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Riparte Gong-oh! e L’Aquila con lei: ultime giornate

Rocksofia, il Premio Pigro, Andrea Scanzi e Giorgio Gaber, e la lezione di Roberto Vecchioni

La giornata di domenica si apre nell'incantevole cornice del Palazzo dei Nobili con la presentazione di Rocksofia, libro di Alessandro Alfieri.

Difficile racchiudere in poche frasi la meraviglia del poter ascoltare discorrere di Nirvana, Pearl Jam, Radiohead, Velvet Underground ed altri nomi del rock mondiale con una tale capacità di sintesi e storicizzazione. Verrebbe forse da chiedersi, cosa c'entra il rock in una Rassegna di canzone d'autore? La risposta è semplice quanto forse banale, non è il cosa ma è il come. Qui è l'approccio sociologico ad interessare, «il rock è uno strumento funzionale all'affermazione del se autentico, e perciò anche settore di sperimentazione espressiva», si legge nel retro di copertina. Sostituite al termine rock “canzone d'autore” e avrete il perché la presentazione del testo di Alfieri si è inserita alla perfezione nel programma del festival. 

Nel tardo pomeriggio è il ridotto del Teatro Comunale ad accoglierci ed aprire le porte agli 8 semifinalisti del Premio Pigro; crediamo sia importante riportare di seguito le parole con cui il Direttore Artistico Paolo Talanca ha introdotto gli artisti: «Quando abbiamo iniziato a pensare a questa Rassegna una delle cose di cui ero certo era il voler inserire nel programma un omaggio all'artista in assoluto più importante della nostra terra, Ivan Graziani, perciò ho chiamato Anna (Bischi Graziani, nella foto sopra) e le ho chiesto di fare qui le semifinali del Premio a lui dedicato. Troppo spesso ci dimentichiamo della grandezza di Ivan, l'unico artista italiano a rendere complementare il suo essere cantautore con lo straordinario approccio rock che aveva da virtuoso della chitarra». Le 8 proposte, variegate per qualità ed approcci musicali, hanno visto vincere Francesco Pezzopane; la finale avrà luogo nella settimana del Festival di Sanremo nella sala del Palafiori dedicata proprio al cantautore teramano.

Se nel pomeriggio abbiamo attraversato l'opera di Graziani, la serata è tutta dedicata a Giorgio Gaber, nelle parole di Andrea Scanzi. Da egregio narratore quale è, in uno spettacolo ormai rodato da anni di repliche, ha riportato l'anima di quel gigante di Gaber senza nessuna inutile retorica; appoggiandosi alla cronologia degli spettacoli di Gaber-Luporini ha mostrato, e dimostrato, quanto la coerenza dell'artista milanese non è mai stata staticità e ritrosia al cambiamento, anzi, e che tutto ciò che ha fatto e portato in scena è difficilmente incasellabile in quelle categorie fin troppo abusate del teatro politico prima, o del nichilismo disilluso poi. Gaber aveva l'innata grandezza di saper stare nel proprio tempo, stanandone meschinità e piccolezze senza perdere lo slancio innato dell'Uomo al volo, e di stare contemporaneamente anche parecchi passi avanti. Scanzi è abile, in pause, respiri, nella scenografia scarna di una sedia e una luce, nella voce di chi sa trasmettere, con estremo rispetto ma nel pieno di una passione visibile e tangibile, l'arte e la vita di un artista straordinario.

Lunedì mattina finalmente esce il sole dopo giorni di pioggia, e la Rassegna vede il suo apice e la sua chiusura con una lectio magistralis di Roberto Vecchioni sul tema della “geometria della felicità”, nell'aula magna dell'Università de L'Aquila. Questi quattro giorni non potevano terminare in un luogo differente, lì tra i ragazzi che portano nelle mani i giorni futuri di quella terra e la sua rinascita (la sua ripartenza, appunto), e con il solo che poteva dar loro – a suon di parole appassionate e narrazioni – il senso profondo del bisogno di quel rimettersi in cammino. Il Professor Vecchioni apre un'ora e mezza di racconto da Prometeo, e per farlo sale su un tavolino, come un moderno Professor Keating de L'attimo fuggente, e si spoglia a torso nudo. Perché Prometeo è messo al bando, punito e incatenato e così Vecchioni ci entra dentro per mostrarne teatralmente la sofferenza. «Nessuno è libero se non è padrone di se stesso» parte da qui un fiume in piena che si concluderà con Edipo, chiamato da Dio alla morte dopo una vita di sofferenza e dolore, e alle lacrime disperate della figlia Antigone Edipo risponde con la sola parola che vale la pena sempre, e per sempre, pronunciare: Amore.

In mezzo c'è così tanto, c'è il dolore che è vita anch'esso e va affrontato e battuto; c'è il tempo orizzontale che non vale più, per cui una cosa passata e persa ci lascia sofferenze e ricordi inutili e il futuro è solo ansia irrisolvibile, e un tempo invece verticale, quello sì, che come una colonna racchiude tutto, tutto quello che sono e sono stato, tutti quelli che ho amato ed amerò, tutti gli sbagli e i bivi dove ho scelto quella strada e non un'altra, è tutto lì con me, assieme a me nell'esatto presente in cui io sono, esisto. C'è la vita che va sempre allargata e mai ristretta, stringere rimpicciolire ripiegarsi non è vivere, ci dice con passione Vecchioni, bisogna ampliarsi, aprirsi, anche se questo presuppone il rischio, insito nello stesso movimento, di ricevere fregature, dolore, ferite, ma non importa...se l'infelicità in fondo è solo l'assoluta certezza e dimostrazione che anche l’altra faccia della medaglia, e quindi la felicità, esiste. Esiste e ci segue, come se noi camminassimo lungo la nostra strada e lei in un bosco poco distante e tra un albero e l'altro si mostrasse ai nostri occhi, come fa la luce del sole quando filtra tra i rami. E allora se l'abbiamo vista, toccata, accarezzata in un altro tempo, cosa ci dice che, anche se ora si nasconde ed è lontana, non possa tornare solo qualche passo più in là?

Torniamo a casa, chi a Chieti (Marco), chi a Napoli (Leonardo), chi verso Roma (io). L'Aquila non è lontana, da dieci anni ormai le si vuole un po' più bene e vedere le sue strade, i suoi teatri, i suoi palazzi di nuovo prendere vita, di parole e canzoni riempiendosi di Tenco, Battisti, Gaber, Vecchioni, tiene accesa una luce che difficilmente si affievolirà. Gong-oh! è ripartito, ha riacceso i motori, starà anche a noi dare legna e soffiare sul suo fuoco. 

 

La prima parte a firma di Marco Di Pasquale (venerdì 15):

http://www.lisolachenoncera.it/rivista/primi_piani/venerdi-15-novembre-luigi-tenco-francesco-baccini/ 

La seconda parte a firma di Leonardo Pascucci (sabato 16):

http://www.lisolachenoncera.it/rivista/primi_piani/queen-in-rocks-lo-storico-incontro-tra-mogol-e-il/

 

Foto di Domenico Gualtieri


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