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Nagual

A glass full of karma

I primi vagiti del collettivo lombardo dei Nagual risalgono al 2006. Inizialmente, come quartetto, si fanno  le ossa con repertori di rock-covers. Dopo appena un biennio contemplano le prime creature inedite che raggruppano, successivamente, nel debut-album Tat Tvam Asi.  L’idea di  aggiungere un tastierista delinea la definitiva line-up in quintetto per uscire, ora, col nuovo album A glass full of karma, suggeritore di equilibri interni e promotore di scoperte cognitive che esulano anche dal razionale, in un percorso che si dimostra interessante a primo acchito, sintonizzandosi sull’effetto “diluito” della titletrack, che fa gli onori di casa spalancando aria di mistery-rock. 

Kalsarikannit sono cinque minuti (quasi) strumentali di lugubra matrice prog-grunge, che sfida l’orecchio in un duello al confine dell’incubo, mentre ha risolutezza vendere il video-single Above the clouds che apparecchia un desco di rock Zeppeliniano, plasmato con pertinente maestria ed è, comunque, un brano da apprezzare per i suoi filosofici risvolti testuali. Invece, la mestizia regna in Sea of darkness in un “mare d’oscurità” che cerca, tuttavia, di stemperare il clima con sortite di misurata grinta per non involgarire il mood tematico della perdita. Il placido incedere di Ozymandias s’inserisce bene in un percorso serioso per staccare l’impegno sonoro su àmbiti più fluenti benché non adombrino mai tematiche di peso. Uno dei vertici preferenziali lo raggiungono col tessuto coriaceo di Upside down, in un classic hard-rock di matrice internazionale, con un finale che sembra suggerito da certe divagazioni Floydiane, mentre torna prepotente il ruggito grunge in Satori in sonora, con un bel riff autoritario che serpeggia nelle viscere di un brano meritevole d’attenzione.

E per chiudere cosa s’inventano i Nagual? Un elegante calice di ballad rock-fusion che si scola con piacevole fluidità, nella quale non mancano passionali spinte vocali, per poi cedere l’espressione alla lunga e suggestiva coda strumentale. A glass full of karma è quindi un’opera vietata ai superficiali, poiché il pragmatismo non è di casa Nagual ed è confortante che, ogni tanto, qualcuno spinga le argomentazioni più in profondità e cerchi di stanare più segreti all’anima e al meccanismo cerebrale. Anche perché, finché si tratta di tutto ciò che si afferra col cosiddetto “Tonal” può essere alla nostra portata, ma quando a questo si contrappone  il “Nagual” (entrando nel fascino dell’inesplicabile intellettivo), ecco che simili album almeno estendono  l’humus conoscitivo oltre il nostro giardinetto neuronico fin qui innaffiato. Insomma, qualcosa di impalpabile ma dall’insolito impatto totemico: in cultura veritas.

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In dettaglio

  • Anno: 2020
  • Durata: 43:05
  • Etichetta: Orzorockmusic

Elenco delle tracce

01.  A glass full of karma
02. Kalsarikannit
03.  Above the clouds
04.  Sea of darkness
05. Ozymandias
06. Upside down
07. Satori in sonora
08. Crucify

Brani migliori

  1. Upside down
  2. Satori in sonora
  3. Upside down Satori in sonora Above the clouds

Musicisti

Luca Sabia: voce, chitarra - Vittorio Dodi: chitarra - Giulio Armanetti: basso - Claudio Bianchi: batteria OSPITI: Mauro Mugiati: tastiere - Monica Sardella: voce - Alberto Callegari: basso