi prima dei nastri di partenza. Giusto per dire che già esser qui oggi a commentare il Tenco è un piccolo privilegio. Per Sanremo, per il Club e i suoi amici, per gli spettatori e gli amanti della musica italiana.

Detto ciò, la stampa ha subito provveduto a contestualizzare di nuovo il Premio a dovere, con il tempo per polemiche (vedi il “caso” Sidoti), con gli incensi della vecchia guardia della canzone d’autore, e le solite accuse di “arcaicità” cantautorale. Insomma, non appena il Tenco è riuscito a salvarsi, è iniziato il solito teatrino della tentata gogna pubblica. Quest’anno come prima, più di prima.

L’aver percepito tanto precaria la sopravvivenza di un evento così prestigioso, ha portato alla luce una cinica domanda in tutti noi: “Ma il Tenco merita di sopravvivere?”

L’averlo visto in pericolo non ha destato un’indulgenza preoccupata, ma un desiderio di concreto bilancio sul monumento più importante della musica italiana (ovviamente assieme al suo speculare fratello maggiore, il Festival di Sanremo, ndr). Perché il Festival negli anni ha imparato a sopravvivere prescindendo dalla musica, dalla qualità, dalla coerenza, persino della dignità. Ma il Tenco no, è la controparte morale della cultura musicale italiana, nata non da un’intuizione imprenditoriale, ma da un gruppo di appassionati e amici che volevano omaggiare chi per la musica aveva perso persino la vita. Al Tenco quindi vita e musica si intrecciano, l’una dona sacralità e unicità all’altra. L’Ariston diventa un tempio con cui qualcuno tenta di porre un filtro ai mercanti, sembra che in pochi giorni si debba giocare il destino di un anno, vitale o musicale che sia. Per questo  è essenziale determinare il valore da dare a questi tre giorni di musica, bagordi, conferenze, brindisi, presentazioni, commemorazioni e ottimi vini.

Per tradizione il Tenco viene visto come il simbolo della conservazione, dell’accanimento su un genere (per quanto sia il più permeabile e influente della nostra storia musicale pop), quello della canzone d’autore. In realtà inizialmente non era neanche un genere, i cantautori “nascono” come una scelta d’autonomia, di responsabilità e di ambizione: il voler esser completi artefici della propria arte, scrivere di proprio pugno ogni sfumatura del proprio messaggio. Tuttavia nel bene e nel male in Italia l’innovazione nata proprio da Luigi Tenco, la scuola genovese e affini, è arrivata ad incarnarsi -così delimitandosi- in uno standard di cantautore ben preciso proveniente dall’olimpo dei grandi maestri degli anni ’70, scoperti e innalzati dal Club Tenco stesso. Il Premio si trova così da anni in una situazione delicata: salvaguardare i miti che genuinamente ha creato (e che il tempo ha dimostrato sempreverdi), e dall’altra “inventare” o almeno suggerire il futuro della musica italiana.

Molti habitués di Sanremo dicono che il Tenco ha una ricorrenza ciclica, alternando anni di scelte conservatrici ad annate rivoluzionarie: chi rimpiange i nonni (Guccini, Vecchioni, De André…), chi difende i padri (Capossela, Fabi, Bersani…) e chi promuove i contemporanei (incredibile il 2008 di Baustelle e Luci della centrale elettrica). Non è semplice tenere unite tutte queste anime, un pubblico trasversale e plurigenerazionale, ma il Tenco ogni anno ci prova, tentando di rimanere integro nelle sue posizioni senza farsi scavalcare dal presente.

Questa verrà ricordata come l’edizione “bifronte”, in cui si è cercata la sintesi tra le onde e i riflussi degli anni precedenti, nell’ardita impresa di unire il pubblico di Vasco Brondi e quello di Max Manfredi.

Dal voto della giuria erano uscite alcune delle Targhe Tenco più conservatrici di sempre, nomi come Carmen Consoli o Avion Travel che sarebbe stato idoneo veder premiati dieci anni fa, non nel 2010. E anche Piero Sidoti, se ha presentato un’opera di pregevole fattura, accompagnata da un’ottima esibizione incurante delle critiche ricevute, è sì uno “splendido quarantenne”, ma un po’ surreale come scelta di opera prima (i venticinquenni emergenti quanto dovranno aspettare per avere quella vetrina?) . Tali posizioni sono però state bilanciate dai vincitori dei Premi Tenco e dagli ospiti, tra i quali vi sono stati oltre alle presenze ad honorem (Capossela e Morgan), novità notevoli. Gli Amor Fou, già presenti nella cinquina finale per “album dell’anno”, si sono rivelati ambasciatori a Sanremo dell’indie di casa nostra, gli Skiantos sono riusciti a salire finalmente sul palco dell’Ariston dopo la bocciatura al festival di trent’anni fa (quello che poi fece trionfare i Decibel di Ruggeri, trent’anni dopo giudice a X Factor).

È stato l’anno del riconoscimento tardivo a gianCarlo Onorato, maestro apocrifo del rock italiano, che proprio in questa occasione ha presentato il nuovo album “Sangue Bianco”, splendente modello di matura autorialità moderna. Abbiamo potuto ammirare incantati le doti acerbe ma già straordinarie di Carlot-ta, promessa appena ventenne e già professionista di notevole tecnica vocale e pianistica. Ma soprattutto è avvenuta la sfida a colpi di chitarra e creatività di due anime-cardine del nuovo cantautorato italiano, Zibba e Brunori Sas, due modi quasi opposti di vedere e vivere la musica italiana, diverse le influenze, la presenza e l’attitudine, entrambi giovani artisti di razza che finalmente hanno trovato in questa occasione il giusto riconoscimento ad anni di live, tentativi, sudore e carriere in costante crescita.

Possiamo quindi concludere che il Tenco non ha “cambiato tutto per non cambiare”, ma è riuscito a riconoscersi pur sfidando il nuovo, ha ribadito difetti e vetero-snobismi, mantenendosi però aggrappato al presente. Un presente che dà ragione al Club, in un’epoca dove l’artista ritorna solitario a parlare “dei suoi guai” con il proprio strumento, in cui il testo, l’emotività, il rapporto intimo ma combattivo con il pubblico è tornato attuale ed indispensabile. È stata definita “la leva cantautorale degli anni zero”, la nuova corrente partita da Dente, Le Luci e alimentata da amabili rivoluzionari come Samuel Katarro e Dino Fumaretto,  pregiati antiquari come Piji e Pino Marino, fino ai personaggi imprendibili come Mannarino ed Ettore Giuradei .

Un connubio istintivo in cui la tradizione viene assorbita a piacimento per creare una nuova canzone d’autore mutante, che non ha più bisogno di definizioni e riferimenti, bella a prescindere da etichette e targhe.

Come il Tenco.                                                                                            

                                                                                       Alessio Zipoli

 

La cronaca da Sanremo

di Fabio Antonelli

Premio Tenco 2010: prima serata

Premio Tenco 2010: seconda serata

Premio tenco 2010: terza serata

 

 


Share |

0 commenti


Iscriviti al sito o accedi per inserire un commento