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Disco d'esordio per Mantovani, nove brani tra rock e ballate. Ascolta l'album 'Sogni Lucidi' in anteprima

Sognare lucidamente si può?

Alla produzione anche Andrea Viti e Silvia Alfei

È da molti anni che Marco Mantovani (in arte solo Mantovani), milanese, si muove per studi di registrazione e palchi, incamerando esperienze e collaborazioni che ora trovano la quadratura del cerchio nel suo disco d’esordio. Sogni Lucidi il titolo scelto e nei due termini è già racchiuso il senso di tutto il lavoro.

Forse chiamarlo “concept album” è troppo, ma di sicuro la voglia di tenere uniti i brani con un unico filo conduttore c’è ed è perseguita con forza, quella forza lucida di lasciarsi andare alla propria immaginazione, proprio come si faceva da bambini, senza troppi filtri. Una spinta creativa che ha trovato in Andrea Viti il compagno di viaggio ideale (Andrea è un talentuoso bassista per molti anni a fianco degli Afterhours, ma anche protagonista di moltissime produzioni e collaborazioni con artisti – per parlare solo degli ultimi anni - come Alice, Roberta Di Lorenzo, Marco Iacampo o Luca Gemma, artista con cui ha collaborato fin dal suo esordio, nello splendido album ‘Saluti da Venus’).

Le canzoni si fanno ascoltare più volte senza mai stancare e lasciateci dire che non sempre nelle Opere Prime questo accade. Musicalmente troviamo brani che virano al rock, un rock moderno e arrangiato con gusto anche se in Senza te, peraltro il brano più bello a nostro parere, gli echi di Manuel Agnelli sono fin troppo evidenti, ma vogliamo pensarla come una citazione sottotraccia che vale come riconoscimento al grande lavoro che il gruppo milanese ha fatto negli anni per sdoganare la musica rock cantata in italiano. Questo a dire che invece una delle cose che più colpisce di Mantovani è proprio la voce e se escludiamo appunto la seconda traccia appena citata, quel che esce è un artista intonato, con una voce potente e capace di toccare sfumature anche più morbide nei brani che portano l’ascolto verso territori vicini alla ballate di stile anglosassone.
Difficile comunque collocare in un genere preciso questo nuovo artista (e perché mai dovremmo?) e quel che emerge è una capacità di unire la classica forma canzone con un sound fresco e personale. Mantovani non rinuncia alla ricerca di una linea melodica nei suoi brani, anzi, ma come dicevamo prima ha l’accortezza di non farsi ingabbiare nella ripetitività di un solo stile ma colora i brani con arrangiamenti ricchi e diversificati che rifuggono l’ovvietà.

Le indicazioni che l’artista fornisce per raccontare come nasce questo album parlano di un grande lavoro di gruppo, con poche sovraincisioni, con momenti di registrazione condivisi per larga parte. Un sapore quasi vintage, almeno nello spirito che legava nei decenni scorsi un artista ai suoi musicisti (tra gli altri, oltre ad Andrea Viti al basso, Marco Confalonieri al piano/tastiere, Alex Canella alla batteria, Fabio Mercuri ad affiancare Mantovani alle chitarre). Questo fa ben sperare in una forte coesione nella parte live che dovrebbe dare al disco un tiro ancora più rock. Un suono rock comunque ben bilanciato dalla scrittura di Mantovani, che nei suoi pezzi potrà anche ascoltare sirene che arrivano da oltreoceano o da oltremanica, ma il cuore pensante e pulsante ci pare proprio che navighi sotto le guglie del Duomo.  Buone nuove quindi per la musica italiana, che mai come in questo momento ha bisogno di un pop/rock raffinato capace di tenere uniti due concetti semplici: qualità e una fruibilità capace di arrivare ad un pubblico ampio. Un sogno? Forse, ma vogliamo credere che se sogno deve essere che sia almeno lucido. Mantovani docet.

Clicca qui sotto per ascoltare in anteprima tutto l’album

w.soundcloud.com/player/ 

https://www.facebook.com/MantovaniPaginaUfficiale/?fref=ts

 


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