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Sponz Fest 2018

Salvagg' - Salvataggi dalla mansuetudine

L'animale ci guarda e noi siamo nudi davanti a lui. E pensare comincia forse proprio da qui. (Jacque Derrida, L'animale che dunque sono)

In una tropicale mattina di fine luglio la Società Nazionale Dante Alighieri di Roma ha ospitato la presentazione della sesta edizione dello Sponz Fest, «festa multi (in)disciplinare» ideata e diretta artisticamente da Vinicio Capossela, che quest'anno dedica la settimana dal 21 al 26 agosto al doppio tema Salvagg' – Salvataggi dalla mansuetudine. Con lui nell'elegante cornice romana il Direttore organizzativo Franco Bassi, il Presidente dell'Associazione Sponziamoci Michele Maffucci, la curatrice della Libera Università per Ripetenti Rita La Bruna, la rappresentante della sezione SponzArti Daniela De Angelis e la coordinatrice delle attività del popolo Mapuche Sara Chiarostergi Picchio.

Partiamo proprio dai Mapuche, "popolo della terra". Per le vie di Calitri (paese irpino che ospita lo Sponz assieme a Cairano, Lacedonia, Morra De Sanctis, Sant'Angelo dei Lombardi e Villamaina) sventoleranno le bandiere colorate di questi amerindi protettori della Patagonia, mai conquistati dagli spagnoli, che porteranno nella grande festa del ricreo la propria cultura in un grande rito di salvazione dall'ammansimento. È questo il primo filo del doppio tema: il distacco da questa «peste contemporanea» a cui ci educhiamo sotto ricatto, gettando nel dimenticatoio la comunità. Lo Sponz, ri-creando una comunità vera (e non virtuale) in luoghi che proprio l'uomo ha abbandonato preferendogli la velocità, punta a disgregare le rovine dell'abitudine, a cominciare dal concetto di tempo. Nella settimana di festa si può cercare il tempo perduto nella mestizia quotidiana, condividere la propria vita e ri-conoscere quella degli altri, in fraternità, base sostanziale per l'uguaglianza e la libertà. Tutti valori che in tempi idiocratici rischiano di andare a farsi benedire.

Per salvarsi dalla mansuetudine lo Sponz Fest 2018 si rifugia nella selvatichezza, nella nostra anima altra, nella nostra essenza animalesca, selvaggia. L'animale d'altronde sta già nel nome della terra dello Sponz, l'Irpinia, che viene da hirpos (lupo) o da hircos (capro) nella lingua osco sannita. Animali non mansueti, mentre noi siamo ormai separati da quella parte selvatica che l'accademico francese Jacques Derrida faceva coincidere proprio con l'inizio del pensiero. Il centro nevralgico sarà la selva, simbolo dell'epopea dantesca che nel mito popolare diventa la Cùpa, parte bassa, zona d'ombra dove nascono le bestie e le creature ctonie. Così anche il concerto finale, ormai tradizione, per salvarsi da norme opprimenti si inselvatichisce: il 25 agosto Capossela celebrerà l'ultima notte nel luogo principe dell'immaginario da cui sono nate le canzoni del suo ultimo disco, in fondo a un sentiero alle radici del paese. Il cantautore sarà accompagnato da Mimmo Borrelli, che ha scritto un'opera teatrale in 2500 versi intitolata La Cupa, fabbula di un omo che divinne albero. Due Cùpe 'nta la Cùpa (la foto qui in alto di Giuseppe Di Maio è tratta dal concerto finale dell'edizione 2016).

Nei giorni che precedono la dissipazione finale gli ospiti sono di grande rilievo: il 21 agosto si consumerà un grande omaggio ad Antonio Infantino con Ago Trance, i Tarantolati di Tricarico e Daniele Sepe; il 22 Angelo Branduardi suonerà in fondo alla Cùpa con un ensemble di musica antica guidato da Giovannangelo De Gennaro; il 23 Teho Teardo ( qui a destra nella foto di Elia Falschi) presenterà Music for Wilder Mann, spettacolo nato da un altro fulcro immaginifico dello Sponz 2018, il volume del fotografo francese Charles Fréger Wilder Mann, la figura dell'uomo selvaggio; il 24 tornerà allo Sponz l'ex CCCP e CSI Massimo Zamboni (ospite dell'edizione 2017), mentre nella piena notte del 25 agosto comparirà il misterioso polistrumentista Vurro, spagnolo dal cranio di vacca. La chiusura verrà ospitata dall'incantevole Abbazia del Goleto a Sant'Angelo dei Lombardi con il Requiem per animali immaginari diretto dal compositore Stefano Nanni, che ha accompagnato Capossela nel tour dell'Orcaestra. A questi eventi tematici sarà affiancato il tema primordiale dello Sponz, la musica da ballo e da sposalizio, che vedrà il ballodromo come teatro centrale per tutta la settimana.

Lo Sponz Fest crea sempre un nuovo immaginario e mescola le arti in modo unico e attento, rendendo merito a una terra schiacciata dal tempo e dal malaffare. Così è coerente al tema anche il programma della sezione SponzArti, diretta da Mariangela Capossela, articolato nel titolo Selvaggio, io o tu? che gioca sulla doppia valenza cromatica del termine per analizzare il rapporto con l'altro-da-sé; la Libera Università per Ripetenti, giunta alla seconda edizione, si concentrerà invece sulla restanza, antropologicamente opposta allo spaesamento. Allo Sponz 2018 saremo messi di fronte alla nostra anima da «buon selvaggio», per dirla con Rousseau: eravamo selvaggi, siamo diventati bestie col rapporto morboso tra tempo e denaro, con l'affezione alla virtualità, con la cessione della possibilità. Per restare umani, dobbiamo riscoprirci salvaggi. Il tema pare proprio ben definito, protetto dalla massima di Leonardo Da Vinci «salvatico è colui che si salva»: una gigante celebrazione di tutti i lati dell'uomo, che Capossela come Silvano Agosti farebbe patrimonio dell'umanità; una celebrazione politica, perché «non c'è niente di più politico che essere umani».

 

 


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